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Quorum al 40%, Troilo: "Democrazia non a rischio, servono meccanismi più trasparenti a livello nazionale" - BergamoNews
Il parere

Quorum al 40%, Troilo: “Democrazia non a rischio, servono meccanismi più trasparenti a livello nazionale”

Nel dibattito sulla partecipazione al voto dei piccoli comuni, interviene il professore ordinario di Istituzioni di Diritto pubblico dell'Università di Bergamo Silvio Troilo

Sulla questione dell’abbassamento del quorum dal 50 al 40 per cento, per i paesi sotto i 15mila abitanti, nei quali si presenta un’unica lista, si esprime anche Silvio Troilo, professore Ordinario di Istituzioni di diritto pubblico dell’Università degli Studi di Bergamo.

“A mio avviso, le nuove regole non incidono negativamente sulla democraticità delle elezioni nei Comuni dove si presenta un unico candidato sindaco e un’unica lista – spiega -. Anche se la partecipazione attiva di tutti i cittadini è – e resta – un obiettivo da cercare di raggiungere, essendo sancito dalla stessa Costituzione all’art. 3, secondo comma (per cui “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”), la libertà di non partecipare, per le più varie ragioni, è comunque garantita ai singoli, essendo il voto un “dovere civico” ma non propriamente giuridico, come è invece pagare le tasse o rispettare il codice della strada”.

Fino al 1993, infatti, erano previste sanzioni amministrative per chi non si presentava ai seggi elettorali. Una volta cambiata la legge in merito, e non solo per questo motivo, il tasso di partecipazione alle consultazioni elettorali è sceso costantemente.
“Prendendo atto di ciò, la legge 3 maggio 2021, n. 58, di conversione del decreto-legge 5 marzo 2021, n. 25, ha introdotto le modifiche relative all’abbassamento del quorum – prosegue il professore -. In base ad esse il sindaco e i consiglieri comunali dovranno, comunque, essere espressamente accettati da almeno il 50 per cento dei votanti, ossia di chi effettua una scelta elettorale consapevole e, almeno il 40 per cento degli elettori residenti nel Comune (esclusi gli italiani residenti all’estero) dovrà recarsi alle urne”.
Troilo porta ad esempio le elezioni politiche, dove “nei collegi uninominali viene eletto deputato o senatore anche chi ottiene meno del 50 per cento dei voti espressi, bastando la maggioranza relativa, magari il 30 per cento, contro – in ipotesi – il 29 per cento del secondo più votato e il 25 per cento del terzo più votato”.

“Certamente sarebbe meglio che si presentassero alle elezioni più candidati sindaci e più liste, e che poi esprimessero il loro voto tutti i cittadini – sottolinea -. Ma il disimpegno dalla politica o, forse, forme di impegno differenti, sono un dato di fatto. Inoltre, bisogna considerare che, per il mancato impegno di alcuni, anche chi va a votare viene danneggiato: infatti, in caso di nullità delle elezioni per mancato raggiungimento del quorum, il Comune verrebbe commissariato, cioè guidato per molti mesi da un funzionario della Prefettura non eletto dai cittadini e che non conosce bene la realtà che deve gestire”.

Resta però l’esigenza di rivitalizzare la partecipazione alla vita comunale “ma anche provinciale, regionale, nazionale, europea, anche con strumenti più agevoli e meno ingabbiati nelle formalità burocratiche come assemblee pubbliche, forme di consultazione diretta”. Secondo Troilo servono “meccanismi elettorali più trasparenti e meno “eteroguidati”: ad esempio, a livello nazionale, la presenza di liste bloccate, ossia senza la possibilità di esprimere preferenze, e la facoltà di presentare le candidature senza alcuna sottoscrizione dei cittadini, accordata ai partiti rappresentati nelle Camere precedenti, costituiscono, a mio avviso, elementi che riducono, sia pure solo in parte, la democraticità delle elezioni politiche, più di quanto facciano le nuove regole per i Comuni”.

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