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Porta San Giacomo: brutta passerella? Nei panni di una ragazza disabile la trovereste bellissima - BergamoNews
Bergamo

Porta San Giacomo: brutta passerella? Nei panni di una ragazza disabile la trovereste bellissima

C’è addirittura chi, su Facebook, ha commentato che i disabili dovrebbero restare a casa. Io sono disabile e a casa non ci resto.

Da quando non risiedo più in centro a Bergamo, vado raramente in Città Alta.

Qualche settimana fa ci sono tornata per la prima volta dopo anni e sono stata felicissima di trovarla più accessibile: una rampa in porta Sant’Agostino, la funicolare di San Vigilio finalmente dotata di montascale funzionante, e la passerella di Porta San Giacomo. Mi voglio soffermare su quest’ultima, che è stata oggetto di aspre critiche nelle ultime settimane per questioni estetiche.

Approvata dalla Sovrintendenza e dalla Commissione per il Paesaggio, la passerella quasi terminata sostituisce le vecchie scale novecentesche e fornisce un passaggio accessibile a tutti, anche a coloro che prima, non potendo fare i gradini, non avevano altra scelta che camminare lungo la carreggiata.

Se i lavori di ristrutturazione fanno sì che anche disabili, anziani e mamme con i passeggini possano finalmente godersi le Mura in sicurezza, dovremmo esserne solo contenti.

Ma c’è chi ha trovato da ridire anche su questo, dicendo che la ringhiera che costeggia la passerella è “uno scempio”. Le polemiche sui social sono esplose a tal punto che il Comune di Bergamo è stato costretto a dimostrare con un articolo online che la ringhiera è esattamente identica per stile e materiali a tutte le altre presenti in Città Alta.

C’è addirittura chi, su Facebook, ha commentato che i disabili dovrebbero restare a casa e che questi rinnovamenti ledono alla bellezza e al valore artistico e storico della città.

Io sono disabile e a casa non ci resto.

O meglio, ci resto più di quanto vorrei a causa delle barriere architettoniche, non per mia volontà. Sembra superfluo doverlo ribadire nel 2021, ma evidentemente non lo è.

Le persone disabili conducono una vita normale e poter vivere la propria quotidianità in autonomia è un diritto, un diritto che da adolescente non ho mai sentito di avere.

Ho frequentato il liceo Sarpi dal 2011 al 2016, perciò si potrebbe pensare che io conosca Città Alta come le mie tasche. Non è così: non ho mai camminato con amici lungo le Mura, e di rado sono rimasta a pranzare vicino a scuola alla fine delle lezioni; conosco Colle Aperto a malapena perché non ci sono mai potuta arrivare da sola.

Mi ricordo solo le belle passeggiate domenicali con il nonno e la mamma che spingeva la mia sedia a rotelle, ma anche quelle non me le godevo del tutto perché la pavimentazione sconnessa mi costringeva a rimanere attaccata con le unghie e con i denti per non cadere a faccia in giù, e soprattutto dover andare sulla carreggiata per evitare i gradini di porta San Giacomo mi sembrava sempre un rischio ingiusto.

Porta San Giacomo passerella

 

Se avessi avuto una passerella a porta San Giacomo quando ero al liceo, mi sarei goduta le Mura come tutti i miei compagni, senza dover pensare che forse non valeva la pena rischiare di essere investita perché camminavo troppo lenta per riuscire a passare sulla carreggiata.

Provate a pensare a come si sente una persona anziana, o una persona che non vede, a doversi buttare nel traffico anche solo per pochi metri.

Voi che avete il privilegio di non avere una disabilità, cercate di tenere a mente che tutti possono diventare disabili in qualsiasi momento della propria vita. Se per esempio vi ritrovaste a dovervi muovere con una carrozzina a rotelle, vi garantisco che non vorrete affatto restare a casa né rinunciare alle vostre passeggiate lungo le mura.

Allora perché non investire in risorse che garantiscano un presente e un futuro accessibile per tutti?

Questa polemica mi ha ricordato l’esperienza raccontata tre anni fa, sempre su Bergamonews, riguardo alle mie difficoltà legate all’uscire di casa da sola nel condominio in cui risiedevo quando ho scritto l’articolo.

La barriera per me più difficile da superare era il gradino d’ingresso troppo alto, che però non si poteva sostituire con una rampa perché, a detta dell’amministratore e degli altri condòmini, “avrebbe rovinato il valore artistico del palazzo” o “non si poteva fare in modo che fosse a norma”.

A causa di questa esperienza ho sempre dato per scontato che nei casi come il gradino di casa mia e le scale di porta San Giacomo fosse inevitabile dover rischiare almeno un po’, per il bene del patrimonio artistico, e che se i responsabili dicevano che una rampa non si poteva fare, allora davvero non si poteva.

Ringrazio il Comune di Bergamo per aver dimostrato che quando si pensa al bene di tutti le cose diventano possibili e che il patrimonio artistico non è tale se non ne possono godere tutti.

A chi ha criticato l’estetica della passerella (che brutta non è), faccio la stessa domanda che mi ero posta tre anni fa: anche se una ristrutturazione dovesse risultare poco gradevole, è giusto che l’incolumità fisica e la libertà di movimento, mia e di larga parte della popolazione, debbano passare in secondo piano rispetto all’estetica?

Ho lasciato Bergamo e l’Italia cinque anni fa con la consapevolezza che la città non si sarebbe mai adeguata alle mie esigenze di persona disabile, ma queste novità di Città Alta mi fanno venire voglia di tornare. E non è forse di questo che dovremmo andare fieri?

Certo, ciò non toglie che ci siano ancora tantissimi miglioramenti da fare per quanto riguarda l’accessibilità, per esempio i famosi gradini della funicolare di cui mi lamento da anni, o il parcheggio riservato ai disabili lungo le mura che è posizionato accanto a un’aiuola con gradino che rende impossibile salire e scendere dalla macchina in autonomia.

Ma la passerella di porta San Giacomo è l’inizio di quei piccoli progressi che avrei voluto vedere quando ho scritto il mio primo intervento in cui chiedevo una Bergamo dove non dover preoccuparmi di gradini in giro per la città, una Bergamo che rispettasse i bisogni e i diritti di tutti.

Non dimentichiamo poi che le persone disabili sono anche turisti, perciò con questi miglioramenti il Comune sta davvero aprendo la città a tutti e sicuramente ne trarrà beneficio.

Per me, questa passerella rappresenta l’inizio di un cambio di mentalità in cui ho sempre sperato e che mi auguro continui, verso la consapevolezza che l’accessibilità regala la libertà a tutti senza mai toglierla a nessuno. Se questa è la Bergamo verso cui stiamo andando, sarei contenta anche se la passerella fosse color verde fosforescente.

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