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Covid, buone notizie a livello nazionale: contagi e ricoveri giù, ma non a Bergamo - BergamoNews
Report 14 – 20 settembre

Covid, buone notizie a livello nazionale: contagi e ricoveri giù, ma non a Bergamo

I numeri del contagio lasciano intravedere una frenata, e soprattutto l'impatto sugli ospedali è sembrato essere molto meno violento rispetto alle ondate precedenti. Segno inequivocabile di come i vaccini funzionino, soprattutto nell'evitare le ospedalizzazioni.

La quarta ondata di questa pandemia, almeno in Italia, sembra avere il fiato corto. I numeri del contagio lasciano intravedere una frenata, e soprattutto l’impatto sugli ospedali è sembrato essere molto meno violento rispetto alle ondate precedenti. Segno inequivocabile di come i vaccini funzionino, soprattutto nell’evitare le ospedalizzazioni.

I dati nazionali

I nuovi casi a livello nazionale sono stati 29.523 (-14,3% dai 34.441 del periodo precedente); media giornaliera 4.217 (da 4.920). Come detto, è un segnale importante e che lascia ben sperare. Anche perché il trend di diminuzione corre, adesso, da tre settimane consecutive.

Anche il tasso di positività relativo ai soli tamponi molecolari è in discesa: ora è al 4,2% (dal 5% di una settimana fa); mentre il rapporto medio positivi/tamponi totali comprensivo dei rapidi è all’1,54% (in precedenza 1,85%); rapporto positivi/casi testati 7,26% (da 7,64%).

La curva dei decessi è invece pressoché stabile: sono stati 399 negli ultimi 7 giorni, undici in più rispetto allo stesso periodo della settimana scorsa (quando furono 388, per una variazione percentuale del +2,8%). Sono in diminuzione i ricoveri ordinari (sono 3.982, erano 4.200 lunedì scorso) e quelli in terapia intensiva (sono 523, erano 563 sette giorni fa), con una variazione percentuale di -5,2% nel primo caso e di -7,1% nel secondo.

L’indice di contagio sui sintomatici scende a 0,85 da 0,92, mentre il valore dell’incidenza passa a 54 casi per 100mila individui da 64.

Sale un poco il numero dei tamponi totali: 1.926.320 da 1.969.050, due terzi dei quali di tipo antigenico rapido. Lo squilibrio impedisce sia il corretto tracciamento dei casi (i test rapidi non sono stati pensati per questo utilizzo) sia il sequenziamento del materiale virale che si effettua solo in seguito a tampone molecolare.

In Lombardia e a Bergamo

Anche in Lombardia scende il dato dei nuovi casi: sono 3.259 i nuovi positivi, con un decremento del 11,6% rispetto ai 3.687 del periodo precedente. Prosegue inoltre anche questa settimana l’incremento del numero dei ricoveri in Area Covid: 435 gli attuali (erano 416); stabili quelli in Terapia Intensiva (da 62 a 63). I decessi sono stati da 27, sette in più del rilevamento scorso.
Le persone attualmente positive sono 11.466, in calo rispetto alla settimana scorsa, quando erano 11.545. L’incidenza dei casi ogni 100mila abitanti passa da 37 a 33. Cala anche in Regione l’indice di positività, ora allo 0,96% (era a 1,15%).

In controtendenza rispetto ai dati nazionali e regionali i nuovi casi registrati nella provincia di Bergamo, che sono stati 256 con un incremento del 11,3% sul periodo precedente, quando erano 230.

Cresce anche il numero dei pazienti ricoverati: da 26 a 33 in Area Medica e da 6 a 7 in Terapia Intensiva. Non si sono registrati decessi per la terza settimana consecutiva. Sale leggermente l’indice di contagio ogni 100 mila abitanti: da 21 a 22.

In provincia si è raggiunto il 67% di completamento del ciclo vaccinale, che corrisponde al 75% degli over 12.

La campagna vaccinale

È anche grazie alla campagna vaccinale che prosegue in modo sempre più evidente la riduzione dei nuovi casi, che per ora non risente della ripresa delle attività produttive, delle scuole e dei trasporti; per vederne gli eventuali effetti occorrerà attendere il periodo fra la fine del mese in corso e le prime settimane di ottobre. Quanto questo impatto sarà limitato, dipenderà dalla rapidità con cui raggiungeremo la soglia minima dell’80% di vaccinati rispetto alla popolazione totale (quindi 48 milioni di italiani; alla sera del 20 settembre erano a quota 41.175.000).

