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Il portale che raduna le attività anti green pass: decine quelle bergamasche iscritte - BergamoNews
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Il portale che raduna le attività anti green pass: decine quelle bergamasche iscritte

In provincia sono quasi una trentina gli aderenti all'Animap, il sito dei "professionisti non discriminatori": osteopati, naturopati, ma anche baristi, titolari di aziende agricole, centri estetici e yoga, studi grafici, di tatuaggi e architettura

I più contrari sono gli osteopati. Ma sul portale delle attività anti Green Pass si trovano anche baristi, titolari di aziende agricole, centri estetici e yoga, grafici, tatuatori, architetti. In provincia di Bergamo se ne contano quasi una trentina, registrati sul sito Animap.it: il “portale dei professionisti non discriminatori”, così si definisce.

“A causa del ‘Corona’ (virus, ndr) e della gestione politica di questa crisi – riporta testualmente il sito – stanno nascendo divisioni sempre più profonde nella popolazione. Con il passaporto vaccinale, coloro che rifiuteranno questo siero sperimentale per il Covid-19 verranno penalizzati ed esclusi. La risposta a questa imminente apartheid è l’Animap”. Insomma, le solite argomentazioni tipiche della galassia no-vax.

Chi registra la propria azienda sul portale, compilando un modulo online promette di trattare i suoi clienti “allo stesso modo – si legge – senza restrizioni anticostituzionali, rispettando la loro dignità e libertà”. In ogni caso, rinuncia “all’obbligo di mostrare un Green Pass”. Esponendosi a tutte le conseguenze del caso, sanzioni comprese.

In tutta Italia sono circa 1.300 le attività registrate. In Bergamasca, le figure professionali che sembrano più riconoscersi in questa linea sono appunto gli osteopati: uno esercita la professione ad Albino, uno a Treviglio, uno a Mozzo e un altro ad Arcene. Ci sono poi la naturopata di Carobbio degli Angeli e l’arteterapeuta di Martinengo, uno studio di massofisioterapia a Ponte San Pietro e un altro di tatuaggi a Osio Sopra, un centro benessere a Dalmine, una gastronomia di Canonica d’Adda, una fattoria didattica a San Giovanni Bianco, un bar di Colzate e altre attività ancora. Anche un autonoleggio di Nembro, paese simbolo dell’emergenza Covid durante la prima ondata.

Contattate, alcune di queste attività hanno preferito non rilasciare alcuna dichiarazione in merito alla loro posizione. “Grazie, meglio di no” si limita a rispondere uno dei titolari. “Non mi sembra il caso”, taglia corto un altro. “È un momento delicato, preferiamo non esporci” dice un altro ancora.

L’eccezione è un imprenditore attivo nel settore della ristorazione, e del turismo enogastronomico in particolare. Accetta di scambiare due parole, a patto di restare anonimo. “La mia azienda al momento non è aperta al pubblico, perché stiamo aderendo allo sciopero nazionale indetto dal sindacato Fisi contro il Green Pass – premette -. Non è una misura sanitaria, ma un modo per tracciare le persone senza sapere bene per quale fine”. E in caso di controlli? L’imprenditore non ha dubbi: “Farò ricorso contro lo Stato, come tanti altri”.

Ovviamente, quelle iscritte al portale non sono le uniche attività che si rifiutano (o non si preoccupano) di chiedere il Green Pass, come testimoniano i recenti controlli delle forze dell’ordine. Nei giorni scorsi, i clienti di un bar di Seriate – che con l’Animap non ha nulla a che fare – sono stati sorpresi a giocare a biliardino senza mascherina e privi di certificazione. Loro sono stati denunciati e il locale temporaneamente chiuso.

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