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Covid a Bergamo: nell'ultima settimana 280 contagi, salgono da 14 a 29 i pazienti ricoverati - BergamoNews
Report 31 agosto-6 settembre

Covid a Bergamo: nell’ultima settimana 280 contagi, salgono da 14 a 29 i pazienti ricoverati

Due i decessi. Anche in provincia sale l’indice di contagio ogni 100 mila abitanti: da 24 a 25

La settimana epidemiologica 31 agosto-6 settembre segna l’inversione al ribasso della curva epidemica.

I nuovi casi a livello nazionale sono stati 40.330 (-11,8% dai 45.740 del periodo precedente, 24-30 agosto); media giornaliera 5.761 (da 6.534); rapporto medio positivi/tamponi totali 2,13% (in precedenza 2,93%); rapporto positivi/casi testati 11,6% (da 13%).

I ricoverati in area medica sono 4.302 (dai 4.264 del 30 agosto); 570 le terapie intensive (dalle 548 del periodo precedente, con 302 nuovi ingressi nella settimana (erano stati 296). Sale anche la curva dei decessi: sono stati 421, in crescita del 20% rispetto alla settimana scorsa (351).

Il valore di Rt è a 0,97 (contro 1,01 del 30 agosto). L’incidenza dei casi ogni 100mila abitanti passa da 77 a 74.

Finalmente in rialzo, ma su valori assoluti ancora migliorabili, i tamponi totali: 1.926.320 (da 1.623.371; +18,7%) il 62% dei quali di tipo antigenico rapido. Uno sbilanciamento che limita la ricerca delle varianti attraverso il sequenziamento virale, possibile solo con i tamponi molecolari.

Con la ripresa delle attività e il ritorno alle residenze abituali cambia l’equilibrio epidemico regionale: al decremento generale si contrappone un aumento nelle regioni del nord, in particolare Lombardia, Trentino A.A., Friuli e Veneto.

L’epidemia sembra quindi a un punto di svolta, perché la diminuzione dei nuovi casi settimanali si accompagna a un robusto incremento dei tamponi eseguiti. Segnaliamo di nuovo la caratteristica del Sars-CoV-2 di tenere un ritmo preciso nelle sue manifestazioni a ondate, con periodi di 8-10 settimane di espansione seguiti da ribassi di durata leggermente inferiore.

Un’oscillazione che non riguarda solo l’Italia, ma che trova conferma anche nei dati a livello mondiale e che nel 2021 si sta manifestando indipendentemente dal procedere delle campagne vaccinali. Questo perché il virus, pur colpendo meno soggetti che in passato, ha incrementato la propria capacità diffusionale e contagia con alta efficienza i non vaccinati. Le prossime settimane, in Italia, vedranno lo scontro diretto tra una tendenza nuovamente espansiva legata alla ripresa delle attività e della circolazione sul territorio, e una frenante legata al procedere della campagna vaccinale: un primo punto di svolta, con l’effettivo contenimento dei numeri del contagio, dovrebbe essere collocato intorno all’80% della popolazione totale vaccinata. Dopo di che, data la maggiore contagiosità della variante Delta, per ottenere una sorta di indennità di gregge occorrerebbe convincere ancora circa un 10% di italiani.

La Lombardia è una delle regioni in controtendenza: i nuovi casi sono stati 3.874, con un aumento del 7,3% rispetto ai 3.609 del periodo precedente. Prosegue inoltre anche questa settimana l’incremento del numero dei ricoveri in Area Covid: 375 gli attuali (erano 341), e di quelli in Terapia Intensiva che passano da 48 a 56. I decessi sono diminuiti: da 35 a 21. Le persone attualmente positive sono 11.367, in calo rispetto alla settimana scorsa, quando erano 12.169. L’incidenza dei casi ogni 100mila abitanti passa da 37 a 38. Grazie al buon numero di vaccini effettuati, cala anche in Regione l’indice di positività, ora all’1,28%.

I nuovi casi registrati nella provincia di Bergamo sono stati 280, con un leggero incremento sul periodo precedente, quando erano stati 268.

Raddoppia il numero dei pazienti ricoverati: da 14 a 29, mentre diminuiscono di due unità quelli in Terapia Intensiva: da 9 a 7. Si sono registrati due decessi. Anche in provincia sale l’indice di contagio ogni 100 mila abitanti: da 24 a 25.

