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Vaccini Covid, Roberta Villa: “Terza dose? Possibile per anziani e persone fragili” - BergamoNews
L'intervista

Vaccini Covid, Roberta Villa: “Terza dose? Possibile per anziani e persone fragili”

Nelle ultime settimane sta circolando l'ipotesi di un richiamo del vaccino anti-Covid: abbiamo intervistato la giornalista e divulgatrice scientifica Roberta Villa per saperne di più

“Parlare della somministrazione della terza dose di vaccino in Italia per ora è prematuro ma potrebbe essere presa in considerazione per gli anziani e le persone più fragili”. Così la giornalista e divulgatrice scientifica Roberta Villa, laureata in medicina e chirurgia, si esprime in merito a un eventuale richiamo della vaccinazione anti-Covid.

L’ipotesi ha cominciato a circolare nelle scorse settimane dopo che la nuova ondata di variante Delta in Israele ha colpito alcuni anziani vaccinati. Abbiamo intervistato Roberta Villa per saperne di più.

Bisognerà ricorrere alla terza dose di vaccino anti-Covid?

Alcuni Paesi come Israele stanno già considerando questa possibilità, soprattutto per i più fragili, le persone in età avanzata ed eventualmente gli operatori sanitari che sono più esposti. Israele ha avviato la campagna vaccinale molto presto e la nuova ondata di variante Delta sta cominciando a colpire anche gli anziani vaccinati perché dopo 8-9 mesi la copertura può iniziare a diminuire.

E in Italia?

Da noi ancora non se n’è parlato e secondo me è prematuro affrontare l’argomento fino a quando non avremo finito di coprire tutte le persone che ancora non sono state vaccinate. Sulla base dei dati attualmente disponibili, ritengo che un’eventuale terza dose possa riguardare gli anziani e le persone più fragili: ancora non lo sappiamo ma può darsi che si renderà necessaria.

Si potrebbe somministrare a tutta la popolazione?

Per il momento questa opzione non è stata ancora presa in considerazione. Bisognerebbe verificarne la fattibilità e il costo considerando che le case produttrici dei vaccini a mRNA Pfizer e Moderna hanno aumentato i prezzi. Inoltre è necessario tenere presente che più di mezzo mondo ancora non è stato assolutamente vaccinato e questa è una priorità rispetto alla somministrazione della terza dose a persone giovani e sane. Un conto è proteggere i più anziani e i fragili, ma per il resto bisogna fare uno sforzo per estendere la base dei vaccinati: è molto alto il rischio che, circolando in Africa o in altri Paesi dove abbiamo una copertura bassissima, il virus possa dare origini ad altre varianti che riescano a “bucare” la protezione data dal vaccino.

Quali sono, dunque, le priorità secondo lei?

Innanzitutto finire di vaccinare il maggior numero di persone che ancora sono totalmente vulnerabili. In Italia ci sono over 60 non vaccinati: la priorità ora sono loro, ma anche i giovani adulti, considerando che ci sono tanti trentenni e quarantenni in ospedale. L’obiettivo è eseguire il più possibile un primo ciclo di vaccinazione, cioè una dose con Johnson&Johnson e due con gli altri. Un eventuale richiamo si potrà prendere in considerazione, eventualmente, per le persone più anziane e fragili, per il momento, poi non sappiamo che cosa si renderà necessario in futuro: è ovvio, per esempio, che se dovesse esserci una nuova variante verso la quale i vaccini attuali non dessero protezione e uscisse un nuovo vaccino efficace contro questa, dovremmo ri-vaccinarci tutti.

Il ritorno di casi positivi a Wuhan è un campanello d’allarme preoccupante?

Relativamente, perché si tratta di pochi contagi: sono numeri che noi non considereremmo. Là per 7 casi effettuano 11 milioni di tamponi: è un’altra prospettiva, loro perseguono la strategia Covid zero, cioè non accettano nemmeno una minima circolazione del virus perché possono permettersi – anche politicamente oltre che economicamente e dal punto di vista sociale – di rinchiudere milioni di persone ed eseguire tamponi a tutti per 7 casi mentre da noi sarebbe impensabile, avremmo la gente in piazza. Non lo riterrei, quindi, il segnale di un problema ma un diverso approccio alla pandemia. Ricapitolando, per noi è fondamentale vaccinare gli adulti che ancora non sono stati vaccinati, giovani e ragazzi tra i quali la circolazione del virus può dare origine a nuove varianti, e i Paesi poveri dove le vaccinazioni sono ancora poche o nulle, fornendo dosi a CoVax, l’organizzazione internazionale che permette di portare i vaccini il più possibile nel resto del mondo. In questo momento si può prendere in considerazione la terza dose solo per alcune tipologie di pazienti, immagino i ricoverati nelle Rsa, gli anziani e le persone molto fragili, immunodepresse in cui già la vaccinazione dà poca risposta, ma è ancora solo un’ipotesi ed è prematuro parlarne in Italia.

