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Covid: settimana con dati tutti al ribasso. A Bergamo zero decessi - BergamoNews
Report 7/13 settembre

Covid: settimana con dati tutti al ribasso. A Bergamo zero decessi

Intanto l’Aifa ha approvato la terza somministrazione, si parte dagli “immunocompromessi”: una platea che comprende circa tre milioni di italiani fragili di tutte le età, colpiti da una o più patologie severe. Poi over 80 e sanitari. Ancora non è deciso se la terza dose verrà fatta a tutti

La settimana epidemiologica 7-13 settembre conferma l’avvenuta inversione al ribasso della curva epidemica. Dopo la lettura dei principali numeri e indicatori interpreteremo la dinamica in atto con uno sguardo alle possibili evoluzioni nel breve e medio periodo.

I dati nazionali

I nuovi casi a livello nazionale sono stati 34.441 (-14,6% dai 40.330 del periodo precedente); media giornaliera 4.920 (da 5.761); rapporto medio positivi/tamponi totali 1,85% (in precedenza 2,13%); rapporto positivi/casi testati 7,64% (da 11,6%).

In calo i ricoveri ordinari (sono 4.200, erano 4.302); in lieve diminuzione anche quelli in terapia intensiva, che passano da 570 a 563, con 264 nuovi ingressi nella settimana (302 la precedente).

I decessi settimanali diminuiscono da 421 a 388. Il valore di Rt è 0,92 contro 0,97 del periodo precedente.

Stabile il numero dei tamponi totali: 1.919.485 da 1.926.320, il 64,7% dei quali di tipo antigenico rapido. Sottolineiamo nuovamente che questo squilibrio limita in modo importante la ricerca delle varianti attraverso il sequenziamento virale, operazione possibile solo con i tamponi molecolari (o con alcuni rapidi di ultima generazione, peraltro in uso solo in pochissimi ospedali).

In Lombardia e a Bergamo

Anche in Lombardia scende il dato dei nuovi casi, sia pure con una percentuale minore rispetto al dato nazionale: sono infatti 3.687 i positivi, con un decremento del 4,8% rispetto ai 3.874 del periodo precedente. Prosegue inoltre anche questa settimana l’incremento del numero dei ricoveri in Area Covid: 416 gli attuali (erano 375), e di quelli in Terapia Intensiva che passano da 56 a 62. I decessi sono stati da 20 (-1). Le persone attualmente positive sono 11.545, in aumento rispetto alla settimana scorsa, quando erano 11.367. L’incidenza dei casi ogni 100mila abitanti passa da 38 a 37. Cala anche in Regione l’indice di positività, ora all’1,15% (era a 1,28%).

I nuovi casi registrati nella provincia di Bergamo sono stati 230, in diminuzione del 17,9% sul periodo precedente, quando erano stati 280. Cala leggermente il numero dei pazienti ricoverati: da 29 a 26 in Area Medica e da 7 a 6 in Terapia Intensiva. Non si sono registrati decessi. Scende l’indice di contagio ogni 100 mila abitanti: da 25 a 21.

Dureranno i cali?

In Italia, come abbiamo riscontrato dai dati, prosegue, esattamente da 15 giorni, una fase di calo dei nuovi casi; essa è destinata però ad esaurirsi tra fine settembre e la prima metà di ottobre. A contrastare questa tendenza, spingendo quindi verso una nuova inversione al rialzo della curva epidemica, contribuiranno due diversi fattori:

1) La ripresa delle attività produttive, delle scuole (dove soprattutto tra i più giovani la copertura vaccinale è ancora insufficiente) e degli spostamenti con mezzi di trasporto pubblico.

2) La stagionalità, che nel periodo autunno – inverno vede aumentare le occasioni di permanenza di più persone in luoghi chiusi, condizione favorevole al Sars-CoV-2 e a tutti i virus respiratori in generale.

Al contrario il mantenimento, o addirittura l’accelerazione, dell’attuale dinamica calante sono legati a una rapida crescita dei soggetti immunizzati, fino a raggiungere almeno l’85% della popolazione generale (non solo dei vaccinabili). Al momento siamo al 74% (68% ciclo completo – 6% in attesa seconda dose.

Il rallentamento trova conferma anche nelle parole del direttore della Prevenzione del ministero della Salute, Gianni Rezza che, alla conferenza stampa sull’analisi dei dati del Monitoraggio Regionale della Cabina di Regia, ha affermato: “Siamo di fronte a una situazione epidemiologica che ci solleva perché abbiamo una diminuzione dell’incidenza e dell’Rt. Quello che può essere invece un dubbio è la situazione europea, perché gli altri paesi si trovano in situazione diversa”.

