24-25 settembre

Da Pisogne a Lovere a nuoto. La lotta di Salvatore, amputato: “La disabilità sta nella società, non nella persona” fotogallery

Il 25 settembre a Lovere Salvatore sarà ospite alla cerimonia d’inaugurazione del Polo Sportivo della Disabilità, struttura nata per offrire alle persone con disabilità un’ampia scelta di attività sportive - tra cui vela, canottaggio, nuoto e tennis - tutte in un unico luogo e con un obiettivo preciso: garantire uno sport senza barriere, o abbattere i muri attraverso lo sport

Lovere. Salvatore Cimmino è nato il 23 giugno 1964 a Torre Annunziata ma vive e lavora a Roma in una società del Gruppo Finmeccanica, la Leonardo, dove fa parte della direzione delle relazioni esterne. La sua più grande passione è il nuoto, che inizia a praticare a 41 anni, senza mai più smettere. “Ho cominciato per motivi fisioterapici. Poi in piscina ho scoperto che sapevo anche nuotare oltre che galleggiare”.

Lo dice con un tono leggero, ma all’età di 15 anni Salvatore viene colpito da un osteosarcoma che lo costringe all’amputazione della gamba a metà del femore. Da quando entra in vasca però la sua vita cambia, perché decide di fare del nuoto uno strumento per dare voce a chi è affetto da disabilità. Proprio così è nato nel 2007 il Giro d’Italia a nuoto, un tour nelle acque italiane con l’intenzione di sensibilizzare sul problema delle barriere architettoniche. E quest’anno, per la seconda edizione, farà tappa anche sul lago d’Iseo: sabato 25 settembre toccherà infatti entrambe le sponde del bacino nuotando la Pisogne-Lovere, il quindicesimo appuntamento del Giro. La traversata, che inizierà alle 9.30 e durante la quale sarà accompagnato dai velisti dell’AVAS e dai gruppo canoisti Canottieri Sebino, avrà come punto di partenza il porto Goen di Pisogne per arrivare, intorno alle 12, al porto turistico di Lovere. La destinazione non è casuale, perché a Lovere Salvatore sarà ospite alla cerimonia d’inaugurazione del Polo Sportivo della Disabilità, struttura nata per offrire alle persone con disabilità un’ampia scelta di attività sportive – tra cui vela, canottaggio, nuoto e tennis – tutte in un unico luogo e con un obiettivo preciso: garantire uno sport senza barriere, o abbattere i muri attraverso lo sport.

“Per un mondo senza barriere e senza frontiere” è proprio lo slogan di uno dei più grandi progetti di Cimmino: A nuoto nei mari del globo. Nel corso di quest’altro tour, iniziato nel 2010 e del quale fa parte anche il Giro d’Italia, il 57enne campano ha attraversato i corsi d’acqua dei più grandi paesi del mondo: dall’Argentina al Congo, dal Canada alla Nuova Zelanda, dagli USA all’Australia. Ed è durante una di queste traversate, quella del Canale della Manica, che ha raggiunto anche un record assoluto: “È stato un caso strano. Degli agonisti italiani nessuno aveva mai portato a termine la traversata della Manica”. Lui invece c’è riuscito, in 9 ore e 50 per la precisione. Ma nonostante questo i risultati sportivi non lo interessano, perché l’obiettivo da raggiungere è più importante, ovvero accendere un faro sui problemi del mondo della disabilità, che oggi in Italia conta oltre 3 milioni di persone. “C’è tantissimo da fare, perché quotidianamente vengono infranti i diritti di chi ha una disabilità”. La cosa più urgente però secondo lui è occuparsi delle malattie rare. “Oggi sono più di seimila. In Europa abbiamo 30 milioni di persone che ne soffrono e solo in Italia 2 milioni. L’80% delle malattie rare sono di origine genetica. Bisogna andare incontro ai genitori che si stanno dimenando perché non trovano un farmaco salvavita. Ma bisogna farlo domani mattina, perché poi sarà troppo tardi”. Per Salvatore il primo problema è la scarsa attenzione che nel nostro Paese viene data a questo tema: “In Italia si fa molta fatica a considerare la disabilità. Ma la disabilità risiede nella società, non nella persona. Quando questo concetto verrà capitalizzato le disabilità e la prigionia delle disabilità saranno sconfitte. Questa la più grossa battaglia”.

Lo sport per queste persone spesso diventa un mezzo di riscatto. Salvatore però non può nascondere anche qui le sue perplessità: “La verità è che non c’è spazio per tutti nemmeno nello sport. L’attività fisica aiuta e ha aiutato anche me, ma non possiamo dire che nel nostro Paese tutti abbiamo le stesse possibilità. C’è ancora molto da fare anche in questo campo”. Il pensiero ai brillanti risultati della nazionale paralimpica a Tokyo viene allora immediato. Cimmino è contento, ma rimane sempre ancorato alla realtà. “Se quei ragazzi fossero tutti gli oltre 3 milioni di persone con disabilità come sarebbe bella l’Italia. Ma probabilmente già domani quando ritorneranno a casa, o anche prima mentre staranno viaggiando, riprenderanno a scontrarsi sempre con le solite barriere, architettoniche e sociali”.

Sui giornali non si sente parlare abbastanza di disabilità forse. “È una tematica che non fa trend, che smuove solo chi ne è coinvolto direttamente. I media dovrebbero fare la loro parte probabilmente”. Per questo lancia un messaggio: “Nel mondo le persone con disabilità hanno superato il miliardo, e ogni giorno mentre noi stiamo parlando il numero aumenta. Anche solo per il diabete ogni trenta secondi nel mondo viene amputato un arto inferiore. Che cosa ancora deve accadere – si chiede infine – per comprendere che la vita è sacra, che il mondo è di tutti, che dobbiamo costruire un mondo per tutti?”.

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