In vista della riapertura delle scuole ci sono dei rischi?

Assolutamente si. In Lombardia – e più in generale in Italia – nel mese di luglio sono state effettuate meno vaccinazioni rispetto a giugno. Non dipende tanto dalle persone che non vogliono vaccinarsi ma dal fatto che si fossero chiuse le prenotazioni per le prime dosi, quindi qualcuno si è vaccinato mentre altri giovani ancora non sono riusciti a prenotarsi, lo faranno più in là e potrebbero arrivare all’inizio della scuola non ancora protetti. Non so esattamente se in tutte le regioni sia così ma di certo il fatto che molti ragazzi comincino l’anno scolastico non vaccinati è un problema.

Cosa potrebbe comportare?

Le scuole non sono sicure per definizione: 20, 25 o 30 persone chiuse in una stanza per ore ovviamente non possono esserlo. La circolazione del virus certamente aumenterà di nuovo dopo un’estate in cui ognuno ha frequentato i propri amici ma l’intensità, la vicinanza, il tempo di permanenza in ambiente chiusi e il numero di persone sono diversi rispetto a quanto avviene nelle aule di scuola. Inoltre vanno considerati altri fattori come i mezzi di trasporto, gli ambienti sportivi e le palestre. È importante, quindi, arrivare a settembre con il maggior numero di persone vaccinate anche giovani. E per loro va aggiunta un’altra considerazione.

Quale?

I giovani sono stati molto sacrificati, hanno perso tantissima scuola, abbiamo visto gli effetti anche sul loro rendimento e i neuropsichiatri che si occupano di adolescenti continuano a segnalare grandissimo disagio psicologico: dovremmo cercare di evitare il pericolo di ricominciare l’anno scolastico facendo una settimana in presenza, due in isolamento e altre a singhiozzo tornando alla Dad. Vaccinare il vaccinabile è lo strumento più efficace seppur non risolutivo perché la vaccinazione non protegge al 100%: una quota di persone può comunque infettarsi e, nonostante eviti di sviluppare la malattia in forma grave, può contagiare altri, anche se vaccinati. Si tratta di misure che servono a ridurre il più possibile il rischio, non possiamo essere sicuri al 100% ma vale lo stesso discorso delle cinture di sicurezza: non garantiscono di non fare incidenti in auto ma vanno indossate per evitare di morire o ferirsi più gravemente.

C’è chi è scettico sulla vaccinazione degli adolescenti: il vaccino ha particolari controindicazioni per chi sta attraversando questa fase della crescita?

Come è avvenuto per gli adulti, la somministrazione dei vaccini negli adolescenti prima di essere autorizzata è stata oggetto di studi che non hanno messo in evidenza particolari rischi. Anche dal punto di vista teorico non si capisce con quale possibile meccanismo questi vaccini possano creare problemi: si sono diffuse molte fake news su questo argomento ma sono bufale prive di fondo di verità.

Per concludere, condivide il green pass? Pensa che possa portare gli esitanti a vaccinarsi?

Condivido l’introduzione del green pass ma non per spingere le persone a vaccinarsi. Non mi piace concepirlo come un obbligo mascherato e credo che non sia giusto presentarlo in questo modo: bisogna specificare che serve a ridurre il rischio di tutti e in particolare di chi non è vaccinato quando entra in un ambiente chiuso.

In che senso?

Siccome in un ambiente chiuso è più facile che una persona – anche vaccinata – trasmetta il virus, il fatto che vi possa entrare chi è vaccinato – e quindi ha una bassa probabilità di contagiare gli altri – oppure chi ha effettuato un test rapido – e pertanto si può sperare che abbia poche possibilità di essere contagioso – riduce il rischio per tutti, specialmente per i soggetti non vaccinati.

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