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Precipitato in azienda, morto papà 36enne: "A Bergamo sette vittime sul lavoro in pochi mesi" - BergamoNews
La tragedia a san paolo d'argon

Precipitato in azienda, morto papà 36enne: “A Bergamo sette vittime sul lavoro in pochi mesi”

Singh Baljit, arrivato in Italia dall'India nel 2008, viveva a Presezzo con la moglie e due figli di 4 e 9 anni. Insorgono i sindacati: "Patente a punti per imprese edili non più rinviabile"

San Paolo d’Argon. Era arrivato in Italia nel 2008, dopo un lungo viaggio. Singh Baljit era partito da un piccolo villaggio, Punian: un puntino sulla mappa che delimita i vasti confini del Punjab, regione dell’India. Trentasei anni, viveva in via Sanzio a Presezzo con la moglie e due figli: un bimbo di 4 e una bimba di appena 9 anni. Un’esistenza spezzata per sempre martedì mattina (10 agosto), mentre lavorava in un’azienda di San Paolo d’Argon, la Toora Casting S.p.a., specializzata in cerchi e componentistica in lega per il settore automotive.

Cosa è successo

Come ogni mattina, Singh Baljit aveva cominciato il turno di lavoro alle 6. Dipendente per una ditta esterna – la Dem Coperture di Brembate Sopra – stava effettuando dei lavori di rimozione dell’amianto sul tetto dell’azienda di via Mazzini, in un’area industriale del paese.

La tragedia si è consumata intorno alle 8, quando – secondo le ricostruzioni dei tecnici dell’Ats, intervenuti sul posto – avrebbe messo il piede su un lucernario che si è sfondato per il peso. Una caduta di 8 metri che non gli ha lasciato scampo, nemmeno impedita dalla rete di sicurezza installata sotto di lui. Per quale motivo non ha retto? Forse “a causa di un difetto o un foro attraverso il quale è passato” prima di impattare al suolo, ricostruisce sempre l’Ats. Ad ogni modo nessuno ha assistito direttamente alla scena, e per effettuare gli accertamenti del caso è stato disposto il sequestro giudiziario del cantiere.

 

Ambulanza infortunio Toora
L'ambulanza esce dai cancelli della Toora S.p.a. di San Paolo d'Argon

 

Le reazioni dei sindacati

La notizia ha avuto risonanza a livello nazionale. Il segretario generale della Cisl, Luigi Sbarra, su Twitter ha invocato “interventi urgenti per intensificare i controlli e sanzionare pesantemente le aziende che non rispettano le norme su sicurezza e tutela della vita”.

“Quella che vediamo è solo la punta dell’iceberg, perché tanti infortuni minori passano nell’indifferenza e non vengono registrati” ha sottolineato Luca Nieri, segretario generale di Fim Cisl Bergamo, ricordando come da maggio ad oggi siano 7 gli infortuni mortali sul lavoro in provincia.

In un comunicato congiunto, le sigle sindacali hanno denunciato “preoccupazione per quanto successo”, chiedendo per l’ennesima volta “maggiore attenzione alla prevenzione della sicurezza nei cantieri edili”. “L’informazione e la formazione dei lavoratori sono gli strumenti più efficaci per contrastare gli infortuni, così come l’investimento sulla sicurezza deve essere prioritario per le imprese – hanno aggiunto i segretari territoriali Giuseppe Mancin di Feneal Uil, Simone Alloni di Filca Cisl e Luciana Fratus di Fillea Cgil -. Per questo, riteniamo non più rinviabile la patente a punti per le imprese edili”.

Qualche ora dopo la tragedia di San Paolo d’Argon, alla Radici Fil di Casnigo un camionista di 49 anni veniva ustionato dal liquido ad alta temperatura che stava scaricando: al lavoro per una ditta di Varese, stava iniziando a sversare dell’acido nei serbatoi – precisamente del caprolattame, la sostanza base per i fili di Nylon – quando è stato investito da una fuoriuscita del materiale contenuto nell’autocisterna, riportando ustioni sul 30% del corpo tra tronco, braccia e gambe. L’elisoccorso lo ha portato in codice rosso all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo.

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