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La chiesa di Sant’Alessandro della Croce, un gioiello barocco ai piedi di Città Alta

Sorta sulle ceneri di un edificio sacro preesistente e, secondo la tradizione, realizzata poco dopo la morte del soldato africano, la struttura venne ricostruita a partire dal 1675 grazie alle elargizioni offerte dai devoti delle vicinie di Sant’Alessandro della Croce, di San Giovanni dell’Ospedale e di Sant’Antonio.

Sant’Alessandro è uno dei principali simboli della città di Bergamo.

Patrono del capoluogo, il martire tebano ha sempre ricevuto una particolare attenzione dalla popolazione orobica la quale non ha mai nascosto la propria devozione dedicandogli una serie di edifici sacri.

Fra questi spicca la chiesa di Sant’Alessandro della Croce, vero e proprio gioiello dell’arte tardo barocca posto al centro di Borgo Pignolo. 

Sorta sulle ceneri di un edificio sacro preesistente e, secondo la tradizione, realizzata poco dopo la morte del soldato africano, la struttura venne ricostruita a partire dal 1675 grazie alle elargizioni offerte dai devoti delle vicinie di Sant’Alessandro della Croce, di San Giovanni dell’Ospedale e di Sant’Antonio.

Quest’ultimi, rappresentati all’interno del Collegio della Veneranda Fabbrica, affidarono l’imponente progetto alla famiglia luganese dei Trezzini che operarono nel cantiere a cavallo fra il 1676 e il 1768.

Consacrato nel 1737 dal vescovo di Bergamo Antonio Redetti, lo stabile presenta buona parte dei canoni tradizionali del tardo barocco come la pianta a croce latina con un’unica navata e un transetto a braccia corte, in grado di accogliere al meglio i fedeli per funzioni religiose di varia tipologia.

L’immobile non venne però completato interamente nel corso del XVIII secolo, ma soltanto nel 1922 quando vide la luce la nuova facciata disegnata dall’ingegnere Virgilio Muzio e caratterizzata dalla presenza di alcuni simbolo iconografici riguardanti il santo.

A contraddistinguere gli spazi interni sono soprattutto le cappelle laterali che da alcuni secoli conservano alcuni dei più importanti cicli pittorici della provincia.

Gestite in passato da una serie di confraternite che ne possedevano il giuspatronato, esse vennero abbellite grazie al contributo offerto dalle associazioni di fedeli e da illustri personaggi dell’epoca come il conte Gian Giacomo Tassi, il collezionista Francesco Maria Brutino e il conte Giovan Domenico Ragazzoni.

Un apporto fondamentale che permise alla parrocchia cittadina di veder all’opera autori del calibro del genovese Giovan Battista Parodi e del bellunese Sebastiano Ricci.

sant'alessandro della croce

L’autore veneto fu in particolare protagonista nella decorazione della Cappella del Suffragio con il suo “Papa Gregorio Magno intercede per le anime del Purgatorio” realizzato nel 1730, mentre è di qualche anno posteriore la comparsa del veronese Giambettino Cignaroli, autore nella medesima sezione della “Storia di Giuda Maccabeo” (1743) e di una pala d’altare dedicata alla “Deposizione” presente nel transetto destro.

All’interno delle cappelle laterali non è possibile osservare soltanto opere pittoriche, ma anche manufatti di grande spessore come l’altare dell’Orazione realizzato nel 1729 da Andrea Fantoni a cui vanno aggiunte le opere lignee create da Antonio Sanz (a cui va attribuita la realizzazione dei confessionali) e i prodotti marmorei scolpiti da Gian Giacomo Manni.

Chi accede per la prima volta alla Chiesa di Sant’Alessandro della Croce non può che rimanere colpito dall’altare maggiore progettato dall’architetto Giacomo Tomilli ed eseguito da “tal Cocchi” nel 1830.

Chiamato a sostituire la struttura lignea di scuola fantoniana risalente al Cinquecento, quest’ultimo si distingue per le sue forme neoclassiche caratterizzate dall’ampia presenza del marmo di Carrara che, con il proprio colore bianco, sa far risaltare le ampie specchiature in lapislazzulo e i fregi in bronzo dorato e i tre scalini in marmo rosso di Verona che compongono la parte inferiore.

Il tabernacolo ospita quattro tondi dorati raffiguranti gli evangelisti e culmina con le due statue di san Pietro e san Paolo scolpite nel 1840 da Gaetano Matteo Monti, mentre sopra di esso si erge una sorta di tempietto semicircolare sorretto da sei colonnine scanalate con capitelli corinzi.

La cupola emisferica con copertura a squame di pesce copre le statue raffiguranti gli Evangelisti, mentre nella sezione superiore spicca la presenza dell’effige dedicata a Sant’Alessandro.

sant'alessandro della croce

Le nuove regole imposte dal Concilio Vaticano II portarono all’inserimento nella zona presbiterale di un altare comunitario ricavato da un’antica arca funeraria che, secondo la tradizione, avrebbe ospitato prima il corpo del patrono bergamasco e poi quello di Santa Grata

Decorato soltanto da semplici pilastri chiamati a reggere due archi a sesto acuto e uno a sesto ribassato, il sepolcro sarebbe stato originariamente collocato nella Basilica Alessandrina e successivamente nella chiesa di Santa Grata in Columnellis.

Su ordine del vescovo Giovanni Ermo il sarcofago venne rimosso nel 1615 prima di trovare una definitiva dislocazione in Sant’Alessandro della Croce durante il periodo delle soppressioni napoleoniche.

A ricordare la vicenda è tutt’oggi visibile un’iscrizione settecentesca, mentre quattro fusioni bronzee raffiguranti grappoli d’uva e covoni di frumento e realizzate da Luigi Ghidotti sostengono la tavola liturgica.

Il vero tesoro posseduto dalla chiesa di Sant’Alessandro della Croce è infine rappresentato dalle tele raccolte dal curato don Giovanni Conti durante il dominio napoleonico e inserite nella sagrestia dove è possibile osservare la “Crocefissione” di Andrea Previtali, il “Battesimo di Gesù” di Giovan Battista Moroni e vari esemplari dipinti da Gian Paolo Cavagna ed Enea Salmeggia.

Fonti 

Maria Mencaroni Zoppetti; Sant’Alessandro di Bergamo: un itinerario nella storia della città; Bergamo; Sestante; 2007

Andreina Franco-Loiri Locatelli; Borgo Pignolo in Bergamo: arte e storia nelle sue chiese; Gorle; Litostampa; 1994