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“Halloween Kills”: Jamie Lee Curtis protagonista di un incubo durato quarant'anni - BergamoNews

Cinema

La recensione

“Halloween Kills”: Jamie Lee Curtis protagonista di un incubo durato quarant’anni

Nel 2018 Michael Myers non è morto, come invece credevano i protagonisti, ma è sopravvissuto all'incendio dell'abitazione in cui era stato intrappolato e ora, affamato di sangue, è deciso a tornare nell'abitazione dove tutto è iniziato

Titolo originale: Halloween Kills
Regia: David Gordon Green
Durata: 105’
Genere: Horror, thriller
Interpreti: Judy Greer, Anthony Michael Hall, Jamie Lee Curtis, Kyle Richards, Andi Matichak
Programmazione: Cinema
Valutazione IMDB: 5.8

“Halloween Kills”

Siamo nel 2018 a Haddonfield, nello stato dell’Illinois: dopo un violento scontro con il mostruoso killer mascherato Michael Myers (Nick Castle / James Jude Courtney), Laurie Strode (Jamie Lee Curtis), sua figlia Karen (Judy Greer) e la nipote Allyson (Anni Matichak) riescono a rinchiudere l’uomo nel seminterrato di casa, dando poi fuoco allo stabile per avere la certezza che il loro incubo possa terminare. Le tre fuggono ma, ahiloro, alcuni vigili del fuoco si recano sul posto per domare le fiamme e involontariamente salvano Myers che, inebriato da tutta la violenza e la distruzione che lo circondano, massacra immediatamente i pompieri e una coppia di vicini di casa di Laurie. Dopo aver scoperto che il killer è sopravvissuto, le tre donne e tutto il paesino inizieranno ad armarsi per porre fine ad un incubo che va avanti dal lontano 1978.

Dodicesimo capitolo della serie di Halloween e sequel di “Halloween” del 2018, “Halloween Kills” è un horror presentato alla Mostra internazionale del Cinema di Venezia e avente come protagonista il folle e spietato assassino Michael Myers. Iniziata nel 1978 con il mitico “Halloween – La notte delle streghe” di John Carpenter e capostipite del genere slasher, la serie sta proseguendo grazie ad una nuova trilogia che si concluderà nel 2022 con il film “Halloween Ends”.

Stravolgendo il finale mostrato nel capitolo precedente ed espandendo la narrazione grazie al coinvolgimento dell’intera cittadina al centro degli Stati Uniti, il regista David Gordon Green racconta una storia cupa, inquietante ed estremamente truculenta, rendendo onore alla più pura tradizione slasher che negli anni ha fatto la fortuna di Carpenter. Oltre al richiamo del passato, va però sottolineato come la pellicola modernizzi i temi fin lì portati in scena, lasciando grande spazio a riflessioni sulla malvagità umana e sul Male descritto in senso lato. Se infatti Myers rappresenta in un certo senso un male puro, disinteressato e finalizzato solo a generarne altro, quello della gente sarà invece un sentimento che, seppur giustificato, mostra una genesi ben più violenta, rancorosa e vendicativa, lasciando spesso intravedere piccole allegorie sulla società moderna.

Mostrando dei personaggi spesso più vicini a John Wick (soprattutto per le tre protagoniste) che al canonico individuo pavido di una pellicola horror, Green non si tira mai indietro quando c’è bisogno di mostrare in modo esplicito massacri di ogni genere, sfruttando al massimo le potenzialità del settantenne Nick Castle, interprete originario di Myers romanticamente fuso con il Male che sta interpretando; esaltato a più riprese da una fotografia che, nella penombra della notte, restituisce uno sgomento da volta stomaco.

Battuta migliore: “Il male muore stanotte!”

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