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Prof accoltellato e bruciato a morte, chiesti 24 anni di carcere per l'operaio della fattoria - BergamoNews
Il processo

Prof accoltellato e bruciato a morte, chiesti 24 anni di carcere per l’operaio della fattoria

La difesa di Pal Surinder Pal, 56enne indiano, ha invocato l'assoluzione: "Mai trovata l'arma e nemmeno i vestiti sporchi di sangue"

“Non può essere stato che lui a uccidere il professore”. Il pm Carmen Santoro ha chiesto 24 anni di carcere per Pal Surinder Pal, 56enne indiano detenuto con l’accusa di aver ferito a morte con 23 coltellate e dato alle fiamme il 3 ottobre 2018 Cosimo Errico alla Cascina dei Fiori di Entratico. All’origine ci sarebbe stato un diverbio dopo che il docente aveva sorpreso il suo lavoratore quella sera a rubare.

Nell’udienza di venerdì (15 ottobre) il magistrato ha ripercorso l’indagine che il 4 aprile 2020 ha portato all’arresto di Pal e di un altro indiano, Mandip Singh, 39 anni, suo coinquilino e collega alla cascina, ora ai domiciliari perchè l’avrebbe coperto.

A partire da quell’impronta di scarpe Carrera trovata sul luogo del delitto: “Abbiamo cercato tra tutte le calzature di quel modello vendute in provincia di Bergamo – le sue parole di fronte alla Corte d’Assise presieduta dal giudice Giovanni Petillo – . Ne abbiamo trovati nove compatibili e due riconducibili a quella traccia. Uno era di un uomo che non ha mai avuto contatti con la vittima e la sera del 3 ottobre 2018 era da un’altra parte. L’altro era stato acquistato dalla moglie di Errico per gli operai della fattoria”.

Scarpe mai ritrovate dagli inquirenti, ma mostrate ai due con uno stratagemma: una foto sul tavolo della caserma quando erano stati convocati nei giorni seguenti: “Sia nella sala di attesa che sul pullman che li riporta a casa – ricorda il sostituto procuratore – , li abbiamo intercettati che discutevano su come potevano essere finite lì quelle scarpe e parlavano di un’aggressione finita male”.

“Si tratta di un processo indiziario, è vero – la conclusione – . Nessuno ha visto Pal uccidere, ma in pochi conoscevano bene la cascina come lui, come si apriva con chiave, come spegnere la luce, il più grave errore. Poi quell’impronta di scarpe, la bici inquadrata dalle telecamere e infine la testimonianza del terzo uomo che viveva con i due indiani. Non può che essere stato Pal e Singh dal giorno dopo ha fatto di tutto per coprirlo. Per questo per il primo chiedo l’assoluzione per la tentata distruzione di cadavere, poiché Errico era ancora vivo in quel momento, ma 24 anni di carcere senza attenuanti generiche per omicidio. Singh ha mentito e aiutato Pal a disfarsi di arma e scarpe, quindi per lui chiedo 4 anni”.

Michele Agazzi, avvocati di Pal, ha replicato alle accuse: “Ricordo alla Corte che bisogna condannare oltre ogni ragionevole dubbio e il pm ha riportato diversi indizi, è vero, che però non sono collegati tra loro. A partire dalla traduzione di quella frase sulle scarpe. L’imputato viene da un mondo diverso dal nostro, anche per il linguaggio, che non si può tradurre parola per parola. I vestiti sporchi di sangue non sono mia stati trovati, così come l’arma usata per uccidere. Insomma, mancano tanti pezzi. Per questo chiedo l’assoluzione”.

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