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Atalanta, caro biglietti e cambi di settore: i tifosi meriterebbero almeno una spiegazione - BergamoNews
Il caso

Atalanta, caro biglietti e cambi di settore: i tifosi meriterebbero almeno una spiegazione

Malcontento tra gli abbonati che seguono allo stadio

Bergamo. Prende forma una velata protesta, quasi sussurrata per via di quel rispetto tutto bergamasco per la Dea e che nei confronti della società a qualcuno pare quasi una bestemmia visti i risultati sportivi degli ultimi anni… ma il portafoglio è il portafoglio anche laddove per nonno padre e figlio vige la tradizione di andare “all’Atalanta” e non semplicemente allo stadio come nel resto d’Italia.

La domanda che i tifosi si stanno facendo è: ma il Covid in ambito “fubaliero” chi lo sta pagando di più?

D’accordo, le società ci hanno rimesso gli introiti dei preventivati abbonamenti e questo sui bilanci ha inciso non poco, ma ai tifosi, in particolare agli abbonati, quanto sta costando?

Già c’è il tema dei costi televisivi, con un nuovo operatore come Dazn che si è preso la serie A e con certe partite di Champions che non si vedono sulla piattaforma di Sky ma su Amazon. E qui il sentimento dei tifosi è quello di una nobile arrabbiatura (senza entrare nel volgare).

Il Milan, tanto per fare un esempio, spiazzato dai prezzi dei cugini per le gare di Champions, è stato costretto a una veloce quanto discutibile retromarcia.

A Bergamo la prima novità sul campo è rappresentata dalla vendita solo on line che fin dall’inizio ha spiazzato non pochi, soprattutto i più anziani sostenitori nerazzurri che hanno dovuto ricorso alle caritatevoli prestazioni tecnologiche di figli e nipoti. Ma resta compreso il problema di dover stampare il tutto. Perché tutti d’accordo sul caricare l’accesso sulla Dea Card, ma le disposizioni sono chiare: ci vuole anche la carta. E chi non ha in casa una stampante?

Ma già prima sorgono i problemi: l’abbonato ha la prelazione, ma fin dall’apertura delle prenotazioni una serie di posti sono “non disponibili” perché, finché dura il regime delle presenze al 50 per cento, la società deve rispettare i contratti con gli sponsor e riservare loro parecchi spazi. Poi però nella gara con il Sassuolo i posti vuoti risultavano ben visibili nella tribuna centrale del Gewiss.

Capitolo Champions: l’anno scorso era comodo il mini abbonamento seppur accompagnato dal disagio della trasferta a San Siro; con 450 euro ti cuccavi un signor posto in poltroncine rosse centrali. Erano 150 euro a partita.

Quest’anno per la prima di Champions al Gewiss Stadium con gli svizzeri dello Young Boys per l’analogo in centrale riservato alla prelazione degli abbonati di euro ce ne vogliono ben 240.

A patto che il settore dell’abbonato risulti libero. Ed è qui che arrivano le maggiori segnalazioni e domande: perché l’abbonato non ha più la certezza di conservare lo stesso posto a causa del decreto del 50 per cento, ma nemmeno quella di conservare il settore.

In casa Inter per esempio l’abbonato può scegliere il biglietto solo nel settore dove aveva staccato l’abbonamento.

Infine, altra nota dolente: nella stagione 2019/2020, l’ultima libera da Covid, l’abbonamento in quella che si chiamava Tribuna Centrale Ubi Banca (tanto per intenderci l’attuale Rinascimento) in prelazione costava 600 euro che fanno 32 euro a partita. Questo prima della ristrutturazione che seppur ha migliorato di molto spazi e seggiolini giustifica a fatica il prezzo per la partita con il Milan: 120 euro in prelazione.

Nella Pisani, anche questa messa a nuovo, l’abbonamento in prelazione costava circa 16 euro a partita, (290 il totale), col Milan passiamo a 27.

Ben venga il nuovo decreto legge che per fine anno dovrebbe riportare allo stadio il 100 per cento della capienza e dal prossimo ottobre almeno il 75 per cento, ma il via alla campagna abbonamenti deve mostrare una maggiore attenzione a chi ha la Dea nel cuore.

Forse, per placare il malcontento, basterebbe che Percassi o qualcuno della dirigenza nerazzurra spiegasse ai tifosi il motivo dei rincari. Se lo meriterebbero.

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