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Bagnatica, le voci amiche dell’emergenza Covid ora sostengono i più soli e fragili - BergamoNews
Solidarietà

Bagnatica, le voci amiche dell’emergenza Covid ora sostengono i più soli e fragili

Il servizio era partito nei primissimi giorni di emergenza ed era stato pensato per durare qualche settimana: invece ancora oggi prosegue, appagando cittadini e volontari.

Bagnatica. Avrebbe dovuto essere un servizio temporaneo, della durata di qualche mese per alleviare il disagio di quella fetta di popolazione più fragile e più esposta sia al contagio da Covid che alle sue conseguenze psicologiche dovute all’isolamento.

Invece il gruppo di assistenza telefonica creato a Bagnatica nella fase più acuta della pandemia, nella primavera 2020, ancora oggi a distanza di un anno e mezzo continua a operare con costanza, per la soddisfazione sia degli operatori che lo portano avanti che dei cittadini ai quali è dedicato.

Un progetto nel quale ha creduto subito il sindaco Roberto Scarpellini, che ha trovato in alcuni volontari del gruppo comunale di Protezione Civile il braccio ideale per realizzarlo: chi per alcune ragioni non poteva svolgere attività sul campo, si era messo subito a disposizione per contattare telefonicamente i cittadini inseriti nella lista del piano di emergenza comunale come soggetti fragili.

“L’idea era quella di stare al fianco di queste persone, per non farle sentire sole, e per raccogliere eventuali necessità urgenti che avessero manifestato – spiega il primo cittadino – Era pensato per il periodo di grande emergenza, ma grazie alla disponibilità di quattro volontari sta continuando con frequenza settimanale: ogni sabato organizzano il giro di telefonate, anche solo per una semplice chiacchierata, e il 31 luglio in piena sicurezza si sono anche ritrovati per una piccola festicciola nella sede della Protezione Civile con le persone che chiamano”.

Un servizio partito dal nulla e dalla disperazione di quei giorni, che, a giudicare dai risultati, è pian piano diventato irrinunciabile per tutti: “A un certo punto avevo suggerito di interromperlo – ammette il sindaco – Eravamo usciti dalla fase più dura e, comunque, tenerlo attivo costa fatica: ma i volontari hanno rinnovato il proprio impegno, confermandomi che loro stessi si sentono appagati da quello che fanno per i più fragili. Chiaramente non abbiamo la pretesa di fornire un supporto psicologico professionale, ma forse non è nemmeno ciò che cercano queste persone: vogliono un po’ di compagnia e poter contare su qualcuno. Quando sono emerse criticità e necessità particolari, come amministrazione abbiamo poi attivato il nostro servizio sociale e la Caritas per far avere pacchi alimentari o medicinali. Un contatto dal basso che ci piace”.

Circa una ventina le persone che ogni sabato ricevono la chiamata dei volontari, coordinati da Dolores Rota: la maggior parte ha dai 60 anni in su, ma c’è anche chi per questioni di malattia appartiene a una fascia d’età più bassa. Il Comune, pensando al giorno in cui questa esperienza si concluderà, ha intenzione di farne comunque tesoro, per proporre attività più ampie, magari a livello di Ambito territoriale uscendo dalla logica “sanitaria” che al momento caratterizza la maggior parte dei servizi simili.

“Siamo stati e siamo delle voci amiche che sono state al fianco di molte persone sole, nella prima fase per istruirli sui comportamenti da tenere e per coordinare le consegne a domicilio, ma poi per conversazioni sempre più intime e senza barriere – spiega Rota – Ci sono stati giorni davvero brutti, chi ci raccontava di non sentirsi bene, chi di avere in famiglia un malto Covid. Capitava di risentire una persona dopo qualche giorno e sentirsi dire che un caro se n’era andato. Ma anche giorni in cui si rideva e scherzava, ci si scambiavano ricette, ci si lamentava del tempo meraviglioso mentre le norme ci costringevano a stare in casa. Noi ci siamo trovati ad assorbire tutto, come delle spugne. Oggi il servizio va avanti una sola volta alla settimana, al sabato: poter fare una sorta di smartworking di Protezione Civile, aiutando anche a distanza, è stato motivo di una crescita umana importante. La gente aspettava le nostre chiamate, oggi posso dire che rifarei queste scelte mille volte ancora”.

L’esperienza più brutta l’ha vissuta con una signora, che parlava al telefono mentre attendeva un’ambulanza per il marito malato: “Lì mi sono sentita impotente – spiega – Molte volte ho provato una stretta al cuore: ci sono stati padri di famiglia che, con grande dignità e un filo di vergogna, ci hanno chiesto umilmente se per caso fosse avanzato un pacco alimentare. L’emozione più grande? Quando un cittadino, al quale avevo confidato di andare matta per le ciliegie, me ne ha fatto recapitare a casa un sacchetto. Ma anche le tante parole belle. Qualcuno mi ha detto: ‘Bagnatica è sopravvissuta soprattutto grazie a voi’. Toccante”.

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