Giornata mondiale per la prevenzione

Suicidi, nell’ultimo anno in Bergamasca aumentati del 40% i tentativi tra i giovani

Emi Bondi, direttore del Dipartimento di Psichiatria del Papa Giovanni: "Le categorie più soggette sono anziani e giovani, i primi per depressione e solitudine, i secondi per rabbia e disperazione"

Venerdì 10 settembre è la Giornata Mondiale per la prevenzione del suicidio. I dati relativi al primo semestre del 2021 sono allarmanti: rispetto al periodo pre-Covid le richieste di aiuto al servizio Telefono Amico sono triplicate, così come i casi registrati sia a livello nazionale sia a livello provinciale. Il fenomeno suicidario rappresenta, soprattutto oggi, una preoccupazione globale e un gravoso problema di salute pubblica in ogni nazione, responsabile di oltre 800mila morti, vale a dire un suicidio ogni 40 secondi. La prevenzione del suicidio si impone, quindi, come sfida universale.

“Il fenomeno si è moltiplicato soprattutto nei ragazzi giovani e negli anziani – spiega Emi Bondi, direttore del Dipartimento di Salute Mentale e delle Dipendenze e direttore della Psichiatria 1 dell’ASST Papa Giovanni XXIII di Bergamo -. Nei primi è maggiormente legato a momenti di disperazione, alla rabbia, all’impulsività mentre nei secondi alla solitudine, alla depressione, ai lutti, che nel periodo della pandemia hanno colpito prepotentemente questa categoria”.

Nella nostra provincia i dati sono in linea con quelli nazionali: “Nell’ultimo anno e mezzo abbiamo assistito ad un aumento dei casi inizialmente in persone adulte e anziane poi, dal novembre 2020, nella fascia più giovane della popolazione. Il Covid e l’isolamento hanno aumentato le patologie psichiatriche, abbiamo registrato attraverso gli ingressi in pronto soccorso il 20 per cento in più di tentativi di suicidio, nei ragazzi anche il 40 per cento in più“.

Il suicidio è la decima causa di morte a livello mondiale: giocano molto anche fattori i climatici, la provenienza geografica, la familiarità: “Nei Paesi del nord Europa questo fenomeno è più presente rispetto a quelli del sud, così come lo è nei paesi delle regioni montane, soprattutto in quelli isolati – continua Bondi -. Nelle donne si registra un’incidenza maggiore di tentativi di suicidio, spesso attuati attraverso l’utilizzo di farmaci o con la defenestrazione, gli uomini ricorrono invece a modalità più cruente come impiccagione o l’utilizzo delle armi”.

Come è possibile prevenire questo fenomeno? “Innanzitutto i tentativi non vanno sottovalutati. Rappresentano sempre una richiesta d’aiuto e, se non trattati nel modo adeguato, potrebbero ripresentarsi e trasformarsi in tragedie. Bisogna prestare attenzione ai cambiamenti del comportamento e, anche in caso di chiusura in se stessi, cercare un mondo per parlare, aprire un contatto, approfondire”.

Spesso per genitori di figli adolescenti o giovani, non è sempre facile capire quando si tratta di cambiamenti passeggeri dovuti all’età o sintomi di un disagio più profondo.

“É fondamentale l’osservazione, la vicinanza, adottando un approccio comprensivo, senza critiche o giudizi – sottolinea la direttrice -. Nel caso si abbia il sentore che qualcosa non vada, è opportuno rivolgersi al proprio medico curante, ad un consultorio o a servizi di supporto specifici. E se non si riesce a trovare un contatto, un dialogo come genitori, si può chiedere l’intervento di un amico, un insegnante, un allenatore sportivo o una figura che per il giovane abbia una certa importanza”.

In occasione della Giornata mondiale per la prevenzione del suicidio la Porta San Giacomo verrà illuminata per sensibilizzare la popolazione su questa delicata tematica.

 

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