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Inserire poveri ed emarginati nel mondo del lavoro: il progetto concreto di Caritas e Confindustria - BergamoNews
Bergamo

Inserire poveri ed emarginati nel mondo del lavoro: il progetto concreto di Caritas e Confindustria

Industriali bergamaschi e associazione Diakonia hanno sviluppato un nuovo modello che con la formazione punta a rimuovere le cause che oggi impediscono il reinserimento lavorativo: coinvolte oltre 400 persone

Bergamo. Sperimentare modelli innovativi di riqualificazione professionale legata ai fabbisogni del mercato e contemporaneamente accompagnare il reinserimento nel mondo del lavoro di persone in difficoltà, adottando una visione inclusiva che favorisca la coesione sociale e sostenga la competitività del territorio.

Questo l’obiettivo del progetto “#Focus: Formazione Occupazione Sviluppo“, ideato e promosso da Confindustria Bergamo e dall’Associazione Diakonia della Caritas Diocesana Bergamasca, con il supporto tecnico di Servizi Confindustria Bergamo e Gi Group.

“L’idea è nata nel bel mezzo della pandemia, quando il numero delle persone che chiedevano aiuto è aumentato a dismisura – spiega il presidente di Confindustria Bergamo Stefano Scaglia – Così abbiamo iniziato a collaborare per capire quali occasioni di lavoro potevamo offrire, ma cercando un modo innovativo: non solo facendo da ponte tra domanda e offerta, ma indagando i motivi per i quali le persone faticavano a trovare un’occupazione per poi poterli rimuoverli. Il mercato del lavoro è in continua e forte evoluzione: stiamo sperimentando un modello che a nostro avviso potrà poi essere applicato anche a quella fascia di popolazione comunemente chiamata Neet, giovani che non studiano, non lavorano e non cercano formazione”.

In un territorio a forte vocazione manifatturiera, caratterizzato da un tasso di disoccupazione del solo 3%, il progetto si pone sostanzialmente tre obiettivi: sul fronte delle persone quello di supportare e accompagnare a un reinserimento nel mondo del lavoro che possa offrire loro nuove opportunità; su quello delle aziende, contribuire a colmare il fabbisogno di figure professionali generiche o specifiche; sul fronte territoriale, sperimentare modelli innovativi che possano favorire la coesione sociale e la competitività, favorendo la gestione e rimozione delle cause del disagio che ostacolano l’inserimento lavorativo.

Per questo, una volta definita la partnership tra gli attori in causa, Confindustria Bergamo ha realizzato un’indagine tra oltre 300 aziende associate, per comprendere di quali figure professionali ci fosse più bisogno: fra le più richieste quelle di addetto all’assemblaggio/montaggio, di operatore di robot industriali, di conduttore di impianti e macchine CNC, di addetto alla saldatura, di operatore di pulizie e di addetto al magazzino.

Contestualmente Diakonia ha scandagliato i profili delle persone che in questi mesi avevano chiesto aiuto, trovando la disponibilità ad aderire al progetto di 428 persone.

La prima sperimentazione ha riguardato 46 profili, tramite colloqui individuali condotti dai partner Servizi Confindustria Bergamo e Gi Group, per comprendere il grado di occupabilità delle persone coinvolte, individuare gli ostacoli principali al loro reinserimento e più in generale valutare se il modello adottato può essere facilmente applicato a un più ampio numero di partecipanti. Successivamente prenderà il via la seconda tranche di colloqui che coinvolgerà circa 50 partecipanti.

Il 39% dei profili analizzati, in prevalenza donne straniere, appare immediatamente ricollocabile in ambito produttivo o in servizi di pulizia, il 46% necessita di supporti pratici, perché per esempio non è automunito, oppure di un percorso di accompagnamento. Solo il 15% risulta poco occupabile.

Sulla base degli esiti di questa prima tranche e dei fabbisogni espressi dalle imprese verranno individuate ora azioni di supporto alle difficoltà emerse e verrà valutato l’avvio di percorsi formativi, grazie anche alla collaborazione di alcune associate che si sono rese disponibili per fornire docenti e strutture laboratoriali.

stefano scaglia don roberto trussardi
Da sinistra: Stefano Scaglia, don Roberto Trussardi e Paolo Piantoni

“Devo ringraziare Confindustria Bergamo per questa ulteriore possibilità di lavoro insieme, dopo le esperienze positive dell’Accademia per l’integrazione e abitare la cura – sottolinea don Roberto Trussardi, direttore della Caritas di Bergamo – In piena pandemia siamo arrivati a 4.800 nuclei familiari in difficoltà che ci chiedevano aiuto, un numero consistente che fortunatamente abbiamo osservato scendere altrettanto rapidamente nei mesi successivi. Già negli ultimi mesi dello scorso anno ci siamo attivati per contattare tutti coloro che avevano manifestato un disagio lavorativo, trovando la disponibilità di oltre 400: gli altri ci auguriamo che nel frattempo siano riusciti in autonomia a trovare un’occupazione. Per noi è una sfida interessante, che apre un nuovo slancio su altri progetti. Ad esempio possiamo ricollegarci a questa iniziativa occupando altre persone per l’insegnamento dell’italiano o ancora per un supporto nel conseguimento della patente di guida, due degli ostacoli maggiori emersi tra chi non trova lavoro. A settembre 2021 possiamo dire che chi bussa alla nostra porta sono ancora i ‘soliti poveri’, chi cioè ha sempre vissuto situazioni di grande difficoltà che la pandemia non ha fatto altro che aggravare. Poi rimangono i lavoratori stagionali, che non sanno se saranno confermati, e i percettori del reddito di cittadinanza: da noi sembra funzionare un po’ meglio che in altre zone, ma si sta facendo passare un messaggio culturale sbagliato sul mondo del lavoro”.

Un’ultima analisi anche da Paolo Piantoni, direttore di Confindustria Bergamo: “Da quanto abbiamo visto nella prima tranche di colloqui possiamo ipotizzare che chi cerca lavoro potrà essere inserito in cluster specifici, che faciliterebbero anche la risoluzione del loro problema. Dalle interlocuzioni con le nostre aziende è emersa anche grande disponibilità da parte loro, partendo innanzitutto dalla formazione. Guardando i dati, se saremo in grado di fare le cose per bene, notiamo che un buon 75% può essere inserito nel mondo del lavoro, chi immediatamente e chi con un piccolo sostegno. Ma non abbandoniamo nemmeno chi non risulta idoneo, perchè possiamo fornire idee per limitare il loro disagio. Vogliamo dare risposte a tutti, con una sperimentazione unica nel suo genere e molto impegnativa: ogni attore al tavolo è costretto a lavorare in sinergia con l’altro”.

 

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