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“Invecchiando s’impara (a vivere)”: la promozione di un nuovo welfare della terza età - BergamoNews
Il convegno

“Invecchiando s’impara (a vivere)”: la promozione di un nuovo welfare della terza età

Le Amministrazioni e gli enti coinvolti nel programma: “Ora è tempo di farlo camminare con le proprie gambe”

Bergamo. Sta stretta la parola “fine” agli attori del progetto “Invecchiando s’impara (a vivere)”, presenti sabato 18 settembre al convegno di Villa Ambiveri a Seriate per raccontare i 4 anni di un piano di azioni dedicato alla promozione dell’invecchiamento attivo. Nessuno, tra i rappresentanti di istituzioni ed enti, pare voler parlare di conclusione. Si guarda avanti, a ciò che dovranno fare le Amministrazioni future dei 19 Comuni della Bergamasca coinvolti dal progetto, afferenti all’Ambito di Seriate e a quello di Grumello del Monte (123mila abitanti in tutto).

Un programma che è il risultato di un partenariato di 8 soggetti, ovvero, oltre ai 2 Ambiti territoriali già menzionati, 3 cooperative sociali (Universiis, Namastè, P.A.E.S.E.), Fondazione della Comunità Bergamasca, Fondazione Madonna del Boldesico (che gestisce servizi e strutture per anziani) e l’Asst Bergamo Est – Ospedale Bolognini di Seriate.

“Invecchiando s’impara (a vivere)” ha ottenuto il finanziamento di un milione di euro dal bando “Welfare di Comunità e Innovazione Sociale” di Fondazione Cariplo. Fin dagli esordi, è stato seguito con grande entusiasmo dal compianto Carlo Vimercati, uno dei protagonisti della vita di Fondazione Cariplo e a lungo presidente di Fondazione della Comunità Bergamasca, scomparso due anni fa e ricordato da Gianpietro Benigni, membro della Commissione Centrale di Beneficenza di Fondazione Cariplo, che si è soffermato sul valore del welfare in azione: “Fondazione Cariplo ha supportato tutte quelle iniziative in grado di rispondere ai bisogni delle persone. Questo è stato possibile grazie al coinvolgimento di istituzioni ed enti e, soprattutto, grazie alla creazione delle Fondazioni di comunità, veri e propri radar dei bisogni di un territorio. ‘Invecchiando s’impara (a vivere)’ va in questa direzione”.

Un progetto che resta, dunque. Delle differenti azioni messe in campo per un nuovo welfare della terza età, resteranno e “diventeranno parte dei Piani di Zona”, come dice Gabriele Cortesi presidente dell’Ambito di Seriate, i 4 Alzheimer Caffè (Albano Sant’Alessandro, Seriate, Chiuduno e Cavernago) e 14 appartamenti in housing sociale (6 a Seriate e 8 a Tagliuno). Gli Alzheimer Caffè sono luoghi d’incontro per persone con demenza senile (39 gli utenti seguiti in questi anni), per i loro familiari e caregiver (29), dove è possibile socializzare, passare del tempo piacevolmente (per esempio, ballando, facendo ginnastica dolce, giocando a bocce), anche grazie al coinvolgimento di volontari (25), trovare supporto e risposte riguardo alla malattia grazie alla presenza di professionisti in ambito educativo, sanitario e psicologico.

