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“Mio figlio maltrattato all’asilo, ora aiuto altre vittime e le loro famiglie”

A Creattiva Ilaria Maggi che, dopo l’arresto delle maestre del suo bambino, ha fondato l’associazione “La Via dei colori”: offre supporto legale e psicologico alle famiglie

Da un’esperienza traumatica subita da un gruppo di famiglie toscane è nata una onlus che supporta le vittime di maltrattamenti infrastrutturali, ovvero subiti negli asili, nelle scuole, nelle strutture sanitarie, nei centri per persone con disabilità.

Si chiama “La via dei colori” ed è stata fondata da Ilaria Maggi, mamma di uno dei bambini che dodici anni fa frequentava l’asilo nido Cip e Ciop di Pistoia, uno dei primi casi in cui le forze dell’ordine durante le indagini hanno utilizzato le telecamere nascoste per riprendere quanto accadeva tra quelle mura. Le due maestre sono state arrestate e condannate in definitiva, la prima a 6 anni e 4 mesi con interdizione permanente ad esercitare la professione, l’altra a 5 anni con interdizione a 5 anni. Hanno fatto un periodo di carcere preventivo e sono tornate in prigione dopo il pronunciamento della Cassazione.

Ilaria presenta l’attività dell’associazione e una linea di giochi educativi a Creattiva, la fiera delle arti manuali al polo di via Lunga, in programma fino a domenica.

Come si è accorta di ciò che stava succedendo all’asilo di suo figlio?

“Non mi sono accorta. Una mattina mi ha chiamata la polizia e mi ha detto di andare a prendere il mio bambino perché le maestre erano state arrestate”.

Non c’erano stati dei campanelli d’allarme?

“Sì, ma li ho riletti tutti dopo aver saputo quanto gli accadeva. Mio figlio era molto piccolo e non poteva raccontare cosa subiva dalle maestre. Ha cominciato a non dormire, a svegliarsi in preda agli incubi, era nervoso, ipercinetico, non voleva vedere le forchette in tavola. Mi dicevano che erano comportamenti dovuti all’età, i famosi ‘terribili due anni’, o che stava mettendo i denti, che soffriva di coliche”.

Non aveva segni sul corpo?

“No perché le maestre li picchiavano sulla testa, si toglievano gli anelli per non lasciare lividi, li colpivano con gli stracci bagnati. E poi c’erano tutta una serie di maltrattamenti psicologici, li immobilizzavano per ore negli ovetti, li chiudevano in stanze buie, li minacciavano”.

Come sta ora suo figlio?

“Bene, ha 14 anni, i baffi e il 43 di piede. Abbiamo fatto tanta terapia, alcune volte ha delle ricadute, soprattutto quando deve affrontare i cambiamenti, ma è seguito bene”.

Quando ha deciso di fondare “La via dei colori”?

“Esattamente un anno dopo l’arresto. Ho incanalato la mia sensazione di smarrimento, il mio senso di colpa per aver affidato chi amo a chi poi gli ha fatto del male, in qualcosa di utile”.

Quali sono i servizi offerti dalla onlus?

“Assistenza legale e accoglienza psicologica, orientamento e informazioni nei casi di maltrattamenti dubbi o accertati, ricerca e progetti di prevenzione. Seguiamo più di 600 parti offese e 130 processi su tutto il territorio nazionale”.

Organizzate anche seminari informativi per il personale delle scuole.

“Esatto, cerchiamo di fare prevenzione attraverso percorsi formativi per le maestre e il personale scolastico, oltre a studiare protocolli per impedire che fatti del genere possano accadere”.

A Creattiva presentate una nuova linea di giochi educativi.

“Sì, è una linea che abbiamo ideato io insieme con Veronica Arrigoni di Arry Design e Irene Cherubini, due mamme che fanno parte della Via dei colori. Sono giochi in legno fatti a mano, tazze, oggettistica varia, pannelli di cartone e velluto per aiutare i bambini nello sviluppo della motricità fine. Ci sono anche pannelli più grandi tridimensionali che permettono al bambino di disegnare dentro i margini perché i contorni delle figure sono rialzati, quindi eliminano nei piccoli la frustrazione di non riuscire a colorare all’interno delle linee. Sono grandi perché intendono puntare anche sulla cooperazione tra bambini e con gli adulti, dato possono essere colorate da più persone in un lavoro comune. Il ricavato della vendita di questi giocattoli viene devoluto alla onlus”.