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Soffio al cuore, il cardiologo: “Ecco quando è un problema serio” - BergamoNews
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Salute

L'intervista

Soffio al cuore, il cardiologo: “Ecco quando è un problema serio”

Una patologia molto diffusa in età pediatrica che è bene tenere sotto controllo: ne parliamo con il dottor Paolo Ferrero, cardiologo del Policlinico San Pietro

Il cosiddetto “soffio al cuore” è un “fruscio” che può giungere all’orecchio del medico durante una semplice visita di controllo del cuore. Frequente soprattutto nei bambini e spesso motivo d’ansia e preoccupazione per i genitori, questo “rumore anomalo”, a volte, può essere il segnale della presenza di una patologia cardiaca. Per questo motivo è fondamentale che il cuore venga ‘ascoltato’ con controlli periodici che permettano di individuare tempestivamente eventuali anomalie ed intervenire, se necessario, con una terapia mirata. Ma che cos’è esattamente il soffio al cuore? Come si fa a sapere se lo si ha? Quali patologie può nascondere? E qual è la cura? Lo abbiamo chiesto al dottor Paolo Ferrero, cardiologo del Policlinico San Pietro, dove di recente è stato attivato un ambulatorio dedicato alla cardiologia pediatrica e alle cardiopatie congenite dell’adulto, e dell’Unità di Cardiologia Pediatrica e delle Cardiopatie Congenite dell’Adulto dell’IRCCS Policlinico San Donato.

paolo ferrero cardiologo

Dottor Ferrero, che cosa s’intende per soffio al cuore?

Il termine soffio cardiaco è probabilmente tra i più famigliari e utilizzati in ambito medico, ma anche tra i più evocativi e generatori di ansie, soprattutto in età pediatrica. Dal punto di vista pratico, possiamo concepirlo come l’espressione di una “vibrazione” che si genera all’interno delle strutture cardiache che può essere trasmessa attraverso il torace e giungere all’orecchio del medico. Dietro questa descrizione fisica si apre però un ampio ventaglio di possibilità cliniche. Per prima cosa è importante dire innanzitutto che il soffio è un segno diagnostico e non una patologia di per sé e il suo significato clinico dipende dall’età, dalla storia clinica e dai sintomi della persona. È opportuno inoltre precisare che esistono due tipologie di soffio al cuore: patologico e funzionale.

In cosa si differenziano queste due tipologie di soffio cardiaco?

Viene definito soffio patologico o organico, quando dipende da una vera e propria anomalia della struttura del cuore. Nella maggior parte dei casi la causa è una patologia congenita, cioè presente sin dalla nascita. Può capitare anche che sia causato da malattie cardiache che si manifestano nel corso degli anni (patologie acquisite), come calcificazioni, lassità, prolassi e infezioni o febbre reumatica. Si parla invece di soffio “funzionale” quando la “vibrazione” percepita all’auscultazione del cuore non è da attribuire a una patologia, bensì a un più rapido flusso del sangue all’interno delle strutture cardiache. I fattori che possono generare questa accelerazione sono vari, ad esempio attività fisica, stress eccessivo, febbre alta o gravidanza. Si tratta quindi di una situazione che si può considerare temporanea, poiché generalmente cessa e torna alla normalità nel momento in cui viene meno la causa che l’ha generata. Questa tipologia viene definita anche soffio al cuore “innocente”, perché riscontrata in persone che hanno un cuore perfettamente sano. Si tratta di un disturbo molto frequente in età pediatrica, che riguarda infatti circa il 60-70% dei bambini e dei neonati. Nella maggioranza dei casi vengono classificati come ‘innocenti’, perché privi di significato patologico e anche perché, spesso, tendono a scomparire del tutto con il passare degli anni.

Come si manifesta?

La sintomatologia varia a seconda della tipologia di soffio cardiaco. Quello funzionale molto spesso non dà segni particolari della sua presenza. I sintomi di un soffio cardiaco prodotto da malattie del cuore, invece, cambiano in base alla tipologia di patologia che ne è la causa. In molti casi, la sua presenza è associata a fiato corto (fame d’aria), sudorazione abbondante senza motivo, dolori al petto, vertigini e colorazione tendente al blu della pelle, delle dita e delle labbra.

Come si fa a essere certi di averlo?

La presenza di un soffio cardiaco in genere viene riscontrata durante una visita medica, con l’auscultazione del cuore tramite l’utilizzo di uno stetoscopio, che viene appoggiato sul petto, sul fianco e sulla schiena della persona. Questa metodica non permette però di operare una distinzione tra soffi determinati da turbolenze fisiologiche, cosiddetti “innocenti”, e quelli generati da anomalie anatomiche. Per avere una certezza diagnostica, è necessaria quindi una valutazione di secondo livello da parte dello specialista cardiologo. L’esame diagnostico di secondo livello più indicato in questo caso è l’ecocardiogramma. Si tratta di una metodica veloce e indolore che è in grado di studiare i flussi all’interno del cuore e rilevare eventuali anomalie. Nel caso venga riscontrato un soffio patologico, lo specialista potrà decidere se far eseguire ulteriori accertamenti diagnostici, come ecocardiografia, radiografia torace, risonanza magnetica cardiaca, holter cardiaco o ecocardiogramma sotto sforzo. Per quanto riguarda i bambini con soffio, è molto importante che la valutazione avvenga in maniera metodica soprattutto da parte di chi ha famigliarità con le cardiopatie congenite e le modifiche morfologiche e funzionali tipiche dell’età evolutiva. In questo modo è possibile riconoscere immediatamente situazioni sicuramente non patologiche, evitando inutili ansie e controlli e non mancare diagnosi potenzialmente rilevanti contestualizzandole precocemente nel corretto percorso di cura.

Come si cura?

In base alla natura del soffio cardiaco riscontrato, lo specialista valuta la terapia più indicata. Il soffio “innocente” per definizione non richiede un trattamento specifico, poiché tende a risolversi venendo meno la causa che lo provoca. I soffi organici o patologici, invece, necessitano di un trattamento specifico in base alla patologia cardiaca strutturale che ne è la causa. Nei casi più gravi, sarà lo stesso a decidere se intervenire chirurgicamente per risolvere l’anomalia cardiaca che genera il soffio.

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