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Il Covid e l'arte, Nicoletta Freti: "Il vuoto dovuto alla pandemia è generatore di nuove possibilità" - BergamoNews

Arte

L'intervista

Il Covid e l’arte, Nicoletta Freti: “Il vuoto dovuto alla pandemia è generatore di nuove possibilità”

"L’arte può farci pensare a nuovi modi di porsi nel mondo. Immagino opere che possano aiutare le persone a liberarsi dai condizionamenti e dai pensieri inutili, spogliarsi, contattare la calma interiore e la presenza, liberarsi dall’ansia di fare, di avere, per imparare a stare con se stessi e, di conseguenza, con gli altri". Afferma l'artista

Bergamo. Dell’artista Nicoletta Freti conosciamo la passione per la luce in tutte le sue modulazioni, l’interesse per le superfici e i materiali più riflettenti, ma anche l’attenzione sensibile alle connessioni tra la creatività e il processo di crescita personale.

Bergamasca d’adozione, Nicoletta Freti ha studiato pittura all’Accademia Carrara, dove poi è stata parte del corpo docente per undici anni. Nel 2008 ha fondato con altri la Scuola di cura di sé, dove attualmente tiene seminari creativi. Frutto di anni di ricerca su questi temi, nel 2014 è uscito per Lubrina Editore il suo libro “Il respiro dell’arte”, nel 2015 “L’immaginazione come pelle” e nel 2021 “L’ala perduta”, un testo che, come dice l’autrice “invita a cercare se stessi”.

Artista che ama sperimentare tecniche e materiali d’avanguardia – tra cui fibre ottiche e led – mettendoli in dialogo con strumenti tradizionali dell’arte, nelle opere più recenti esalta la tensione tra il rigore del pensiero razionale e una passionalità fluida e mutevole, affidata ancora una volta alle variabili della luce e dell’ambiente. Il risultato sono opere che dialogano col mondo di fuori ma che sollecitano anche il sé più profondo.

Le chiediamo come sta vivendo questa lunga stagione di restrizioni per l’arte e la cultura dovuta alla pandemia.
Mi è mancata la possibilità di vedere mostre e di incontrare persone, questo sì, ma ho anche avuto l’occasione di fermarmi. Ho potuto lasciar scorrere il tempo con un altro ritmo, senza la fretta né l’ansia di dover riempire gli spazi vuoti. A livello artistico sono stata ferma per tutto il mese di marzo. In quel periodo ho osservato a lungo il Monte Linzone dalla finestra del mio studio/abitazione di Longuelo – la bellezza e la mutevolezza del paesaggio, della luce che lo avvolgeva mi hanno molto ispirato. Fermarsi, stare, osservare, notare, farsi sorprendere dalle piccole cose della vita mi ha portato a un certo punto a desiderare di riavvolgere il filo che collega le varie fasi della mia ricerca per ripartire dall’inizio, dalla luce, lavorando in modo non finalizzato all’esposizione né al desiderio di realizzazione.

Nei suoi progetti l’attualità è importante?
L’attualità è essere presenti nel qui e ora. Mi sembra una condizione indispensabile per affrontare la vita, per superare i problemi che incontriamo come singoli e come collettività. Se non c’è la presenza si cade negli automatismi, nell’ansia, nell’angoscia. È la presenza che dobbiamo cercare. Ho provato a far sentire questo nelle opere, e anche nel rapporto con le persone: un rapporto mediato dalla tecnologia e, grazie a questa, possibile nonostante tutto.

Nicoletta Freti

La sua arte vive di luce. Invece la pandemia ha creato in noi spazi di buio e di vuoto…
So per esperienza che il vuoto non è mai vuoto ma è generatore di nuove possibilità. Ogni artista si espone al vuoto. Per creare è necessario mettere in discussione quello che c’è e affrontare il vuoto, stare nel vuoto. Azzerare e ripartire dalla superficie bianca, questo ho sentito era il mio bisogno durante il lockdown. Ecco, sono ripartita da lì, con quello che avevo in studio – cartone telato, colori, plexiglas, materiali traslucidi e riflettenti – per notare che la luce attraversava i materiali e agiva sulla superficie creando luce dove ti aspetti l’ombra, ombre chiare e impreviste, situazioni mutevoli come mutevole era l’immagine del monte visto dalla finestra. Nel mio lavoro ho sempre cercato di considerare le variazioni luminose e ho cercato, anche, di rendere mutevoli le opere, sempre grazie alla luce.

L’arte può aiutarci a uscire dalla crisi?
L’arte può farci pensare a nuovi modi di porsi nel mondo. Immagino opere che possano aiutare le persone a liberarsi dai condizionamenti e dai pensieri inutili, spogliarsi, contattare la calma interiore e la presenza, liberarsi dall’ansia di fare, di avere, per imparare a stare con se stessi e, di conseguenza, con gli altri.

Che contributo dovrebbe dare la politica all’arte?
In particolare in questo momento, la politica dovrebbe valorizzare il nostro patrimonio, sia quello storico che quello attuale fatto di persone e luoghi e opere, favorendo lo sviluppo del pensiero creativo in tutte le sue forme. Nei momenti di crisi c’è ancora più bisogno di questo.

Immagini di rappresentare quest’ultimo anno con una singola opera…
Mi affiderei a un quadro a due facce: una tela bianca su un lato e uno specchio sul lato opposto.

Nicoletta Freti

Secondo lei, che cosa può fare Bergamo per l’arte e per gli artisti?
Si potrebbe affiancare all’attenzione data agli artisti internazionali la conoscenza della realtà artistica locale. C’è tanta gente che lavora e non è facile conoscere quello che fa. Più che mostrare le singole opere, usate troppo spesso come ingredienti per letture tematiche non sempre utili, darei un po’ di spazio alla ricerca del singolo artista, al percorso svolto nel tempo la cui osservazione fa comprendere anche la singola opera. Lo spazio può non essere necessariamente espositivo, ci sono tante formule possibili.

A che cosa sta lavorando attualmente?
Sto lavorando a una serie di opere astratte che si intitola Intimamateria in cui la luce è messa in relazione con la superficie pittorica. Ci sono vari livelli di lettura di un’opera: questa serie mette in evidenza aspetti del fare pittorico che di solito non consideriamo e offre un modo diverso di guardare la realtà sensibile, la materia, noi stessi.

Ha appena finito di scrivere un libro, “L’ala perduta”: ce ne parla in sintesi?
Si tratta di un romanzo: L’ala perduta, edito da Bramani Lubrina, un libro che invita a cercare se stessi. Il lockdown ha reso impraticabili vecchie strade, vecchi modi di vivere, sta a noi trovarne di nuovi. E’ proprio di questo che parla il libro. In un momento di crisi, la protagonista inizia un percorso di crescita, avvalendosi anche della pratica dell’arte – non poteva mancare in un mio libro! L’arte aiuta ad aprirsi al pensiero creativo, invita a sospendere i condizionamenti, a darsi il permesso di osare, di aprirsi alla sperimentazione e all’errore, di tentare nuove strade, nuovi modi di pensare. Conduce verso nuove ombre da attraversare, nuova luce dentro di sé.

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