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Disfunzione erettile, l’urologo “Per la cura, una risposta efficace anche con le onde d’urto” - BergamoNews
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Salute

L'intervista

Disfunzione erettile, l’urologo “Per la cura, una risposta efficace anche con le onde d’urto”

Oggi è possibile risolvere il problema, oltre che con i farmaci, anche con terapie sempre più innovative e meno invasive: ne parliamo con il dottor Maurizio Ferri

Più di 1 uomo su 2 sopra i 40 anni soffre, in misura più o meno grave, di disfunzione erettile. “È un disturbo molto diffuso anche tra i più giovani, che può avere componenti diverse, organiche e psicologiche. Per questo è importante innanzitutto inquadrare il problema in modo corretto. Per quanto riguarda le terapie, oltre alle cure farmacologiche, oggi abbiamo a disposizione trattamenti ad alta tecnologia e innovativi, non invasivi e senza effetti collaterali come le onde d’urto focali”. Chi parla è il dottor Maurizio Ferri, urologo dell’unità di urologia del Policlinico San Marco di Zingonia e andrologo di Smart Clinic, struttura del Gruppo San Donato all’interno del Centro Commerciale “Le Due Torri” di Stezzano dove è possibile sottoporsi alla terapia con onde d’urto focali specifica per l’urologia e l’andrologia.

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Dottor Ferri, cosa si intende per disfunzione erettile?

L’incapacità di raggiungere e mantenere un’erezione e quindi avere un’attività sessuale soddisfacente.

Quali sono le cause?

Stress e ansia, sovrappeso, fumo, ma anche diabete, malattie cardiocircolatorie, disordini del sistema nervoso e dell’apparato urinario (prostata). La disfunzione erettile può, in alcuni casi e soprattutto quando insorge improvvisamente, essere anche un campanello d’allarme di patologie importanti (ad esempio diabete, patologie cardiocircolatorie, prostatiche e testicolari) non ancora diagnosticate. In altri può essere dovuta a fattori vascolari, neurologici, ormonali e/o psicologici. Anche alcuni farmaci assunti cronicamente possono inficiare la qualità dell’erezione.

Quando è opportuno chiedere un consulto specialistico? E a che esami sottoporsi per diagnosticare il disturbo?

Avere una defaillance non significa soffrire di disfunzione erettile. Se però se si è sopra i 40 anni e il problema si ripete con una certa frequenza è importante approfondirne le cause e inquadrare correttamente il problema. Il primo passo è sottoporsi a esami di primo livello (glicemia, testosteronemia, esame del Psa dopo i 50 anni), a una visita specialistica uro-andrologica con doppler penieno dinamico, esame che rappresenta il “gold standard” per la diagnosi si disfunzione erettile e permette di valutare la funzionalità vascolare del pene. Anche apportare eventuali modifiche dello stile di vita può aiutare a migliorare il problema e in particolare smettere di fumare, dimagrire se si è in sovrappeso, fare attività fisica, stare attenti all’alimentazione e non eccedere con i grassi. Oltre a queste misure di prevenzione, oggi sono disponibili terapie sempre più efficaci e innovative per risolvere il problema.

Ma quali sono le opzioni terapeutiche in caso di disfunzione erettile?

Si può ricorrere a farmaci inibitori delle fosfodiasterasi (Pde6). La terapia, on demand (cioè al bisogno) oppure continuativa cioè con farmaci da assumere tutti i giorni a bassi dosaggi, deve essere su misura e personalizzata in base alle esigenze del paziente e tenere conto di parametri come quanti rapporti ha il paziente a settimana o se è una persona ansiosa. Quello che cambia è la durata d’azione. La seconda opzione ha una funzione non solo curativa ma anche riabilitativa: aiuta a migliorare la vascolarizzazione periferica e garantisce una copertura costante riducendo gli effetti collaterali. In genere questo approccio, che dura circa due mesi, dà buoni risultati. Nei pazienti non responder, si ricorre a trattamenti di seconda linea come la farmacoterapia intracavernosa, che consiste nell’iniezione, direttamente nel pene, di prostaglandine, cioè farmaci vasodilatatori che favoriscono l’erezione. Nelle disfunzioni erettili severedi natura vascolare ostruttiva delle arterie peniene, dopo l’esecuzione di angio RMN pelvico, è possibile eseguire una rivascolarizzazione con posizionamento di stent. Infine, per trattare i casi lievi e medi, una delle ultime novità come terapia integrativa sono le onde d’urto focali a bassa intensità da applicare ai corpi cavernosi penieni, terapia già sperimentata in campo riabilitativo e ortopedico ora applicata anche in ambito urologico-andrologico.

Ma come agiscono esattamente le onde d’urto?

L’efficacia della terapia è determinata dall’azione cosiddetta angiogenetica delle onde d’urto, che interagendo con i tessuti profondi, migliorano il microcircolo vascolare penieno. In particolare stimolano il rilascio da parte del tessuto cavernoso del pene di fattori di crescita vascolari ed endoteliali che aumentano la produzione di ossido nitrico, molecola ad alto potere vasodilatatorio che rappresenta il principale induttore dell’erezione. Inoltre favoriscono la produzione del fattore di crescita nucleare PCNA deputato alla riparazione del Dna danneggiato da stress ossidativi e la rigenerazione tissutale. Concludendo, è fondamentale innanzitutto che venga posta la corretta diagnosi sulla gravità del problema: solo in questo modo è possibile mettere a punto una strategia terapeutica integrata che può includere una terapia farmacologica, ormonale e vasoattiva, e una terapia strumentale con onde d’urto.

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