“Il Germoglio” a Seriate e “C.A.S.A. SICOMORO” a Tagliuno (Castelli Calepio) sono le residenze pensate per offrire a persone con limitata autonomia o bisognose di bassa assistenza socio-sanitaria un ambiente gestito e protetto che tuttavia garantisca il mantenimento dell’autonomia delle persone anziane, offrendo stimoli, relazioni, sostegno medico ed infermieristico e, soprattutto, la possibilità di decidere ancora per se stessi. Esperienze di housing sociale a metà strada tra il sostegno a domicilio e l’inserimento in strutture sanitarie, senza trascurare un collegamento con la rete familiare e amicale. E proprio a “C.A.S.A. SICOMORO” è ambientato il cortometraggio “Pinocchio” del regista Emilio Guizzetti, che racconta “una storia di amicizia, ambientata durante il lockdown, tra due anziani con storie molto diverse e che, col tempo, imparano a conoscersi, fino a mescolare e confondere le loro personalità, arricchendosi reciprocamente”. E confessa, intervistato dal giornalista Max Pavan: “Visti i tanti temi appena tratteggiati in 15 minuti di cortometraggio, ci sarebbero volute 20 puntate di una serie. C’è il rapporto tra generazioni, la pandemia, il messaggio positivo finale…. Stavo per rifiutare la proposta, ma poi ho avuto un’intuizione e ho deciso di accettare”.

Generico settembre 2021
Da sinistra Massimo Giupponi, Francesco Locati, Giuseppe Guerini. In piedi il giornalista Max Pavan

Se dunque il convegno rappresenta, per usare ancora le parole di Cortesi, “il primo evento di un progetto che da oggi comincia a camminare con le proprie gambe”, resta tra tutti i partecipanti una consapevolezza maturata proprio in questi anni: lavorare insieme è il nuovo metodo di lavoro del welfare. Ancora Cortesi: “Fare rete è certamente faticoso, significa mettere insieme tante legittime aspettative, tanti punti di vista. Questo progetto ci insegna che è sicuramente complicato, ma è costruttivo. Credo che debba diventare lo stile per essere più efficaci, efficienti e rispondenti ai bisogni delle persone”. In sintonia il collega Stefano Locatelli, presidente dell’Ambito di Grumello del Monte: “Nessun ente locale, da solo, sarebbe mai in grado di erogare tutti questi servizi. Con questo progetto, pubblico e terzo settore sono riusciti a collaborare nonostante le difficoltà. Nel tempo, queste nuove prassi potranno migliorare”.

Concordi Massimo Giupponi direttore ATS Bergamo e Francesco Locati direttore Asst Bergamo Est: “Occorre proseguire nella direzione tracciata da ‘Invecchiando s’impara (a vivere)’. Questa è la strada, possiamo considerarlo un progetto antesignano e che potremmo esportare in altri contesti, come quello dei malati cronici, ad esempio”. Continua Giupponi: “Fra le altre cose, il Piano Nazionale di Ripresa e resilienza (PNRR) si pone l’obiettivo del potenziamento dell’offerta dell’assistenza territoriale attraverso lo sviluppo degli Ospedali di Comunità: anche il presupposto di queste iniziative è che si lavori insieme”.

Giuseppe Guerini, vicepresidente della Fondazione della Comunità Bergamasca, intravede nuove sfide, oltre a quelle tracciate: “Dobbiamo imparare ad essere terzo settore, c’è la necessità di mettere in campo la capacità di fare mobilitazione e la capacità di mettere le persone intorno ai progetti. Si fa sempre fatica a includere il nuovo, si fa fatica a coinvolgere i giovani, che – anche la pandemia lo ha dimostrato – sono attivi nella solidarietà, ma agiscono slegati da organizzazioni o associazioni. Dobbiamo porci nuove domande”.

Generico settembre 2021
Da sinistra Stefano Rinaldi e Gianantonio Farinotti

Il bilancio di questi quattro anni di lavoro di Stefano Rinaldi e Gianantonio Farinotti, coordinatori del progetto “Invecchiando s’impara (a vivere)” si riassume in poche parole: velocità, concretezza e relazioni. Le prime due sono di Rinaldi: “Non siamo ancora abbastanza concreti e abbastanza veloci nelle risposte dei familiari dell’anziano che perde improvvisamente l’autonomia, dobbiamo crescere in questo senso”. Le relazioni “sono quelle cha abbiamo costruito. Sono il seme che abbiamo gettato e che ora dobbiamo avere cura di innaffiare e fare crescere bene”, dice Farinotti.

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