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G20, pochi accordi tra i grandi sull'ambiente: niente trionfalismi, please - BergamoNews
Lo sguardo di beppe

G20, pochi accordi tra i grandi sull’ambiente: niente trionfalismi, please

Il problema sta nel fatto che la maggior parte dei cittadini del globo hanno compreso la necessità di un’inversione di marcia; ma anche i cosiddetti “grandi”, l’avranno recepita?

È terminata la riunione dei grandi della terra senza che in termini sostanziali, si sia raggiunto qualche risultato concreto per ciò che concerne lo stato del pianeta. Qualche accordo commerciale che certamente non va sottovalutato, ma nulla che giustifichi i toni trionfalistici con i quali il presidente del Consiglio Mario Draghi ha chiuso i lavori.

Assistiamo agli ennesimi rinvii, alla coniugazione dei verbi al futuro, ma in buona sostanza, i risultati, se li osserviamo dal punto di vista della salvaguardia del pianeta, saranno delegati a “ulteriori stanziamenti, a ulteriori…” etc.

Ma il tempo continua a scorrere e a mostrarci un presente nel quale la parola più utilizzata è devastazione. Cataclismi, cicloni, uragani, un tempo fenomeni rari, oggi riempiono le prime pagine dei giornali. Lo stato di crisi è ormai dichiarato a tutte le latitudini, ma questo sembra non impressionare abbastanza i grandi della Terra, alcuni dei quali non si sono nemmeno presentati al tavolo delle discussioni, nel timore di essere costretti a dissentire al fine di guadagnare ulteriore tempo per inquinare. Commentavo in quella deprimente vetrina che è diventata Facebook, nella quale resisto per misurare gli argomenti, in maggioranza ormai espressi in modo a-scientifico da tutti coloro che si oppongono ai vaccini, al green pass, alla rotondità del globo e così via, condensando in una breve frase lo sconforto che, probabilmente, ha preso tutte le persone ragionevoli: “Penso a quanto piccoli sono i ‘grandi’ del mondo. Sono riusciti a trasformare in una costosa scampagnata il G20 promosso dall’Italia. Tristezza”.

Ora ha preso il via la grande riunione di Glasgow dove si dibatterà nuovamente il problema del riscaldamento della terra e delle conseguenze disastrose di questo fenomeno dovute all’inquinamento. Le colture, i prodotti del suolo e la salute e sicurezza di miliardi di abitanti del pianeta che necessita di una grande maschera d’ossigeno per purificare il suo respiro, non possono avere ulteriori deroghe e ritardi.

Qualcuno pianta alberi per purificare l’aria e qualcuno permette che il polmone verde del mondo, la foresta amazzonica, venga aggredita e derubata di milioni di alberi, il che costituisce una delle componenti dello squasso che la terra ormai da decenni subisce. E pensate un po’, da noi ad una delle persone che permette questo e che ha gestito il problema Covid in modo disastroso, viene conferita la cittadinanza onoraria di un paese che non voglio nemmeno nominare. In patria il personaggio è sotto accusa e da noi è glorificato.

Siamo davvero un popolo strano, con concetti riguardanti la democrazia ormai deformati nella testa di poche centinaia di migliaia di persone, per fortuna. Il negazionismo è diventato una moda, per fortuna circoscritta, ma da tenere sotto controllo, onde evitare che il modo di pensare e di agire di una minoranza danneggi seriamente la stragrande maggioranza dei cittadini che vorrebbero tornare nel minor tempo possibile ad una vita normale, pur se la prudenza imporrà precauzioni che, tutto sommato, son poca cosa se rapportate ai danni che inquinamento e virus possono provocare alla vita dei cittadini e di conseguenza a tutte le attività commerciali e industriali.

Credo inutile ribadire che se non verranno presi provvedimenti nel breve periodo, atti a rallentare il degrado del pianeta, sarà sempre più devastante la reazione della natura nei confronti dell’uomo che la sta modificando e piegando irresponsabilmente a suo uso e consumo. Ma se questo non avverrà, ci dovremo abituare all’idea di essere seduti su una bomba che potrà esplodere colpendo chiunque senza preavviso e continueremo la folle corsa alla desertificazione di vaste aree del mondo, con tutte le gravi conseguenze che ne deriveranno.

Il problema sta nel fatto che la maggior parte dei cittadini del globo hanno compreso la necessità di un’inversione di marcia; ma anche i cosiddetti “grandi”, l’avranno recepita? Dobbiamo sperarlo, anche se i fatti ci dimostrano che una parte non indifferente di loro tende a pensare che ci sia ancora molto tempo a disposizione per rimediare ai danni inflitti a madre terra.

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