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Parla marco rota

Atalanta, è allarme infortuni: “Stress psicofisico elevatissimo”

Lo stop lungo di Pessina segue quello di Gosens. Rota, ex preparatore nerazzurro: "Dea straordinaria per efficienza fisica, ma a questi ritmi è difficile che non ci siano problemi"

Bergamo. È una stagione strana per l’Atalanta, che si ritrova a guardare, più che il bicchiere mezzo pieno, considerati prestazioni e risultati in campionato e Champions, all’infermeria mezza piena, fatto nuovo a cui sicuramente non eravamo abituati, eppure l’elenco degli indisponibili più che ridursi tende ad allungarsi, dopo quel che è successo a Pessina.

Tra l’altro, se vogliamo tornare sull’episodio accaduto durante Atalanta-Milan, non ci era parso proprio così pulito l’intervento di Tomori, con Pessina lanciato ormai davanti a Maignan e il difensore rossonero che sicuramente colpisce la palla ma anche il trequartista nerazzurro che rimane a terra. Niente rigore, tutto regolare per l’arbitro e per il Var…

In compenso, Pessina (uscito dal campo in barella) dovrà stare fuori per almeno un mese e mezzo, ed è l’ultimo di una serie di infortuni, dopo il recente stop di Gosens che è rimasto in campo appena dieci minuti in Champions contro lo Young Boys. Sono questi anche i problemi muscolari più seri accusati dai nerazzurri e si aggiungono a quelli patiti da Muriel, che ha saltato a settembre quattro giornate per un infortunio muscolare alla coscia, a Toloi, che non ha giocato contro il Milan per un risentimento muscolare, mentre Palomino che aveva dovuto rinunciare alla sfida con lo Young Boys è stato recuperato. Più veloce (per fortuna) il rientro di Zapata che aveva sofferto una contusione al ginocchio e quindi era rimasto fuori nelle prime due giornate di campionato.

Ma Gosens non rientrerà prima di dicembre, Pessina si proverà a recuperarlo per Juve-Atalanta della 14a giornata a fine novembre, mentre andrà più in là (e non è una novità) il ritorno di Hateboer, ormai lungodegente per il problema al piede sinistro. E perciò per almeno due mesi l’Atalanta non avrà i suoi esterni titolari della scorsa stagione.

Ma come si possono spiegare tanti infortuni, come da anni non succedeva alla Dea, certo per la prima volta nell’era Gasperini? Proviamo a girare la domanda a Marco Rota, già preparatore atletico dell’Atalanta negli anni Novanta con gli allenatori Lippi, Giorgi, Mondonico e infine Vavassori e ora impegnato nel Centro Rota, a Bergamo, specializzato nella fisioterapia per atleti o anche chi non pratica l’attività agonistica.

La premessa di Rota è che “i calciatori hanno dovuto affrontare in questi ultimi mesi tanti impegni, dalle Nazionali agli Europei, dal campionato alla Champions. E il recupero estivo è stato più breve rispetto al solito, per cui” sintetizza Rota “il problema più pesante è uno stress psicofisico elevatissimo. A questi ritmi, oggi, è quasi inevitabile che possano insorgere problemi di natura muscolare”.

Ricordiamo in particolare i casi Pessina e Toloi, vincitori agli Europei a cui hanno partecipato altri nerazzurri e infatti Rota aggiunge: “L’impegno in Nazionale comporta uno stress muscolare notevole, per non parlare della Champions, alla quale i giocatori tengono tantissimo. Come mai spesso si fanno male al flessore? Perché è un muscolo più facile ad essere sollecitato, è biarticolare e particolarmente delicato. E purtroppo è scarso il tempo di recupero e anche di allenamento, che dovrebbe servire a prevenire gli infortuni e aiutare a intervenire nella fase di stress e di recupero. Ci sono state molte partite che hanno accorciato i tempi di allenamento, la preparazione è ridotta e molto concentrata”.

Rota tuttavia osserva: “Io una squadra con un’efficienza fisica come quella dell’Atalanta non l’avevo mai vista”, ora però si soffre perché sono subentrati problemi muscolari che in questa entità non si erano mai dovuti affrontare. Spiega Rota: “Non poter lavorare con tempistiche corrette ha fatto sì che fosse impossibile poter gestire certi carichi. Indubbiamente” conclude “adesso la squadra è un po’ in difficoltà, ma si riprenderà”.

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