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Giulia Terzi, due lauree e due ori a Tokyo, "ma la medaglia più bella è il bronzo nei 50 a farfalla" - BergamoNews
L'intervista

Giulia Terzi, due lauree e due ori a Tokyo, “ma la medaglia più bella è il bronzo nei 50 a farfalla”

La 26enne di Arzago d’Adda ha condotto l’Italia del nuoto per 5 volte sul podio paralimpico grazie alla sua grande caparbietà: da quando aveva 5 anni combatte con la scogliosi congenita

Arzago d’Adda. “Se puoi sognarlo, puoi farcela”: è questo il motto che ha accompagnato Giulia Terzi durante i recenti Giochi Paralimpici svoltisi a Tokyo.

Un’edizione particolarmente felice per la 26enne di Arzago d’Adda che ha condotto l’Italia del nuoto per cinque volte sul podio nipponico conquistando due ori, due argenti e un bronzo.

I risultati ottenuti sono però anche frutto della caparbietà della portacolori della Polha Varese la quale combatte dall’età di cinque anni con la scogliosi congenita, una malformazione che l’ha costretta a subire diverse operazioni oltre che a muoversi in carrozzina.

Nonostante i numerosi ostacoli incontrati sul proprio percorso, Giulia non si è mai fermata affermandosi sia a livello sportivo che accademico dove ha ottenuto una laurea in scienze politiche e una in giurisprudenza.

Nel corso delle ultime Paralimpiadi è salita per cinque volte sul podio. A fronte delle difficoltà incontrate per via del Covid, qual è il bilancio di questa edizione?

È un bilancio molto positivo. Queste medaglie sono arrivate grazie a un grande lavoro di squadra che ha visto protagonisti la mia società, la Polha Varese; i miei allenatori Massimiliano Tosin e Micaela Biava e il mio preparatore atletico. È vero che sul podio ci sono salita io, ma dietro questi risultati ci sono sicuramente anche loro.

Qual è stata la medaglia più bella e quale la più faticosa?

In entrambe i casi è la medaglia di bronzo colta nei 50 metri farfalla poiché si è trattata di una gara complicata. Io sono riuscita a far un ottimo tempo, migliore di quelli fatti segnare in passato. Anche se si è trattato soltanto di un bronzo, sono uscita dall’acqua parecchio soddisfatta.

Fra eliminatorie e finali l’abbiamo vista scendere in vasca più volte durante la settimana di gare. Come si gestisce uno sforzo così intenso?

Per sostenere un carico di questo genere è necessario svolgere parecchi allenamenti. L’intera preparazione è improntata sulla competizione che andiamo ad affrontare e in particolare sulla finale. Per questo scendiamo tendenzialmente in acqua due volte al giorno, un paio di ore al mattino e altrettante al pomeriggio.

Le imprese compiute da lei e dai suoi colleghi hanno certamente attirato l’attenzione degli italiani. Questi trionfi possono aprire la strada ad una nuova consapevolezza nei confronti del mondo paralimpico?

Me lo auguro. I grandi risultati sono frutto del grande lavoro svolto dal Comitato Italiano Paralimpico così come delle rispettive federazioni come la nostra che è tornata a casa con trentanove medaglie. Finalmente i media hanno ampiamente trattato il tema e mi auguro che questo interesse possa colpire maggiormente le generazioni future. Penso solo a un bambino che è affetto da disabilità il quale, vedendo le nostre gare, gli possa venir voglia di intraprendere l’attività sportiva.

Il nuoto non è per lei semplicemente uno sport, ma un vero motivo di vita. Ci racconta come si è avvicinata a questa disciplina?

Ho iniziato a nuotare quando avevo cinque mesi perchè mia madre ha deciso di portarmi in piscina sin da piccola seguendo i corsi di scuola nuoto fin verso i cinque anni. A quel punto ho preferito dedicarmi alla ginnastica artistica utilizzando il nuoto per scopi riabilitativi sino a che nel 2018, dopo esser rimasta in carrozzina, ho scelto di intraprendere la carriera agonistica. Pian piano mi sono posta degli obiettivi sempre più alti finché l’anno successivo ho fatto il mio esordio con la Nazionale agli Europei di Londra. Lì ho veramente capito quanto potessi valere e quanto margine di miglioramento avessi. Ora sono arrivata a Tokyo, però dentro di me sono consapevole di poter abbassare ulteriormente i miei tempi.

Poco dopo le Olimpiadi ha aggiunto alla laurea in scienze politiche quella in giurisprudenza. Come si concilia lo studio accademico con l’attività agonistica?

Non posso negare che sia impegnativo, tuttavia, se si vuol raggiungere un obiettivo, si deve esser disposti a far sacrifici di questo genere. È impossibile concentrare tutta la propria vita sul nuoto, per cui ritengo che sport e studio debbano coesistere in maniera tale da potersi aprire una via in un altro settore. Per completare il mio percorso di studi ho dovuto affrontare a volte orari folli,sfruttando la pausa fra un allenamento e l’altro, la sera e i fine settimana.

Fra tre anni vi saranno nuovamente le Paralimpiadi a Parigi. La rivedremo nuovamente in vasca?

Sono abituata a pormi degli obiettivi anno per anno per cui ora mi concentrerò sul master che inizierò a breve. A livello sportivo il traguardo più vicino sono i Mondiali in programma nel giugno 2022 a Fukuoka per cui penserò a Parigi dopo quest’ultimi.

Cosa piacerebbe fare da grande a Giulia Terzi ?

A breve inizierò a lavorare nell’azienda di famiglia tant’è che sto vertendo la mia formazione su quel settore, tuttavia mi piacerebbe rimanere nel mondo dello sport anche dopo aver terminato la mia carriera.

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