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In Consiglio comunale scoppia la guerra dei datteri

Oltre un’ora di discussione per la partecipazione di Bergamo come ente capofila di un progetto per la promozione dell’attività agroalimentare in Cisgiordania

Bergamo. È scontro sui datteri in Consiglio comunale, riunito in seduta lunedì sera. Si è discusso per oltre un’ora dell’appoggio da parte del Comune di Bergamo, come ente capofila, al progetto “Jericho vale! Supporto alla valorizzazione territoriale inclusiva e sostenibile per il settore agroalimentare”, finanziato dal Ministero degli Esteri con 1 milione e 700mila euro.

Proposto dalla fondazione Giovanni Paolo II di Arezzo, che ha chiesto il supporto di Bergamo per poter partecipare al bando di cooperazione internazionale, il progetto mira non solo a promuovere azioni per favorire l’attività agroalimentare, in particolare la coltivazione dei datteri e di altri prodotti agricoli, ma anche “a migliorare il sistema di governance territoriale locale e rafforzare i servizi di supporto all’occupazione ed alle imprese del settore”.

Il consigliere leghista Enrico Facoetti, avanza i primi dubbi: “Il territorio palestinese non è riconosciuto come Stato e quindi significherebbe dare soldi a soggetti non ben definiti. È pur vero che il ministero finanzia un’alta percentuale del progetto, ma al Comune viene chiesto di spendere, in termini di personale, spese di viaggio e altro, 350mila euro in tre anni. E poi, cosa c’azzecca con Bergamo la promozione agricola in Cisgiordania? Con quale sicurezza il denaro finisce nelle giuste mani, considerato che si tratta di un territorio che ospita anche organizzazioni terroristiche? Tra l’altro per aiutarli a produrre ed esportare prodotti concorrenti alle nostre produzioni locali”.

“Non mi risulta siano ancora in commercio i datteri bergamaschi – ribatte Roberto Cremaschi di Ambiente, Partecipazione, Futuro -. È importante aumentare il livello di produttività dei paesi in via di sviluppo, tant’è che abbiamo già partecipato più volte a progetti di cooperazione internazionale ad esempio in Bolivia e in Kosovo”.
Stefano Rovetta, anche lui dai banchi della Lega, è d’accordo con Facoetti: “Si può destinare quel denaro alle nostre aziende”.

Gli fa eco Danilo Minuti di Bergamo Ideale: “Con quei soldi possiamo abbassare le tasse per i nostri cittadini”.

Simone Paganoni, consigliere di Patto per Bergamo, tra i fondatori dell’associazione locale Italia-Israele, critica la scelta del Medio Oriente come territorio destinatario del progetto: “Ci sono realtà molto più povere e meno attenzionate rispetto a quest’area, che notoriamente riceve miliardi di euro dall’Europa, che stanzia da anni fondi per i territori occupati. Si potevano fare altre valutazioni, perché questo denaro rischia di andare a finanziare anche la rete terroristica. È una scelta politica”.

Il leghista Giacomo Stucchi si dichiara “perplesso del fatto di condividere pienamente la posizione di Paganoni. Questa decisione merita un’analisi più approfondita. Capisco la vicinanza politica della sinistra con la Palestina ma è necessario ponderare bene la decisione. Mandiamo i vaccini in Africa piuttosto”.

Risponde l’assessora all’educazione alla cittadinanza, pace, legalità e trasparenza e pari opportunità Marzia Marchesi, non senza manifestare la sua amarezza: “Non è il primo bando al quale partecipiamo. Le associazioni ci presentano dei progetti che noi valutiamo e, se li condividiamo, partecipiamo ai bandi. Noi non ci mettiamo soldi, ci vengono dati dallo Stato per quel progetto, non possiamo spenderli per nient’altro se non per aiutare i territori di Jericho. Mi dispiace che non sia stata afferrata la finalità”.

Anche l’assessore al Bilancio Sergio Gandi interviene: “Questo dibattito è surreale. Non stiamo parlando di soldi che vengono sottratti ai cittadini, ma di fondi del Ministero per questa causa. Siamo molto attivi nel presentare progettualità per la partecipazione ai bandi. Ricordo che in tre anni abbiamo raccolto 56 milioni per il nostro territorio. Quelle di cui stiamo parlando non sono risorse di bilancio, quindi tutte le osservazioni fatte sono fuori luogo”.