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Risale la curva dei contagi in Italia. A Bergamo: più 15%; i ricoverati da 10 a 16 - BergamoNews
Report 19/25 ottobre

Risale la curva dei contagi in Italia. A Bergamo: più 15%; i ricoverati da 10 a 16

Va detto che Italia e in Francia la crescita è sotto controllo, in Germania il virus corre più veloce, così a Londra e in Olanda. Per non dire dei Paesi dell'Est Europa. La Russia viaggia da due settimane oltre i mille morti quotidiani. 

Dopo sette settimane di cali continuativi, l’epidemia in Italia torna a salire, con una crescita del 37%.

La settimana epidemiologica tra il 19 e il 25 ottobre si è chiusa con l’inversione al rialzo della curva epidemica: evento atteso, come abbiamo più volte scritto nelle scorse settimane. Il dubbio è che a influenzare la risalita sia non solo la forte crescita di tamponi fatti per ottenere il green pass, ma anche una ripresa dell’infezione.

A livello nazionale negli ultimi 7 giorni i contagi certificati da tampone sono stati 24.243, in corposo aumento (+37%) rispetto allo stesso periodo della settimana scorsa (quando furono 17.683); media giornaliera 3.463 (da 2.526).

Il tasso di positività ai tamponi molecolari è in salita dopo molte settimane di calo: ora è al 2,86% (dal 2,29% di una settimana fa, +24,9%). Rapporto positivi/tamponi totali: 0,77% (in precedenza 0,73%); rapporto positivi/casi testati invariato a 4,70%.

Anche la curva dei decessi cresce e non accenna a stabilizzarsi: sono stati 271 negli ultimi 7 giorni, erano stati 250 la settimana scorsa, con una variazione percentuale del +8,4%.

Aumentano i ricoveri ordinari (2.579, erano 2.428 lunedì scorso), mentre calano leggermente quelli in terapia intensiva (sono 358, erano 338 sette giorni fa). I nuovi ingressi in T.I. si incrementano di 15 unità: da 135 a 150.

Il valore di Rt nazionale è leggermente salito: da 0,83 a 0,85. Cresce leggermente l’indice di contagio ogni 100 mila abitanti: da 30 a 32.

Sono 3.327.176 i tamponi totali (+33,2% dai 2.498.351 del periodo precedente), il 78% dei quali di tipo antigenico rapido.

L’incremento dei tamponi risente ovviamente dell’effetto Green pass obbligatorio in ambito lavorativo: ma testimonia che volendo, anche in Italia, siamo perfettamente in grado di raggiungere livelli di testing molto elevati; e che, se questo non è accaduto in passato quando serviva, non è stato per limiti oggettivi.

Va detto che Italia e in Francia la crescita è sotto controllo, in Germania il virus corre più veloce, così a Londra e in Olanda. Per non dire dei Paesi dell’Est Europa. La Russia viaggia da due settimane oltre i mille morti quotidiani.

Lombardia e Bergamo

Sale in Lombardia il numero dei nuovi casi, che passa da 2.015 a 2.535 con un incremento del 25,8%. Decresce leggermente il numero dei ricoveri in Area Covid: 280 gli attuali (erano 288); e quello relativo alle Terapie Intensive che passa da 52 a 48. Si incrementa di una unità, rispetto alla settimana scorsa, il numero dei nuovi ingressi in T.I.: da 15 a 16.

I decessi sono stati 23, erano 29 quelli avvenuti nel precedente periodo. Le persone attualmente positive sono 8.492, in crescita rispetto alla settimana scorsa, quando erano 8.349. L’incidenza dei casi ogni 100mila abitanti è in salita da 20 a 25. Grazie ai quasi 700mila tamponi effettuati in Regione, l’indice medio settimanale di positività è allo 0,36% (era a 0,43%).

I nuovi casi registrati nella provincia di Bergamo sono stati 247, con un incremento del 15% sul periodo precedente, quando erano stati 215. Cresce il numero dei pazienti ricoverati in Area Medica: da 10 a 16; sale di due unità anche quello relativo alla Terapia Intensiva: da 5 a 7. In settimana si à registrato un decesso. Sale l’indice di contagio ogni 100 mila abitanti: da 20 a 22.

La curva risale

La curva sembra quindi ripartire e, se verrà confermata la tendenza, potrebbe cominciare la quinta ondata. Ammesso che la quarta, che ha fatto registrare il suo record il 27 agosto con 7.826 casi, sia mai finita.

C’è un altro indizio: la curva è tornata a crescere nella maggior parte dei paesi europei. Quello che cambia rispetto allo scorso autunno è che questa volta in molti paesi, tra cui il nostro, una larga fetta della popolazione è vaccinata.

L’incremento dei casi deve essere valutato con lucidità, tenendo presenti due punti base:

1) era atteso, come conseguenza delle riaperture e della maggiore frequentazione di ambienti chiusi. 2) Il dato di questa settimana risente dell’aumento dei test eseguiti.
Abbiamo cercato il virus come mai è stato fatto in passato. E, ovviamente, lo abbiamo trovato di più.
Per capire quanto abbiano pesato esattamente sulla crescita i due fattori sopra esposti occorrerà attendere un paio di settimane, con la stabilizzazione dei tamponi. A quel punto potremo valutare con maggiore attendibilità i singoli parametri (inclusi quelli del rapporto positivi/tamponi totali e positivi/casi testati, al momento “sporcati” dal balzo improvviso dei test) e delineare con maggiore precisione la fase epidemica in corso. Fermo restando che, al momento, si evidenzia una concorrenza dei due fattori per spiegare il rialzo dei nuovi positivi individuati.

