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Solo 13 donne su 79 candidati sindaco, Roberta Ribon: "Carico familiare e stereotipi ci penalizzano" - BergamoNews
Il parere

Solo 13 donne su 79 candidati sindaco, Roberta Ribon: “Carico familiare e stereotipi ci penalizzano”

Secondo la Consigliera di Parità e avvocatessa non si tratta di scarso interesse per la politica ma della difficile conciliazione con gli impegni legati alla cura: "La norma esiste, ma va sostenuta da un cambiamento culturale verso il principio di uguaglianza tra donne e uomini"

Su 79 candidati sindaco alle prossime elezioni amministrative del 3 e 4 ottobre, solamente 13 sono donne. Il dato balza all’occhio in modo prepotente, considerato che la presenza femminile è pari al 15 per cento delle candidature totali.

C’è Matilde Tura a Treviglio, sostenuta dal Pd, dal Movimento 5 Stelle e da quattro liste civiche, che sfida il sindaco in carica Juri Imeri per il centrodestra e i moderati Daniele Corbetta e Augusto Corsi; a Cologno al Serio Chiara Drago di Progetto Cologno gioca la sua partita contro Massimiliano Del Carro della civica Cologno concreta e Marco Picenni per il centrodestra; a Gromo e Locatello le candidate in cerca del quorum non hanno sfidanti e sono Sara Riva e Simona Carminati; a Palosco Santina Redolfi, sfida i due candidati civici Davide Emiliano Pagani e Mario Mazza; Enrica Bonzi se la gioca contro Luciano Valaguzza a San Giovanni Bianco; a Solza Jessica Martino sfida Simone Biffi; a Torre Pallavicina si fronteggiano Roberta Paloschi e Antonio Marchetti; a Verdellino Helga Ogliari se la vedrà con l’attuale sindaco Silvano Zanoli e il vicesindaco Umberto Valois; a Urgnano invece le donne candidate sindaco sono due: Giovanna Seghezzi  e Maria Rosa Zammataro, che sfidano Giacomo Passera, Marco Gastoldi e Simone Bonafini.

La scarsa presenza femminile della candidate non sorprende Roberta Ribon, Consigliera di Parità per la nostra provincia, nominata direttamente dal Ministero del Lavoro. “Il dato riflette una realtà di sotto-rappresentazione del genere femminile rispetto a quello maschile nelle cariche pubbliche anche a livello locale – dichiara -. La difficoltà per una donna di trovare spazio democratico nel contesto della gestione della cosa pubblica non è purtroppo una novità”.

Quali sono le difficoltà che una donna può riscontrare nell’assumersi un impegno politico?

“La donna incontra certamente svariate difficoltà, principalmente lungo due direttrici, una a connotazione individuale e una collettiva. Ciascuna di noi sconta, a livello personale, fatiche che hanno a che fare con il proprio carico familiare, con i doveri di cura e accudimento in ambito domestico di cui spesso siamo uniche referenti. Si tratta di impegni delicati, emotivamente coinvolgenti, che possono rendere addirittura impraticabile la conciliazione tra attività politica e gestione della vita familiare se non sorretti da una distribuzione, quantomeno più efficiente, del carico domestico. Allo stesso tempo, ed in aggiunta, la donna che desideri intraprendere attività politica si scontra, di fatto, anche a livello locale, con barriere più o meno visibili che amplificano ingiustificatamente il carico di lavoro che la stessa desidererebbe, per sua vocazione o aspirazione, rendere in favore della collettività. Faccio un esempio: le riunioni fissate la sera, destinate a protrarsi talvolta ad oltranza, quale disponibilità possono raccogliere in capo ad una donna che sia anche genitrice o figlia di un genitore anziano o comunque caregiver di persona vulnerabile?”

Crede quindi non si tratti di una mancanza di disponibilità legata al disinteresse per la politica da parte del genere femminile.

“Non è vero che la politica non suscita l’interesse delle donne. Questo è un luogo comune che sottende ben altra realtà, ovvero barriere discriminatorie ad un accesso democratico delle donne alla politica. Il vero tema su cui è bene interrogarci è legato alla concreta disponibilità che le donne possono dedicare all’attività politica nell’attuale assetto di gestione del carico familiare, ancora troppo spesso scarsamente distribuito sugli uomini. Parlare di disinteresse delle donne per la politica oggi significa restare ancorati a radici storico culturali che ci offrono la dicotomia netta tra uomini, dediti alla res pubblica, e donne dedite al focolare domestico”.

Cosa si potrebbe fare a livello di pari opportunità per favorire l’ingresso delle donne nell’amministrazione della cosa pubblica?

“È una domanda che tocca il nodo dolente delle discriminazioni di genere nell’ambito politico e della rappresentanza, che va sciolto senza scivolare nel vittimismo e nella autocommiserazione. Occorre cercare pazientemente, ma in maniera risoluta, elementi di mitigazione a favore di una società duale, intervenendo con meccanismi correttivi che ristabiliscano un’uguaglianza nelle opportunità a partire dalla presa d’atto delle disuguaglianza nelle condizioni personali e sociali di partenza”.

Quali sono le soluzioni a livello pratico?

“Da un lato, una carica istituzionale come quella che ricopro rappresenta una condizione privilegiata per interpretare al meglio, anche attraverso buone pratiche, il principio della uguaglianza sostanziale tra donne e uomini. La legislazione esiste, ma non basta ed il quadro desolante della realtà dei dati anche sul nostro territorio ce lo dimostra. La norma da sola non è sufficiente se, come al solito, non è sostenuta da sensibilità, cambiamento culturale e consapevolezza”.

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