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L'appello

Non chiudiamo dibattito e interventi sulle barriere architettoniche a Bergamo

Eleonora Zaccarelli a nome di Bergamo AAA (accessibile, accogliente e attrattiva) manda un contributo dopo che si sono placate le polemiche riguardo al marciapiedi di Porta San Giacomo, con la speranza che non si spenga il dibattito sul tema dell'accessibilità alla nostra città per le persone più fragili.

Eleonora Zaccarelli a nome di Bergamo AAA (accessibile, accogliente e attrattiva) manda un contributo dopo che si sono placate le polemiche riguardo al marciapiedi di Porta San Giacomo, con la speranza che non si spenga il dibattito sul tema dell’accessibilità alla nostra città per le persone più fragili.

Non cammino sulle mie gambe. Non sento. Non vedo. Non riesco ad alimentarmi in autonomia. Non riesco a muovermi in autonomia. Non riesco a lavarmi in autonomia. Non posso spostarmi in autonomia.

La fatica, la fatica dell’essere una persona con disabilità. Ogni giorno, tutti i giorni che ci è dato da vivere. Noi e i nostri cari e chi ci sta vicino. E le associazioni che ci uniscono e che riescono a fare rete e a portare nelle sedi istituzionali le specifiche voci.

E poi ci sono loro. Le barriere fisiche, che si aggiungono alle barriere mentali di molti.

Progettare spazi accessibili, fare in modo che l’accesso a luoghi pubblici sia possibile per tutti, senza che si debba necessariamente schiacciare un pulsante per farsi aprire la porta: una sfida che è innanzitutto culturale, prima ancora che architettonica.

Perché la sfida in un paese come il nostro che ha un territorio prevalentemente collinare e montuoso, costellato da splendidi centri storici antichi, è proprio culturale: cosa posso modificare del preesistente per fare in modo da rendere accessibili a più persone possibili percorsi, edifici, monumenti.

È una questione di scelte. Culturali, prima ancora che architettoniche.

Lo spazio pubblico è lo spazio delle relazioni per eccellenza e quanto più è accessibile, tanto più è vivibile. Uno spazio pubblico che si vuole accogliente, che si prenda “cura” dei suoi cittadini e delle sue cittadine.

Poi c’è il “tempo della questione”: a Bergamo si è aperto un dibattito, durato giusto il tempo di qualche giorno, relativamente alla modifica effettuata sul camminamento perimetrale lato viale delle Mura in corrispondenza alla Porta S. Giacomo.

Architetti, storici, gente comune, chi pro, chi contro l’aspetto estetico dell’intervento. La ringhiera di protezione in primis.

La difesa d’ufficio dell’assessore sulla necessità della realizzazione di un percorso totalmente accessibile sulle Mura, patrimonio Unesco.

La lettera della disabile che dice che è ben contenta dell’opera.

Tutti hanno detto la loro. Chi in modo garbato, chi in modo meno garbato, chi facendo ironia con una sorta di installazione d’arte moderna appendendo abbigliamento sulla ringhiera.

Ognuno si esprime come può.

Ma di tutto questo “dibattere sulla questione” a distanza di un mese non c’è più memoria.

Ognuno è tornato a fare quello che fa di solito. Mediamente a non occuparsi di accessibilità, di disabilità.

E questo vale anche per noi, che abbiamo a cuore il tema: continuiamo ad andare avanti cercando di sensibilizzare il più possibile, portando avanti i nostri progetti di inclusione.

L’accessibilità dei luoghi, sia pubblici sia privati aperti al pubblico, deve diventare paradigma indispensabile nella progettazione architettonica, deve diventare una prassi che i tecnici preposti devono “fare propria”.

E l’essere accessibili vuol dire anche essere “attrattivi” e “accoglienti”: così vorremmo fossero le nostre città.

Bergamo ha tutte le carte in regola per essere città laboratorio per una cultura sempre più diffusa della progettazione “AAA” (accessibile, accogliente e attrattiva).

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