Il punto sui vaccini

Le fasi espansive e di contrazione dell’epidemia, come abbiamo osservato in passato, sembrano seguire un ritmo preciso con periodicità indipendente dalle contromisure adottate e dal procedere della campagna vaccinale: la crescita dei nuovi casi dura in media 8-10 settimane, ed è seguita da una fase più breve (6-7 settimane circa) di contrazione del contagio. Il mantenimento di questa regolarità, pur in presenza di un numero crescente di soggetti vaccinati, è ora direttamente correlabile alle caratteristiche della variante Delta. Essendo altamente diffusiva contagia con maggiore facilità i non vaccinati rispetto a quanto accadesse in passato con la variante Alfa, generando quindi valori assoluti importanti e spesso paragonabili se non superiori a quelli del passato.

Un secondo motivo riguarda la minore efficacia dei vaccini in uso contro l’infezione da variante Delta rispetto alle precedenti: condizione che allarga la platea dei soggetti suscettibili e contribuisce a mantenere elevato il numero dei nuovi casi.

La percentuale di vaccinati in Italia

Ci sono diversi modi di leggere questi numeri sulla base della popolazione che viene presa come riferimento:

1) La popolazione italiana complessiva
Guardando a questo insieme di persone (59.258.384 come certificato dall’ultimo censimento Istat), il 68% della popolazione italiana ha completato il ciclo vaccinale (monodose o due dosi). Visto che il virus circola a tutte le età, pur con conseguenze meno gravi nei bambini, è questo il valore più significativo da osservare. Il 32% di non completamente vaccinati sono comunque poco meno di 19 milioni di persone.

2) Popolazione vaccinabile
Questo sottoinsieme è invece composto dagli over 12, ovvero quelli che possono vaccinarsi secondo le indicazioni Aifa al momento.

3) Popolazione delle tessere sanitarie
Questa è la platea considerata dal commissario Figliuolo e dai membri del governo quando comunicano un target raggiunto, ed è basata sui dati forniti dalle regioni dei titolari di “Tessera Sanitaria” o di certificati sanitari come il tesserino Stp (stranieri temporaneamente presenti) riconosciuto ai migranti irregolari.
Si tratta di una platea più ampia di quella Istat perché comprensiva anche per esempio di richiedenti asilo non ancora iscritti all’anagrafe ma iscritti al servizio sanitario e perciò titolari di tessera sanitaria.

Over 12

Le regioni più vicine al raggiungimento dell’80% dei completamente vaccinati tra gli over 12 sono Lazio e Lombardia. È un risultato importante, ritenuto molto ambizioso soltanto sei mesi fa.

Ma questo non significa che avremo l’immunità. Su questo la comunità scientifica ormai è abbastanza concorde.

Come detto, il virus ha una contagiosità molto elevata, è capace di mutazioni e per quando molto efficaci i vaccini attuali non coprono al 100%, in particolare dall’infezione.

L’obiettivo al momento è ridurre la gravità della malattia. Cosa che sta già avvenendo in maniera evidente, come indicano i dati ormai da alcune settimane.

Il rapporto tra nuovi contagi e ricoveri e decessi è molto più favorevole oggi rispetto a un anno fa, quando i vaccini erano ancora soltanto una speranza.

La terza dose

L’Aifa ha approvato la terza somministrazione, si parte dagli “immunocompromessi”: una platea che comprende circa tre milioni di italiani fragili di tutte le età, colpiti da una o più patologie severe. Poi over 80 e sanitari. Ancora non è deciso se la terza dose verrà fatta a tutti.

La situazione nel mondo

Per quanto riguarda l’epidemia a livello mondiale, dopo il calo della scorsa settimana, i dati dell’Oms (Bollettino epidemiologico del 7 settembre, periodo considerato 30 agosto – 5 settembre) rilevano un lieve rialzo dei nuovi casi: +1,73% con 4.471.946 positivi individuati.

La crescita è totalmente riconducibile alle Americhe (1.763.048 nuovi casi) mentre tutte le altre zone di monitoraggio Oms presentano dati in calo: Europa -4%; Sud Est Asia -9%; Mediterraneo orientale -16%; Pacifico occidentale -4%; Africa -25%. Il dato delle Americhe, a sua volta, dipende quasi totalmente dagli Usa, dove la campagna vaccinale presenta numeri largamente insufficienti: solo il 53,3% della popolazione il 9 settembre risultava protetta con doppia dose (fonte Cdc). Nel periodo 30 agosto – 5 settembre la crescita dei nuovi casi negli Usa ha raggiunto il 38% con 1.297.399 positivi individuati: il 73,5% dell’intera zona di monitoraggio Oms e il 29,0% del totale mondiale.

Dall’inizio della pandemia i decessi nel mondo legati al Covid sono 4.635.000, a fronte di un totale di 224.930.000 casi di contagio. La variante Delta è diffusa in 174 Paesi e territori (4 in più della scorsa settimana) tra i 211 monitorati in dettaglio dall’Oms.

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