Vaccinazioni in Europa

In pochi ci avrebbero scommesso a gennaio 2021, ma il 31 agosto l’Unione europea ha annunciato di aver raggiunto il 70% di adulti completamente vaccinati, rispettando un target fissato dalla Commissione europea “entro la fine dell’estate”. Dopo un inizio difficile, l’Europa ha trovato una strada convincente nella vaccinazione di massa, con quote elevate di popolazione immunizzata prima ancora che sia stato introdotto un, eventuale, obbligo vaccinale.

La media di Bruxelles scalza quella degli Usa, fermi poco sopra al 63% di popolazione maggiorenne vaccinata, e si avvicina sempre di più ai numeri del Regno Unito: nell’Isola si registra oggi una quota del 78,6% di cittadini pienamente vaccinati, ma su un campione che include 16-17enni e una popolazione pari a circa un settimo di quella contenuta nel perimetro Ue (66,65 milioni di britannici, contro i 447 milioni dell’Unione).
L’Italia peraltro oggi è tra i migliori paesi della Ue. Il 65,5% della popolazione ha completato il ciclo vaccinale. Il 7,5% è in attesa di seconda dose. Complessivamente, contando anche il monodose e i pre-infettati che hanno ricevuto una dose, è almeno parzialmente protetto Il 72,9% della popolazione italiana.
Considerando solo gli over 12, oggetto della campagna vaccinale, la percentuale di almeno parzialmente protetti è del 80,9% mentre il 72,6% è completamente vaccinato.

La variante MU

L’ultima variante inserita dall’Oms nell’elenco delle cosiddette “Variants of interest”, ovvero potenzialmente pericolose e da seguire con attenzione è la MU. Come per ogni nuova variante potenzialmente più pericolosa dell’attuale, si inizia a porsi nuove domande come le seguenti:
1) Possiamo stare tranquilli, perché la diffusione della variante Mu a livello mondiale è soltanto dello 0,1%.
2) Siamo in grossi guai, perché elude la risposta dei vaccini.
Nessuno dei due atteggiamenti è però corretto. La diffusione modesta non limita il potenziale di espansione: anche la variante Alfa (ex inglese) e Delta (ex indiana) a un certo punto della loro storia erano allo 0,1%, ma questo non ha impedito loro di diventare dominanti a livello mondiale.

Per contro, nonostante le allarmistiche interpretazioni degli ultimi giorni, sulla capacità della variante Mu di eludere la risposta vaccinale l’Oms si è mostrata molto cauta, parlando di “una costellazione di mutazioni che indicano una capacità potenziale di eludere la risposta immunitaria”, e facendo subito dopo espresso riferimento a studi preliminari che dovranno trovare conferma e che mostrano una ridotta capacità neutralizzante del vaccino (non una perdita totale) molto simile a quella riscontrata contro la variante Beta (ex Sudafricana).

Insomma, niente festeggiamenti per la bassa diffusione attuale della variante Mu, ma niente panico per un presunta minore efficacia (non inutilità) del vaccino. La stessa diminuzione di efficacia contro il rischio di infezione si è manifestata anche con la variante Delta, che tuttavia viene contrastata in modo eccellente dai vaccini in uso nelle sue manifestazioni più pericolose: rischio di ricovero, di ingresso in terapia intensiva e di decesso.

Strategie future

Quanto invece alle strategie di contrasto, Israele ha fatto da apripista con le terze dosi, in quanto secondo le autorità del paese, l’immunità è di circa sei mesi. Il tema diverrà progressivamente sempre più di attualità in tutto l’occidente. Il che pone in maniera ancora più stringente il tema del contenimento del virus nei paesi più poveri, dove gran parte della popolazione non ha ancora avuto nemmeno la prima dose.
Una strategia che appare ormai insostenibile è quella dello zero covid. L’Australia, per esempio, sta abbandonando questo obiettivo e cercando di spingere sempre più sulla vaccinazione.
Persino la Cina si interroga. Uno degli scienziati più autorevoli del Paese, Zeng Guang, ha recentemente spiegato in un’intervista a un quotidiano cinese che l’approccio attuale non può durare per sempre, e che la Cina “non può isolarsi dal mondo, mentre si appresta ad ospitare i giochi olimpici invernali del 2022”.

In chiusura i dati mondiali (Bollettino epidemiologico Oms): nel periodo 23-29 agosto i nuovi casi individuati sono stati 4.395.748 (-2,8% sulla settimana precedente). Il calo chiude una fase espansiva di nove settimane. Gli Usa restano il Paese più colpito per numero di infezioni: 938.014 nell’ultima settimana, -8% sulla precedente. La variante Delta è diffusa in 170 Paesi e territori (7 in più del 22 agosto) tra i 211 soggetti al monitoraggio Oms.

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