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Facheris (Tu per Ponte al Futuro): "Pgt da rifare, vorrei un paese di nuovo comunità" - BergamoNews
Verso il voto

Facheris (Tu per Ponte al Futuro): “Pgt da rifare, vorrei un paese di nuovo comunità” fotogallery

Il candidato della neonata lista civica, nella quale sono confluite due delle tre che attualmente compongono la minoranza, fissa le priorità: "Le Politiche sociali al primo posto"

Ponte San Pietro. Dalla sconfitta elettorale di cinque anni fa al percorso fatto in consiglio comunale, fino alla nuova candidatura in rappresentanza di una lista civica nella quale sono confluiti due degli attuali tre gruppi di minoranza.

È questa la storia della genesi di Tu per Ponte al Futuro che si presenta all’appuntamento elettorale del 3-4 ottobre candidando a sindaco Michele Facheris.

Facheris, cinque anni fa Tu per Ponte e Ponte al Futuro si presentavano divise alle urne. Dall’esperienza, spesso fianco a fianco, tra i banchi della minoranza e con proposte comuni, è nata la nuova lista: con quale spirito vi presentate uniti?

Per noi era necessario arrivare uniti a questo appuntamento, perchè non potevamo dare ancora questo vantaggio al centrodestra: cinque anni fa dalla nostra divisione ha trovato il successo. In questo percorso, poi, sono stati i nostri elettori a dirci chiaramente “Mai più divisi”. Durante le sedute di consiglio c’è stata una notevole convergenza, per cui alla fine si è trattato solo di tradurre l’esperienza in termini programmatici.

Solo un esercizio matematico: sommando i voti presi nel 2016 dai due schieramenti avreste superato di 200 preferenze il sindaco Zirafa. Quanto ha inciso questo elemento nella decisione di unirvi?

Come dicevo, era necessario arrivare all’unità e impensabile riproporsi in forma diversa da quella di uno schieramento compatto. A Ponte San Pietro c’è sempre stato un voto molto polarizzato, con successi per manciate di voti. Ci presentiamo uniti, mantenendo una visione di lista civica ma con dei valori e una coerenza di fondo che deve essere manifesta.

Quale è stata la logica di costruzione della squadra?

Abbiamo cercato di attingere dall’esperienza dei consiglieri, ma anche dagli attivisti. Già a novembre 2020, quando si pensava ancora che le elezioni si potessero tenere in primavera 2021, abbiamo iniziato a incontrare in remoto tantissime persone. Abbiamo dedicato tante ore per gli appuntamenti, con attivisti e membri delle associazioni. Abbiamo poi costituito tanti tavoli tematici all’interno dei quali ognuno ha potuto dire la propria e infine abbiamo fatto un lavoro di sintesi. Tutto questo ha portato a un programma completo e impegnativo, ma era necessario dopo 10 anni, secondo noi, di mala gestione. Questi tavoli tematici li vogliamo mantenere anche dopo le elezioni,  perchè le idee devono venire dal basso e non calate dall’alto. Dobbiamo dare risposta alle problematiche che espongono i cittadini: partiamo con un programma definito, ma durante il quinquennio possono succedere cose che determinano cambiamenti all’interno dell’agenda. Sperando che i prossimi cinque anni siano più tranquilli di quelli appena passati.

Ponte San Pietro è un territorio ampio e con tante esigenze: se dovesse sceglierne solo una, quale sarebbe la priorità del suo programma elettorale?

Se proprio devo scegliere, sceglierei un adempimento obbligatorio e necessario e lo rifari completamente: il PGT. Abbiamo assistito a uno scempio, all’ennesima speculazione che colpisce soprattutto la frazione di Locate, con una colata di cemento senza senso. Per un amministratore il primo adempimento da seguire e rispettare è il Pgt, per cui va cambiato. È un intervento costoso, ma i danni che il Pgt da poco approvato può arrecare alla comunità sarebbero di gran lunga superiori.

L’ultimo anno e mezzo ha messo in mostra ancora di più l’importanza delle politiche sociali: da questo punto di vista, e in particolare in riferimento agli aspetti sanitari, cosa prevede il vostro programma?

L’assessorato delle Politiche sociali è il primo punto all’ordine del giorno. In questi mesi abbiamo assistito a un isolamento forzato, nel quale le persone più fragili si sono sentite abbandonate e questo ha creato una situazione di forte tensione interna. Al di là delle cure per il Covid, ci sono anche i sintomi di malattie psicologiche molto forti. A questo aggiungiamo la perdita di lavoro, di reddito, le difficoltà economiche. Il Comune di Ponte ha 100 appartamenti, 50 sono dati alle famiglie, 50 sono invece vuoti perché ormai sono fatiscenti e impraticabili. Il sostegno alle famiglie deve essere concreto e tangibile e cerchiamo di realizzarlo tramite un programma circolare: dall’importanza delle case comunali si passa a un’urbanistica che va nella direzione del soddisfacimento del diritto all’abitazione, all’importanza della socialità, dei luoghi di aggregazione. Una sorta di effetto domino positivo.

Per la fascia tricolore sfiderà il vice sindaco attuale Matteo Macoli e l’ex sindaco Valerio Baraldi: c’è uno schieramento che teme più dell’altro?

Evidentemente quello dell’amministrazione uscente, dove difficilmente persone con altri ideali e altri valori si possono identificare. Colpisce il fatto che il loro programma sia fortemente ispirato a valori che poi non predicano e non dicono nella quotidianità. Posso fare anche solo l’esempio della centralina per la qualità dell’aria, che si dicono pronti a installare: un tema che abbiamo proposto quasi quotidianamente in consiglio comunale ed è sempre stato scartato.

Qualora diventasse sindaco, ha un sogno per Ponte San Pietro? Come la vorrebbe al termine dei cinque anni di mandato? 

Vorrei un paese che sia di nuovo una comunità, con criteri e ragioni di fondo che siano comuni a tutti. In 5 anni mi piacerebbe creare tanti luoghi di aggregazione, restituendo alla collettività la gioia di stare insieme bene in piazze che siano tali, e non nei parcheggi come accade oggi. Vogliamo rendere vivibili quegli spazi e torniamo alla lotta all’emarginazione e alla solitudine. Lo dico spesso: ricordo quando i battenti del municipio erano sempre aperti, mentre ora sono quasi sempre chiusi. E non per il Covid, lo sono da anni. In caso di bisogno il primo interlocutore deve essere l’amministrazione comunale.

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