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Lavoro, cresce l'occupazione in Bergamasca: ma i contratti sono a tempo determinato - BergamoNews
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Lavoro, cresce l’occupazione in Bergamasca: ma i contratti sono a tempo determinato

L’inversione in corso da qualche mese del contributo dei rapporti temporanei (in aumento) rispetto a quelli a tempo indeterminato (in flessione) è segno di una fase di ripresa condizionata da eccezionali fattori stagionali e di “rimbalzo” dopo la compressione forzata nelle fasi di emergenza

Bergamo. L’Osservatorio Mercato del Lavoro – Settore Sviluppo della Provincia ha redatto e pubblicato il rapporto sull’andamento delle assunzioni e cessazioni in provincia di Bergamo aggiornato al mese di luglio.

A luglio, per il terzo mese consecutivo, assunzioni e cessazioni in provincia di Bergamo hanno superato i livelli pre-Covid (anno 2019). I flussi di mobilità del lavoro aumentano, ma il saldo complessivo tra ingressi e uscite è ancora inferiore ai ritmi di crescita del 2019. In confronto a un anno fa (2020), l’occupazione dipendente conta quasi seimila posizioni in più, grazie alla tenuta dei settori già in espansione (costruzioni, industria e agricoltura) e all’ampliarsi del contributo del macrosettore del commercio e servizi che beneficia della recente ripresa delle attività turistiche.

La crescita a saldo è di poco inferiore a quella raggiunta nel mese scorso per effetto di una dinamica più vivace delle cessazioni, soprattutto delle missioni in somministrazione, e, tra i contratti permanenti, delle dimissioni (mentre risultano invariati i licenziamenti).

L’inversione in corso da qualche mese del contributo dei rapporti temporanei (in aumento) rispetto a quelli a tempo indeterminato (in flessione) è segno di una fase di ripresa condizionata da eccezionali fattori stagionali e di “rimbalzo” dopo la compressione forzata nelle fasi di emergenza epidemica; nonché da incertezze sull’evoluzione del quadro economico e sanitario e da difficoltà, vecchie e nuove, nel reperimento di personale.

Nel mese di luglio le assunzioni con contratto di lavoro dipendente in provincia di Bergamo (12.712) sono aumentate di circa un terzo (+31,3%) rispetto allo stesso mese del 2020 (9.681) e hanno superato nettamente (+9,9%) il livello pre-Covid del corrispondente mese del 2019 (11.563). Le cessazioni (11.368 a luglio) sono aumentate più delle assunzioni: del 42,2% su luglio 2020 e del 15,1% su luglio 2019 .
Il saldo mensile netto, tra assunzioni e cessazioni, di luglio 2021 è positivo (+1.344), ma inferiore ai corrispondenti valori nel 2020 e nel 2019.
Il saldo annuo tra agosto 2020 e luglio 2021 segna un consistente aumento (+5.911) delle posizioni lavorative dipendenti, con dinamica in lieve attenuazione rispetto ad un mese fa (+6.256) e una distanza al momento ancora netta dai tassi di crescita medi annui del 2019 (con incrementi, nei mesi centrali, al di sopra delle ottomila posizioni).
I prossimi due mesi forniranno informazioni più precise sull’impatto – in termini di contratti e occupazione – di una stagione estiva e turistica che presenta diversi caratteri di eccezionalità.

GRAFICO LAVORO

Tutti i macrosettori contribuiscono alla crescita del lavoro dipendente in provincia (+5.911, il saldo annualizzato a luglio): l’industria (+2.344), il commercio e servizi (+2.173), le costruzioni (+1.027), l’agricoltura (+367). Negli ultimi mesi la crescita tendenziale risulta in decelerazione nelle costruzioni e in progressivo miglioramento nel commercio e servizi, stabile nell’industria. Nel commercio e servizi le variazioni positive più consistenti si registrano nelle sezioni Ateco dei servizi di supporto alle imprese (+851), nel commercio (+821), nelle attività di alloggio, bar e ristorazione (+328), nella sanità e assistenza sociale (+306) e nei servizi di informazione e comunicazione (+266). Ancora con saldo negativo le attività di intrattenimento (-103) e il settore finanziario-bancario (-467).

GRAFICO LAVORO

Per quanto riguarda le tipologie contrattuali alla variazione positiva degli ultimi dodici mesi contribuisce per oltre la metà delle posizioni il lavoro in somministrazione (+3.161), anche se in decelerazione nell’ultimo mese per effetto di un rimbalzo stagionale delle cessazioni, l’apprendistato (+1.588), che vede un discreto incremento degli ingressi a giugno e luglio, e i contratti a tempo determinato (+1.251), questi ultimi ritornati da tre mesi sopra i livelli di assunzione pre-Covid.
Il saldo annualizzato dei contratti a tempo indeterminato è invece per il secondo mese consecutivo leggermente negativo (-89). Le assunzioni a tempo indeterminato (2.667 a luglio) stanno recuperando i livelli pre-Covid e anche le stabilizzazioni sembrano in leggero aumento negli ultimi due mesi, ma è più influente l’aumento delle cessazioni (3.533 a luglio) dovuto in circa due casi su tre alle dimissioni. Non si ravvisa al momento alcuna variazione significativa dei licenziamenti economici a seguito del primo sblocco dal 1° luglio (vedi a pag.16 le causali di cessazione dei contratti a tempo indeterminato, apprendistato incluso).

GRAFICO LAVORO

Il saldo tra ingressi e uscite è positivo in tutte le aree dei Centri per l’Impiego: la crescita delle posizioni di lavoro dipendente in provincia si consolida nell’area del capoluogo (+2.103) e resta molto positiva nell’area di Grumello del Monte (+1.268). Le assunzioni, in confronto al luglio del 2019, aumentano più della media provinciale nelle aree di Trescore e Clusone.

CORNA (CISL): “LE AZIENDE ABBIANO CORAGGIO: INVESTANO SUI CONTRATTI A TEMPO INDETERMINATO”

“Partendo dal dato generale, che conferma la ripresa da tempo annunciata, possiamo dire che aver salvaguardato con cassa e ammortizzatori sociali la capacità produttiva e quella delle persone collegate ai posti di lavoro ha permesso la ripartenza veloce e la ripresa economica della nostra provincia – osserva Francesco Corna, segretario generale CISL Bergamo -. Le aziende devono ora avere più coraggio per rinvestire sui contratti a tempi indeterminato, stabilizzando persone e investendo sul bene primario che sono lavoratori e lavoratrici il dato dell’osservatorio provinciale, invece, evidenzia un aumento dei contratti a tempo determinato. Perciò, pur se positivo, il dato ha la connotazione solo dell’aumento di lavoro ancora precario, mentre la stabilizzazione favorirebbe professionalità e qualità del lavoro. L’auguro è che il dato di questa ricerca si consolidi e che insieme si possa lavorare sulle politiche attive del lavoro, puntando con più forza la nostra attenzione a neet e donne”.

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