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Dal lievito ai tre principi della vita: col Nobel Paul Nurse cala il sipario su BergamoScienza - BergamoNews
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Dal lievito ai tre principi della vita: col Nobel Paul Nurse cala il sipario su BergamoScienza

Come distinguiamo qualcosa che è vivente da qualcosa che non lo è? Quali sono i principi che regolano la vita? Sono domande fondamentali su cui si sono interrogate generazioni di pensatori e di scienziati

Bergamo. La XIX edizione di BergamoScienza si è conclusa Domenica 17 Ottobre al Centro Congressi Giovanni XXIII con la Lectio “Cos’è la vita?” tenuta da Paul Nurse, famoso genetista e biologo cellulare, Premio Nobel 2001 per la medicina, direttore del Francis Crick Institute di Londra, il più grande centro di ricerca biomedica d’Europa.

Ha condotto l’incontro Telmo Pievani, filosofo ed evoluzionista, prima cattedra italiana di Filosofia delle Scienze Biologiche al Dipartimento di Biologia dell’Università di Padova.

Come ricorda il professor Pievani, il punto di partenza e la fonte di ispirazione delle ricerche di Paul Nurse è stato il lievito, organismo unicellulare apparentemente semplice, che ha permesso al ricercatore scoperte straordinarie che lo hanno poi portato a vincere il premio Nobel per la medicina 2001.

Gli esperimenti permisero di identificare un gene responsabile della divisione cellulare del lievito. In particolare, l’intuizione di Nurse fu quella di isolare una popolazione di lievito che, a seguito di una mutazione dovuta ad un fungo, aveva perso il gene responsabile della duplicazione cellulare. Il team di Paul cosparse questo lievito di piccoli pezzi di DNA umano, contenente dei geni presumibilmente compatibili con quelli mancanti. Il risultato fu sorprendente: il gene umano andò a sostituire quello mancante nel lievito, che così ricominciò a riprodursi. L’esperimento dimostrò che il gene umano era in grado di controllare il ciclo cellulare del lievito e che la riproduzione cellulare era simile nel lievito e negli esseri umani.

Paul Nurse, insignito di sessanta lauree honoris causa per i suoi studi sulla biologia cellulare e sulla genetica, di recente ha pubblicato un libro intitolato Cos’è la vita, nel quale spiega i principi che regolano l’esistenza.

Per Nurse, un’entità vive se è costituita da una o più cellule, se possiede geni che codificano le istruzioni trasmesse alle nuove generazioni, se evolve per selezione naturale, se utilizza processi chimici complessi ed elabora informazioni per conservarsi in vita e riprodursi.

Il biochimico britannico sintetizza la sua definizione di vita in tre principi.

Il primo principio è l’abilità di evolvere attraverso la selezione naturale. “Per evolversi, gli esseri umani devono riprodursi, possedere un meccanismo di ereditarietà e mostrare variabilità”.

Il secondo principio sta nel concetto che le forme di vita sono entità fisiche delimitate, separate dal proprio ambiente, ma al contempo in grado di comunicare con esso.

Il terzo principio consiste nel fatto che le entità viventi sono macchine fisiche, chimiche e informazionali.

Paul Nurse Bergamoscienza

 

Spiega il premio Nobel: “Per capire l’unità della vita, la cellula va vista come una macchina fisica e chimica, certo, ma anche come un sistema informazionale con una logica”. Con questo principio Paul Nurse mette al centro della definizione di vita il concetto di teleonomia, o senso di scopo. Le cellule sono in grado di elaborare il proprio metabolismo e di servirsene per crescere, conservarsi in vita e riprodursi. “Così facendo, attivano comportamenti finalizzati, come se avessero un bisogno imperativo di mantenere un equilibrio interno ed evolvere”.

Tuttavia, questi principi basilari non portano le entità viventi a una condizione di vita perfetta. Per Nurse, la biologia è una scienza solo soddisfacente, mai perfetta, come la matematica e mai ottimale, come la fisica. Infatti i sistemi viventi sono strutture eccezionali ma imperfette e limitate, quindi solo soddisfacenti.

È presumibile che quelli esposti siano i principi alla base di ogni forma di vita, sul nostro pianeta o fuori di esso, ovunque ci sia vita. Ma gli unici esseri viventi in grado di capire questi processi, la loro struttura e il loro funzionamento siamo noi. Solo noi siamo esseri capaci di agire intenzionalmente su di essi e di influenzare consapevolmente la loro evoluzione. Quindi abbiamo una grande responsabilità rispetto alla vita sul nostro pianeta.

In seguito ad una domanda del pubblico, lo scienziato inglese riconosce che i virus non soddisfano pienamente tutti i requisiti della sua definizione di vita. Infatti i virus sono organismi con DNA e RNA che seguono un’evoluzione tramite la selezione naturale ma possono mantenersi e riprodursi solo nella cellula di un altro organismo.

Questa può considerarsi vita o no? Certo è discutibile, ma è da considerare che tutti gli organismi viventi dipendono dall’esterno per resistere e svilupparsi.

A chiusura della Lectio, Nurse ricorda che “l’ingegneria può fiorire ovunque ma la scienza prospera solo in società libere”. La scienza è un atto creativo che richiede menti libere di pensare anche in alternativa alle autorità. Questo mal si abbina con gli autoritarismi. Infatti la scienza fiorisce e si sviluppa meglio in società democratiche che incoraggiano il libero pensiero, il dissenso, le sfide.

Finita la conferenza, Gianvito Martino, direttore scientifico del San Raffaele di Milano e membro del Comitato Scientifico BergamoScienza ha consegnato virtualmente a Paul Nurse la targa in memoria di Rita Levi Montalcini, in occasione della nona Memorial Lecture a Lei dedicata. Ricordiamo che la scienziata italiana è stata il presidente onorario di BergamoScienza per dieci anni, fino alla sua scomparsa.

Il commiato finale della XIX edizione del Festival è affidato a Raffaella Ravasio, Presidente della Associazione BergamoScienza. “È quasi con un po’ di rammarico che chiudo queste bellissime due settimane in cui abbiamo cercato, attraverso le parole dei relatori, di regalarvi qualche idea nuova su cui riflettere. BergamoScienza per quest’anno si chiude ma continua a lavorare con i più giovani, con la speranza che questa conoscenza ci renda, come ha detto anche Paul poco fa, più liberi e più democratici, più capaci di accettare tutte le cose nuove che vengono dall’esterno”.

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