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Il concerto

Omar Pedrini a Bergamo: “Dopo l’intervento al cuore, torno sul palco con il sorriso”

Omar Pedrini sarà a Bergamo sabato 4 settembre, in duo elettroacustico. Con lui sul palco ci sarà anche Davide Apollo, voce dei Precious Time, la prima band fondata da Pedrini ai tempi del liceo.

Bergamo. “Il rock è morto”. Quante volte questa frase è stata ripetuta nel corso dei decenni? Forse troppe. Nel corso del tempo si sono schierate tre categorie di pensatori: quelli per cui il rock è morto, quelli per cui non morirà mai e gli indecisi che ancora aspettano un segnale.

Quando si entra in contatto con la musica di Omar Pedrini, si ha la sensazione che il rock, quello con la “r” maiuscola, è ancora tra noi. Ogni cellula del musicista bresciano, ex leader dei Timoria, lo conferma. Il suo è un cuore rock che batte, sempre e comunque, tenuto vivo da musica e tanta bellezza.

È così dal 1990 quando i Timoria esordirono con il primo album “Colori che esplodono”, è stato lo stesso nella sua carriera da solista. Ed è così ancora oggi. Nell’estate della rinascita, Omar Pedrini ha dovuto subire un terzo intervento al cuore, circostanza che lo ha costretto ad annullare metà della tournée.

Dopo la pausa forzata, sarà a Bergamo sabato 4 settembre, in duo elettroacustico. Con lui sul palco ci sarà anche Davide Apollo, voce dei Precious Time, la prima band fondata da Pedrini ai tempi del liceo. “L’ho promesso al mio cardiologo – spiega il musicista bresciano – Davide mi aiuterà a riprendere il fiato quando ne sentirò il bisogno. Ho affrontato quest’ultimo periodo difficile con il sorriso, come sempre: sono tornato sul palco appena ho potuto”.

Quando si tratta di Omar Pedrini i termini vitalità e resilienza non sono mai abusati.

Omar Pedrini

Omar, questa sarebbe dovuta essere la stagione della rinascita per lei. Lo è stata in un modo diverso da come se la sarebbe aspettata. Ora come sta?

Ora sto bene, grazie. Quest’estate 2021 sarebbe dovuta essere la stagione della rinascita per tutti, non solo per me, soprattutto per la condizione in cui si è ritrovato il mondo della musica. Dopo l’emergenza Covid abbiamo amaramente accertato il fatto che l’arte non è considerata un mestiere in Italia e che i musicisti non vengono visti come professionisti, anche da parte delle Istituzioni. Come molti dei miei colleghi, avevo programmato una tournée dopo tutto questo buio. Ma ahimè la vita mi ha costretto ad un “secondo lockdown”, a causa dei miei noti problemi cardiocircolatori. Mi sono dovuto sottoporre a un nuovo intervento che mi ha costretto a un pit stop momentaneo e all’allunamento di una parte del mio tour. Per me è stata una doppia beffa da parte del destino, ma continuo con il sorriso, non mi abbatto mai. Ora sono uscito da due settimane dall’ospedale e sabato 4 settembre farò tappa nella bellissima Bergamo.

Com’è stato riprendere a lavorare dopo l’intervento?

Mi sento felice, anche perché sono uscito dall’ospedale con le mie gambe. Quando abbiamo capito che l’intervento non era più rimandabile, abbiamo fatto di tutto per salvare il salvabile: quindici date, di cui quattro con la mia band – ho pensato molto ai miei musicisti e tecnici che non hanno lavorato per molti mesi- e altre in acustico, formula in duo con cui mi esibisco da anni. Di fatti la più adatta per questo periodo di pandemia. In realtà è da decenni che ho l’usanza di fare le tournée alla “Neil Young”, in cui a concerti con la band alterno quelli in duo acustico. La mia anima è divisa in due: la musica del teatro canzone da un lato e quella scatena del sesso, droga e rock ‘n roll. A 54 anni non ho ancora capito quale sia la mia vera natura. Ma una cosa è chiara: il nostro mondo, quello della musica, non è ancora ripartito. Viviamo un compromesso per non morire. È meglio che niente e spero che serva da stimolo perché c’è un settore che sta ancora piangendo.

Nella sua anima convivono teatro canzone, rock n’ roll, bellezza e contaminazione. Queste sono le molecole fondamentali del suo DNA, emerse sicuramente negli anni del Brescia Music Art. ci racconti quell’esperienza?

