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Noam Chomsky a BergamoScienza: il linguaggio e i guasti della comunicazione - BergamoNews
L’evento

Noam Chomsky a BergamoScienza: il linguaggio e i guasti della comunicazione

Il 92enne scienziato cognitivista protagonista di un incontro alla rassegna cittadina

Bergamo. Lo statunitense Noam Chomsky, figura leader nel campo della linguistica, dei diritti civili e dell’attivismo politico, è stato il primo relatore di rilievo internazionale ospite della XIX edizione di BergamoScienza.

Grazie a tre contributi video, il noto scienziato cognitivista ha presenziato all’incontro dal titolo Linguaggio, Cervello e Comunicazione. Hanno commentato gli interventi, registrati in esclusiva per BergamoScienza, Il neurolinguista e scrittore Andrea Moro e la scienziata Agnese Collino.

Il 92enne Chomky parla dell’apprendimento del linguaggio che nel bambino è automatico, inevitabile, ossia poco dipendente da regole o stimoli esterni, ma piuttosto legato a processi biologici interni, che lavorano principalmente per conto loro. “L’acquisizione del linguaggio nel bambino non è molto diversa dall’apprendimento della capacità di camminare”.

Come avviene che i parlanti di una lingua sono in grado di produrre e di comprendere un numero indefinito di frasi che non hanno mai udito prima o che addirittura possono non essere mai state pronunciate prima da qualcuno?  A questa domanda Chomsky risponde asserendo che esiste una “creatività” governata da regole per la quale vengono continuamente “generate” nuove frasi e pertanto la capacità linguistica che ciascun parlante possiede non è fatta solamente di un insieme di parole, espressioni e frasi, ma è un insieme di regole ben definite e di principi.

Il tentativo di replicare questo processo di apprendimento in un computer è destinato al fallimento perché “non abbiamo una teoria dell’apprendimento da tradurre in un programma di un computer”. Si tratta in realtà solo di ingegneria intelligente.

Lo scienziato statunitense ha concluso il suo intervento parlando dei linguaggi impossibili, che sono stati materia di approfondita ricerca del neurolinguista Andrea Moro. Si tratta di linguaggi creati a tavolino con regole che li rendano volutamente impraticabili.

Gli esperimenti effettuati, grazie al lavoro di squadra tra linguisti e neuroscienziati, dimostrano che il cervello si attiva solo nel caso di un linguaggio con regole possibili e invece si inibisce in presenza di regole impossibili, come per esempio la regola di invertire in maniera casuale l’ordine delle parole in una frase.

Andrea Moro spiega che “torna ad essere centrale il guasto, cioè vedere come si guasta il linguaggio, che è l’opposto di come si acquisisce”. Il messaggio di speranza di Moro è che questo tipo di linguistica potrebbe aprire un nuovo mondo a chi si occupa del recupero dei pazienti con patologie che provocano problemi di comunicazione.

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