In stazione

Bergamo, un flop la protesta anti green pass. I pendolari: “Necessario per viaggiare più sicuri” fotogallery

Più poliziotti che manifestanti, 5-6 al massimo. Uno di loro è arrivato in piazzale Marconi dall'alta Val Brembana: "Ero curioso di vedere cosa sarebbe successo, ma ho solo sprecato benzina".

Bergamo. Cinque, sei manifestanti al massimo, se così si possono definire. È davvero esiguo il numero di persone che mercoledì 1 settembre si sono presentate alla stazione ferroviaria, in occasione della protesta nazionale annunciata contro l’obbligo di green pass per i viaggi a lunga percorrenza. Decisamente più corposo, invece, il numero di agenti delle forze dell’ordine dispiegati per l’occasione. Compreso il questore Maurizio Auriemma, arrivato in piazzale Marconi.

La protesta, un po’ com’era cominciata, si è spenta via social. A dirla tutta, non si è mai accesa: i pochi, pochissimi presenti hanno comunicato nei gruppi Telegram l’assenza di manifestanti, smorzando sul nascere ogni entusiasmo. “Qui ci sono solo giornalisti, io vado via”. Oppure “Grazie, la prossima volta non invitate proprio”. Insomma, la minaccia di non far partire i treni è rimasta tale, senza arrecare alcun disagio all’ordine pubblico.

Tra i ‘no-vax’ e i ‘no-pass’ circola un po’ di delusione. Scambiano qualche parola con la stampa: “Non avrei mai occupato i binari – ci tiene a precisare uno di loro, arrivato apposta dall’alta Valle Brembana -. Ero curioso di vedere cosa sarebbe successo, ma venendo qui ho solo sprecato benzina”. “I soliti leoni da tastiera” taglia corto un altro, arrivato dalla Val Serina sperando in una protesta un po’ più accesa. “Quelle che seguivo io negli anni Ottanta sì che erano proteste serie, non queste pagliacciate”.

I motivi che li hanno spinti in città sono i soliti noti. Considerano il green pass uno strumento della ‘dittatura sanitaria’ imposta dalle multinazionali farmaceutiche. Lo definiscono “anticostituzionale”. Di conseguenza, non vedono di buon occhio il vaccino. C’è chi fa notare, però, che la salute non è tutelata solo come diritto fondamentale del singolo, ma anche come interesse della collettività. Come alcuni pendolari che abbiamo intercettato in stazione: “Penso che il green pass dovrebbe essere reso obbligatorio per tutti, non solo sui treni – è l’opinione di Marco, pensionato in viaggio da Roma a Bergamo -. La vaccinazione preserva il bene comune e dovrebbe essere imposta dal Governo”. “In questo periodo il green pass è necessario – gli fa eco Nilda, altra cittadina romana, in città per trovare la figlia -. Sapere che la gente è vaccinata o negativa al tampone, mi fa sentire più sicura. Mi domando, invece, a cosa servano queste proteste”.

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