Nel 1990 uscì il primo album del Timoria che allora fu rivoluzionario perché fummo i primi a proporre rock cantato in italiano. Era una forte scriminante da parte dei produttori. “Il rock in italiano fa ridere, è banale!”, ci dicevano. Ma io andavo avanti in “direzione ostinata e contraria”. Faccio parte della generazione cresciuta con i Velvet Underground, Neil Young, David Bowie, gli Smith. Era un rock fatto da intellettuali i cui testi dicevamo messaggi importanti. A me piace il rock che fa pensare. Infatti il primo album dei Timoria si chiama “Colori che esplodono”. Anche per questo, il mio sogno era di dare vita a una factory come quella di Andy Wharol, dove non ci fossero solo musicisti, ma anche pittori, attori, poeti, fotografi. Ci sono riuscito: l’ho realizzato a Pavia nel 1999 e poi a Brescia, dove sono riuscito a creare un festival con artisti che la pensavano come me. E così ho iniziato a chiamare i giovani gruppi, dai big agli esordienti. A Brescia sono arrivati gli Afterhours, i Bluvertigo, Jovanotti, Gianna Nannini, il grande Battiato. Erano quattro giorni di spettacoli di contaminazione tra arti per dimostrare che l’arte è il più pure dei sentimenti umani, nasce da un’unica ispirazione.

Come è continuata la storia del Brescia Music art?

È durata tre anni, nell’ultimo il festival aveva assunto una taratura internazionale arrivando ad accogliere tra le sessanta e le ottantamila persone. Ricordo l’esposizione dei quadri di Jovanotti e di Battiato … meravigliosi! Venne poi anche Floria Sigismondi, che aveva appena fatto un film con Madonna, a presentare in anteprima mondiale il suo film su Marlyn Manson. Ci fu persino Lawrence Ferlinghetti, il padre della beat generation. Nel mio ultimo album “Come se non ci fosse un domani” c’è una canzone scritta insieme. Vedi che meraviglia!? Dalla contaminazione nasce altra contaminazione. Questo sogno è andato avanti fino al 2000, forse Brescia non era ancora pronta, si puntava sempre su proposte molto più rassicuranti. Ultimamente è nata una nuova anima di Brescia, che ha capito, come Bergamo, di essere una città per giovani e per l’arte.

Guardiamo al 2023, un anno molto importante per le nostre città. Come vede Bergamo e Brescia insieme quali spazi di contaminazione artistica?

Le vedo molto bene insieme. Negli ultimi anni a Bergamo è stato fatto tantissimo per la cultura. Invio, per modo di dire, il vostro museo stabile di arte contemporanea. È una ricchezza enorme di cui Brescia è carente. Io vedo un 2023 in cui Bergamo e Brescia possano diventare complementari, insieme più forti. Cosa che per altro già da tempo dimostrano grazie con il Festival Pianistico Internazionale di Brescia e Bergamo. Brescia è più vocata per la vita notturna e i locali, anche grazie ai Timoria è diventata la città delle band. La stessa spinta sono convinta che la daranno i Pinguini Tattici Nucleari, ragazzi bravi e divertenti ma con un’ottima base culturale. Bergamo ha il festival jazz, l’arte contemporanea, il teatro Donizetti. Non solo, so che verso la fine del 2022 a Bergamo verrà aperto un nuovo palazzetto per la musica. Insomma, io credo che Bergamo e Brescia insieme siano la città più figa d’Italia. Questa è una grande occasione e confido che le amministrazioni comunali saranno brave a dialogare tra loro.

Quali sono secondo lei i luoghi di Bergamo e Brescia fertili per l’arte?

Brescia ha una buona base di club. E poi ci sono i teatri, le scuole. Tutti i luoghi di città e provincia sono idonei. Mi riferisco alle valli, ai laghi. Deve esserci una nuova sensibilità delle persone nei confronti della musica. Ho fatto il mio primo Sanremo a 22 anni e, con il tempo, viaggiando in tutta Italia capito viaggiando in tutta Italia che Bergamo e Brescia sono le città del lavoro. È negli ultimi anni che iniziamo a essere percepiti anche per l’arte. L’Italia ha capito la nostra vera natura purtroppo in un momento di dolore. Ora c’è un’altra bellissima occasione per riscattarci.

In questo momento della tua vita dove ritrovi la bellezza?

La rivedo in molte cose. Oggi la bellezza la notiamo in tutto. Forse l’arte più nobile è il cinema in cui ci sono possibilità infinite di vedere la grande bellezza. Ma la grande bellezza sta anche nei gesti, in quello che facciamo. Chi vive pensando agli altri coltiva la grande bellezza. La bellezza è non essere indifferenti.

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