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Agricoltura bergamasca tra difficoltà e speranze: "Sempre più giovani, preparati e con idee brillanti" - BergamoNews
L'intervista

Agricoltura bergamasca tra difficoltà e speranze: “Sempre più giovani, preparati e con idee brillanti”

Il presidente di Coldiretti Bergamo Alberto Brivio traccia un bilancio sullo stato di salute delle aziende orobiche: "Chiediamo ancora più vicinanza ai consumatori, dalle istituzioni ci aspettiamo non solo tutela ma anche difesa".

“Le aziende bergamasche resistono e non essendosi mai fermate nemmeno durante la pandemia è il caso di dire che hanno sviluppato una capacità di resilienza notevole”: nonostante il periodo non certo roseo, dalle parole del presidente di Coldiretti Bergamo Alberto Brivio trapela una certa soddisfazione per il modo in cui gli agricoltori orobici hanno affrontato le numerose difficoltà dalle quali il settore è stato travolto nell’ultimo anno e mezzo.

Alla vigilia dell’apertura della Fiera di Sant’Alessandro, tradizionale appuntamento dedicato all’agricoltura e alla zootecnia nel nome del Santo Patrono cittadino, abbiamo tracciato con lui una panoramica sullo stato di salute delle imprese.

Brivio, nell’ultimo anno e mezzo oltre ai già noti problemi se ne è aggiunto un altro piuttosto pesante.

Il Covid ha portato con sé, oltre al pericolo a livello sanitario, anche una serie di difficoltà pesanti. Quella che abbiamo sofferto di più è stato l’aumento esponenziale dei costi delle materie prime che vengono utilizzate in zootecnia e delle strumentazioni per l’orticultura: a seconda della tipologia, abbiamo assistito a rincari che vanno dal 40 all’80%.

Anche per voi, come in altri settori, c’è stato il problema della mancanza della materia prima?

No, il prodotto c’è sempre stato, ma a prezzi esorbitanti e quasi insostenibili. Ma, soprattutto, a fronte dell’aumento non si è generato un aumento dei costi alla vendita al cliente: il latte viene pagato ancora 37 centesimi al litro, il mercato delle carni rimane fermo, compreso quello dei suini che sembrava si stesse riprendendo, per gli ortaggi il discorso è simile. Non c’è stato un adeguamento dei prezzi da parte dei produttori.

Il maltempo, poi, ci ha messo del suo come sempre.

Quest’anno ha colpito un po’ a macchia di leopardo, ma quasi tutta la provincia non lasciando nessuno immune: dai pascoli di montagna fino alla pianura, passando per i vigneti della Valcalepio.

La somma di questi problemi ha costretto qualche imprenditore alla chiusura?

Fortunatamente, come dicevamo, le nostre aziende hanno sviluppato una certa resilienza: di imprenditori che chiudono a causa della fase congiunturale per ora non ne registriamo. Resistono e resistono ancora, ma sempre con maggiore fatica e a queste condizioni ci sono diverse realtà che non so quanto potranno ancora tener duro.

Nel periodo più duro dell’emergenza sanitaria abbiamo toccato tutti con mano l’importanza di potersi affidare a qualcuno di fidato, riscoprendo il ruolo dei negozi di vicinato e di quelle attività tradizionale che tengono ancora botta contro l’avanzare sempre più imponente della grande distribuzione. Da quell’esperienza, oggi notate un’attenzione maggiore da parte del consumatore?

In realtà devo dire che l’attenzione da parte del consumatore c’è sempre, perché noi facciamo sempre di tutto per star loro vicini: con i nostri mercati di Campagna Amica, con le iniziative di comunicazione e sottolineando i vantaggi di acquistare a km0 o almeno italiano. Cerchiamo di comunicare l’importanza della stagionalità e della salubrità dei prodotti, perché in Italia abbiamo controlli più efficaci dal lato sanitario e stiamo attenti alla sostenibilità ambientale. In certi momenti avremmo ancora più bisogno della vicinanza del consumatore, visto che anche nelle fasi più critiche dell’ultimo anno e mezzo abbiamo evitato che si svuotassero completamente gli scaffali dei supermercati e lo abbiamo fatto garantendo una giusta quantità a un prezzo equo.

Molti giovani ultimamente stanno si stanno avvicinando al mondo agricolo: succede anche a Bergamo?

Sì, è vero. Ogni anno riscontriamo un numero sensibile di ragazzi, provenienti da esperienze diverse, che decidono di cambiare vita: nella maggior parte dei casi è una scelta molto consapevole, che nasce da una seria analisi del mercato, da spiccate capacità imprenditoriali e idee brillanti e innovative. L’agricoltura offre diverse opportunità nuove: dalle fattorie didattiche agli agriasili o un più classico agriturismo. Prima, invece, la logica era solo quella della produzione. In molti casi i ragazzi tengono il canale della vendita diretta, arricchendo l’esperienza del cliente con le nuove forme di comunicazione. Sono giovani che preparano da sé il proprio futuro, ben preparati a livello scolastico ma anche reduci da esperienze frutto di iniziative personali con le quali integrano la loro formazione.

Ed è certamente un bel segnale, così come lo è il fatto che una tradizione come la Fiera di Sant’Alessandro torni in città, in presenza, in sicurezza.

Un segnale importante non solo per l’agricoltura ma per tutta la collettività. Significativo che si svolga in fiera, dopo quanto la struttura di via Lunga ha saputo mettere a disposizione del territorio durante la pandemia. Ora torna alla sua funzione originale, aperta al pubblico, per una manifestazione che da sempre lega il mondo agricolo alla città con messaggi valoriali chiari. Che noi esplicitiamo anche tramite un convegno organizzato da noi in apertura di manifestazione, dal titolo “Il Paese riparte dall’agricoltura. Dal territorio al cibo, scenari di futuro”. Sarà l’occasione per ragionare sulla sostenibilità ad ampio raggio, con i maggiori esperti del settore: ci saranno il vicedirettore della FAO Maurizio Martina, il parlamentare europeo già Ministro dell’Agricoltura Paolo De Castro, il presidente nazionale Coldiretti Ettore Prandini, l’assessore regionale all’Agricoltura Fabio Rolfi e, in videomessaggio, anche il ministro dell’Agricoltura Stefano Patuanelli.

C’è un messaggio, o una richiesta, che le piacerebbe emergesse con forza dalla Fiera?

Una richiesta che facciamo ad ampio raggio è sicuramente quella di continuare a prediligere il prodotto bergamasco o italiano, perché di qualità eccellente e con le garanzie necessarie. Sotto l’aspetto commerciale, invece, alle istituzioni e a tutte le filiere interessate chiediamo di riconoscere questi aspetti e le difficoltà che abbiamo nel produrre e quindi che ci vengano corrisposti i giusti prezzi.

Dalle istituzioni ci aspettiamo che mettano in campo strumenti non solo di tutela, ma anche di difesa per i nostri prodotti. Penso, ad esempio, all’eccessivo consumo di suolo, allo snellimento burocratico delle procedure per gli indennizzi, la lotta all’ormai estesa incidenza negativa degli animali selvatici come nutrie, cornacchie, corvi e cinghiali che devastano i raccolti.

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