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Fitocosmetici, l’esperta: “Che cosa sono e quali reazioni possono causare”

Sono prodotti di origine naturale e per questo considerati delicati sulla pelle. Tuttavia, in molti casi possono provocare disturbi anche gravi

Cosmetici naturali, ecologici, eco-biologici, eco-dermo-compatibili, ipoallergenici. Sono tanti e diversi i nomi con cui vengono definiti i fitocosmetici, ovvero cosmetici che hanno tra gli ingredienti principali estratti di piante ed erbe. Ma attenzione: il cosmetico naturale al 100% non esiste. E non è detto che si tratti sempre e necessariamente di prodotti innocui. Anzi, anche nel caso di creme o profumi con estratti naturali, è bene valutare sempre eventuali rischi. Come ci spiega la dottoressa Maria Michela Lauriola, dermatologa del Policlinico San Marco e del Centro Diagnostico di Treviglio, che da anni si occupa di dermatologia allergologica con particolare riguardo agli aspetti diagnostici e terapeutici delle dermatiti da contatto e dermatiti atopiche.

 

Dottoressa Lauriola, quali sono le possibili reazioni ai cosmetici naturali?

I preparati naturali possono causare reazioni avverse di diversa entità. Le principali sono dermatite irritativa o allergica da contatto, reazioni fototossiche, reazioni di ipersensibilità immediata fino ad arrivare a reazioni più gravi (sindrome di Stevens-Johnson, sindrome di Sweet, eritrodermia, etc.). Di queste, la dermatite allergica da contatto è la più comune e può essere provocata virtualmente da qualsiasi fitoderivato. Negli studi pubblicati, dal 6 all’11% dei pazienti intervistati ha riferito reazioni avverse a prodotti naturali. Tuttavia, l’esatta entità del problema potrebbe essere ancora sottostimata, per l’omessa segnalazione della reazione da parte del paziente (che spesso sospende il prodotto senza ricorrere al medico), la scarsa sensibilizzazione dei medici e la difficile testificazione.

 

Come stabilire se la reazione è causata da un fitoderivato?

Per riconoscere la dermatite allergica da contatto da fitoderivati servono un’attenta anamnesi e la corretta esecuzione dei patch test, oltre a informazioni dettagliate sui prodotti usati dal paziente e sui loro ingredienti. Nello specifico, grazie ai patch test tradizionali è possibile identificare eventuali positività a profumi, conservanti (isotiazolinoni, formaldeide, parabeni mix) e alcoli della lanolina e colofonia, presenti anche nei cosmetici naturali come in tutti gli altri. Mentre con i patch test delle serie integrative si può  riconoscere sensibilizzazioni a specifici estratti botanici. Infine, i test con i prodotti d’uso del paziente sono d’aiuto, ma serve esperienza nell’interpretazione dei risultati.

 

Quali sono i più comuni responsabili della dermatite allergica da contatto?

Innanzitutto sono profumi mix e conservanti (isotiazolinoni) che, come abbiamo detto, si ritrovano molto spesso anche nella composizione dei cosiddetti prodotti naturali. Gli estratti botanici più frequentemente responsabili di sensibilizzazioni allergiche sono invece propoli, tea tree oil e composite. Il 91% dei prodotti naturali contiene profumi, generalmente sotto forma di oli essenziali e fitoestratti, che sono etichettati separatamente e non vengono riconosciuti come fragranze. Il dermato-allergologo deve quindi avvisare i pazienti allergici ai profumi di evitare cosmetici contenenti estratti naturali e fitoterapici. È importante prestare poi attenzione anche agli oli essenziali, sempre più diffusi in ambito cosmetico: la loro composizione cambia quando sono esposti ad ossigeno atmosferico, luce, umidità, temperature elevate e questo favorisce la loro degradazione ossidativa, che porta alla formazione di composti maggiormente sensibilizzanti.

 

Come limitare i rischi?

La soluzione per ridurre le reazioni avverse da fitoestratti non può essere quella di abolire il “prodotto naturale”, anche perché è davvero molto diffuso e richiesto. La strada potrebbe essere invece quella di sollecitare un maggior impegno da parte delle aziende a ricercare nuove tecniche di estrazione per ottenere prodotti di qualità superiore e una maggiore accortezza nello stoccaggio e nel packaging, per limitare la degradazione ossidativa (da esposizione ad aria, luce, umidità ed alte temperature). Infine, sarebbe auspicabile anche in Italia l’istituzione di organi sanitari competenti (come la Commission E in Germania) per lo studio sistematico di effetti terapeutici ed avversi degli estratti naturali e per una loro più precisa standardizzazione nei fitoterapici e fitocosmetici.

 

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