Ricordiamo che l’effetto positivo dei vaccini non si manifesta solo nella riduzione del rischio di contagio, di ricovero e di decesso per il singolo soggetto, ma influisce direttamente sulle caratteristiche diffusionali del virus: i vaccinati, infatti, trasmettono l’infezione con minore efficienza rispetto ai non vaccinati, frenando così la dinamica al rialzo inevitabilmente indotta da altri fattori (stagionalità, riaperture, eccetera).

Prima della estensione a tutti i lavoratori del pubblico e del privato, la campagna vaccinale stava rallentando, con un decremento importante di circa 200mila dosi settimanali. Anche se la corsa non può più essere quella di qualche mese fa, quando non era vaccinata la maggior parte della popolazione, l’obbligatorietà del certificato verde sta di nuovo facendo incrementare il numero di coloro che si vaccinano. A ieri il 69,5% della popolazione ha completato il ciclo. Il 5,4% è in attesa di seconda dose. Complessivamente, contando anche il monodose e i pre-infettati che hanno ricevuto una dose, è almeno parzialmente protetto Il 74,9% della popolazione italiana. Considerando solo gli over 12, oggetto della campagna vaccinale, la percentuale di almeno parzialmente protetti è del 83,1% mentre il 77,1% è completamente vaccinato.

News sui vaccini

Pfizer ha affermato che prevede di richiedere a novembre l’autorizzazione degli Stati Uniti per la somministrazione del suo vaccino contro il Covid-19 per i bambini di età compresa tra sei mesi e cinque anni. La vaccinazione dei bambini è considerata un passo cruciale per domare la pandemia, dato che le strutture per l’infanzia e le scuole possono fungere da terreno fertile per il virus.
Ema: seconda dose AstraZeneca sicura. Dopo mesi di silenzio, l’Ema è tornata a parlare di AstraZeneca, confermando la sicurezza del vaccino anglo-svedese, dopo che il Comitato per i medicinali per uso umano (Chmp) ha completato una ulteriore analisi dei dati sul rischio di trombosi rare post somministrazione.

In merito al mix vaccinale (la vaccinazione eterologa) raccomandata in Italia per gli under 60 che abbiano ricevuto la prima dose di AstraZeneca, per Ema “laddove non venga somministrata una seconda dose di Vaxzevria, al momento non è possibile formulare raccomandazioni definitive sull’uso di un vaccino diverso per la seconda dose”.

Più morti dell’Influenza Spagnola

Da oggi i numeri diventeranno ufficiali: gli Stati Uniti supereranno i 675mila morti dell’influenza spagnola. Come sottolinea il “Washington Post”, tuttavia, ci sono differenze tra i due scenari.

Nel 1918, quando iniziò la Spagnola, negli Usa vivevano poco più di 100 milioni di abitanti, mentre oggi sono 330 milioni. Questo significa che il Covid ha provocato un morto ogni 500 americani, mentre la Spagnola uno ogni 150. A livello globale, inoltre, il Covid ha provocato finora 4,7 milioni di vittime, un numero molto inferiore alle 50 milioni di persone decedute a causa dell’influenza tra il 1918 ed il 1919. Fatte le debite proporzioni e sottolineato che all’epoca non esisteva un vaccino specifico contro la malattia, il numero dei decessi attuali, soprattutto negli USA, è comunque elevato.

L’incognita africana

Un altro capitolo estremamente interessante di questi giorni riguarda l’allarme lanciato dall’OMS sulla situazione africana. L’Africa, infatti, sconta una significativa carenza di vaccini dopo che Covax ha ridotto le spedizioni programmate. E questo, secondo l’OMS, aumenta in modo notevole il rischio di nuove varianti. Solo il 17% della popolazione continentale sarà immunizzata entro la fine di quest’anno rispetto all’obiettivo prefissato del 40% dell’Oms.

Qualche informazione rapida, in chiusura, sull’epidemia a livello mondiale. Prende vigore la riduzione del contagio, come registrato dall’ultimo Bollettino epidemiologico dell’Oms (periodo 6-12 settembre 2021): i nuovi casi individuati sono stati 3.931.221 (-12,0% sulla settimana precedente). In calo anche i decessi (62.546, -7,9%). Al primo posto per numero di casi troviamo ancora gli Usa (1.034.836, -20% sulla settimana precedente). Seguono Uk (256.051, +5%); India (248.248, -15%); Iran (172.030, -17%) e Turchia (158.236, +6%). La variante Delta è stata individuata in 180 (6 in più della settimana precedente) dei 211 Paesi e territori sottoposti a monitoraggio dall’Oms.

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