In termini semplici: un po’ grazie ai test, un po’ per colpa del virus.

L’attenzione dovrà essere rivolta soprattutto ai dati dei ricoveri, delle terapie intensive e dei decessi. Senza dimenticare che la progressiva perdita di efficacia dei vaccini contro il rischio di infezione pone, anche a breve, un tema di somministrazione generale della terza dose. Vediamo perché, usando come base di calcolo i dati Iss: con un’efficacia vaccinale del 78% contro il rischio di infezione, abbiamo il 22% dei vaccinati teoricamente infettabili dal Sars-CoV-2, anche se le conseguenze dell’infezione resterebbero limitate (protezione al 92% contro l’ospedalizzazione, al 95% contro il ricovero in terapia intensiva e al 94% contro il decesso).

Sulla base attuale degli immunizzati con doppia dose (44,2 milioni il 22 ottobre) il 22% significherebbe avere 9,7 milioni di soggetti vaccinati ma potenzialmente infettabili. A questi dovremmo poi aggiungere i non vaccinabili (6,2 milioni di under 12); i vaccinabili non ancora vaccinati (7,5 milioni) e i vaccinati con dose singola (circa 2,2 milioni, con protezione solo parziale).

Una platea di 25,6 milioni di persone (il 42,6% della popolazione italiana) ancora aggredibile dal Sars-CoV-2.

Può stupire, in un Paese dove abbiamo protetto con doppia dose il 75% della popolazione generale e l’82% della popolazione vaccinabile: ma l’epidemiologia deve tenere conto di tutti i parametri, inclusa l’efficacia vaccinale, e non solo di quelli più spendibili a livello comunicativo.

Ancora una volta, perciò, sottolineiamo l’importanza di una corretta analisi dei numeri. Solo la sua interpretazione e leggibilità possono fronteggiare la cattiva e tendenziosa comunicazione.

Vaccini, obiettivo 90% della popolazione

In Italia oggi il 75% della popolazione ha completato il ciclo vaccinale. Il 3,5% è in attesa di seconda dose. Complessivamente, contando anche il monodose e i pre-infettati che hanno ricevuto una dose – è almeno parzialmente protetto il 78,5% della popolazione italiana.

Considerando solo gli over 12, oggetto della campagna vaccinale, rispetto alla platea individuata dal Commissario straordinario per l’emergenza Covid-19 la percentuale di almeno parzialmente protetti è del 86,1%, mentre l’82,2% è completamente vaccinato.

Il nuovo target indicato da Figliuolo, dopo che l’80% è stato raggiunto il 9 ottobre, è il 90% di vaccinati tra over 12. Non ci vorrà poco, perché dopo una breve ripresa a ridosso del 15 ottobre (data di entrata in vigore dell’obbligo di green pass al lavoro) le prime dosi anti-Covid sono tornate a calare. E nell’ultima settimana hanno raggiunto il punto più basso, anche a causa dell’alto livello di vaccinazioni già raggiunto.

L’effetto green pass sembra comunque essersi esaurito, o perlomeno ridimensionato. Con il ritmo attuale, ci vorrebbero due mesi per raggiungere l’obiettivo. Ma se il trend delle prime dosi continua a calare ci vorrà più tempo.

Pfizer anche per i bambini?

Sembrano esserci ormai pochi dubbi circa il fatto che uno step ulteriore per arginare questa pandemia passerà dalla vaccinazione dei bambini. In questa settimana EMA ha fatto sapere che nel giro di un paio di mesi deciderà sulla somministrazione del vaccino BioNTech/Pfizer anche per la fascia d’età 5-11 anni (attualmente c’è l’ok per gli over 12).
E proprio in questi giorni la stessa Pfizer ha pubblicato una ricerca interna che evidenzia come le dosi per i bambini del suo vaccino contro il Covid-19 siano sicure e hanno un’efficacia quasi del 91% nel prevenire le infezioni.
Al momento l’approvazione più vicina sembra quella degli Stati Uniti, con la Fda che potrebbe autorizzare la somministrazione di questo vaccino nei bambini all’inizio di novembre.

Nel mondo

Chiudiamo con il consueto aggiornamento a livello mondiale (dati Oms, Bollettino epidemiologico del 19 ottobre). Frena la riduzione dei nuovi casi: nella settimana 11-17 ottobre 22.763.957, con un modesto -4,2% sulla precedente. Sostanzialmente stabili i decessi (46.140 da 46.789). A sostenere i numeri del contagio sono stati in particolare Regno Unito (283.756 positivi, +14% sulla settimana precedente) e Russia (217.322, +15%).

La variante Delta è stata rilevata in 193 (due nuovi) dei 211 Paesi e territori monitorati dall’Oms.

Sono quasi 250 milioni i casi totali finora registrati e sono vicini ai cinque milioni i decessi (4.965.000).

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