L'iniziativa

Picolet, capi di seconda mano per bimbi: il “riciclo” di qualità che fa bene all’ambiente e al sociale

Federica Pasquini, 34enne bergamasca, e Miriana Iacobelli, 28enne di Roma, hanno reso moderna e più sostenibile una pratica sempre esistita: il passaggio di abiti, giochi e libri da un bimbo all'altro. E con le donazioni sostengono due fondazioni benefiche

Bonate Sopra. L’idea, come molte ultimamente, è nata durante il primo lockdown: rendere attuale, e più moderna, l’antica pratica del “passaggio” di vestiti, giochi o libri non più utilizzabili da un bambino a un altro, combattendo così in modo concreto lo spreco e salvaguardando di conseguenza l’ambiente.

È da questa intuizione che nasce “picolet”, un portale e-commerce che propone soprattutto abiti di qualità di seconda mano destinati ai più piccoli, prodotti da brand che si distinguono per il prestigio dei materiali utilizzati e per la politica ecosostenibile.

L’iniziativa, che ha poco più di un mese di vita, è stata voluta fortemente da due giovani intraprendenti: Federica Pasquini, 34enne originaria delle Ghiaie di Bonate Sopra, e Miriana Iacobelli, 28enne romana.

Un’intesa a prima vista la loro, dopo l’incontro nella Capitale, dove entrambe vivono e lavorano rispettivamente come responsabile Comunicazione e Marketing in una società di mediazione creditizia e insegnante di scuola materna: “Non è stato bello passare la primavera del 2020 chiusa in casa e lontana dalla mia famiglia, sapendo ciò che stava vivendo la mia Bergamo – racconta Pasquini – Ho passato notti insonni, durante le quali il mio cervello non si è mai fermato e ha maturato la voglia di non farsi trascinare nel caos, fermarsi e cercare una rinascita”.

Una parola, rinascita, che è esemplificativa del progetto picolet: “Ridare nuova vita a capi usati significa innanzitutto limitare l’impatto ambientale dovuto alla produzione del nuovo – continua la 34enne bergamasca – Per i più piccoli è davvero un peccato, perché si fa fatica a definire ‘usati’ certi vestiti. Prima di partire abbiamo fatto un’indagine di mercato e in Italia non esisteva nulla del genere: così ci siamo buttate, facendo tutto da sole, sito compreso. Ciò che ci distingue è il fatto di dare un servizio, più che di essere un classico portale di compravendita: tutto passa da noi, che certifichiamo la qualità sostenibile dei capi”.

L’attenzione all’ambiente è il filo conduttore: i capi proposti vengono infatti accettati solo se accompagnati da un’etichetta che ne documenti la completa sostenibilità, a partire dai materiali, 100% naturali o nuovi filati bio, e anche il packaging è interamente ecosostenibile, dalle confezioni ai nastri che le sigillano.

Federica pasquini picolet

La preferenza va prevalentemente al Made in Italy: “Abbiamo anche brand già conosciuti, ma anche altri che lo sono molto meno, prodotti però con rigidi criteri di sostenibilità – spiega ancora Pasquini – Per noi la priorità è la qualità dei materiali, che viene prima della riconoscibilità del marchio: vogliamo anche rilanciare il mercato tessile italiano, facendo comprendere il motivo che sta dietro a un prezzo più alto. Spesso ciò che costa meno al cliente, ha costi maggiori in termini di impatto ambientale e sociale”.

Un’ultima, ma non meno importante, accortezza è quella della sanificazione degli abiti usati, tramite una procedura naturale con vapore secco oltre i 190 gradi che consente di eliminare qualsiasi virus o batterio senza utilizzare prodotti chimici.

Il sito è ufficialmente online dal 22 settembre e fisiologicamente avrà bisogno di un po’ di tempo per popolarsi: la prima sezione a partire è stata quella dove trovano posto capi unici e nuovi appartenenti a vecchie collezioni, acquistati direttamente dalle case produttrici, mentre il vero core business dell’iniziativa è il negozio “Second hand”, nel quale mamme e papà possono usare la piattaforma per vendere in contovendita vestiti, libri e giochi.

Per facilitare l’operazione ci saranno anche delle sottosezioni chiamate “L’armadio di…”, dove verranno raccolti tutti gli oggetti appartenuti a uno stesso bambino, per facilitare la ricerca nel caso in cui si riscontrino gusti personali simili tra chi vende e chi acquista.

C’è anche spazio per la solidarietà, perché gli utenti possono anche decidere di donare nella sezione “Il cuore di picolet”: il ricavato dalla vendita di questi abiti andrà a supportare le attività di due fondazioni benefiche che hanno deciso di abbracciare il progetto e con le quali in futuro potrebbero essere organizzati eventi di raccolta.

Si tratta della Fondazione Heal, che finanzia progetti di ricerca che supportano il lavoro di medici e ricercatori impegnati nella lotta contro i tumori cerebrali in età pediatrica, e de “I bambini delle fate”, onlus che si occupa di assicurare sostegno economico a progetti e percorsi di inclusione sociale gestiti da partner locali a beneficio di famiglie con autismo e altre disabilità.

“Il nostro progetto si fonda su un’idea molto romantica – conclude Pasquini – Il passaggio di vestiti in ambito familiare è una cosa che si fa da sempre e noi vorremmo ampliare questo gesto di generosità e condivisione di storie personali: ciò che per qualcuno è ormai inutile, per altri può essere molto prezioso”.

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