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Rallenta la crescita dei contagi: a Bergamo basso tasso di positività rispetto alla popolazione - BergamoNews
Report 3 - 9 agosto

Rallenta la crescita dei contagi: a Bergamo basso tasso di positività rispetto alla popolazione

Nessuna regione italiana supera la soglia critica di occupazione dei posti letto in terapia intensiva o area medica. Ed è questa la differenza reale con le altre ondate. Sembra sempre più evidente che tutto questo sia frutto della campagna di vaccinazione.

Dopo quattro settimane in cui la crescita era stata importante (+35%, +107%, +79%, +23%), la spinta sembra inferiore e la curva sembra rallentare. Vedremo se è un segnale che avrà un seguito. Le prossime due settimane sembrano essere quelle decisive per l’eventuale inversione del trend.

A livello nazionale, nella settimana epidemiologica 3 – 9 agosto, i contagi certificati da tampone sono stati 42.017, in crescita del 10,5% rispetto allo stesso periodo della settimana precedente (quando furono 38.032; media giornaliera 6.002 (da 5.433).

Crescono decessi e ricoveri, ma la soglia critica è lontana: i primi sono stati 154 negli ultimi sette giorni, contro i 120 della settimana scorsa (una variazione percentuale del +28,3%); per quanto riguarda i ricoveri ordinari, essi sono stati 2.786 (erano 2.070 lunedì scorso), mentre quelli in terapia intensiva 323, (erano 249 sette giorni fa), con un aumento di oltre il 30% in entrambi i casi. I nuovi ingressi in T.I. nella settimana sono stati 189 (137 la precedente; +38%).

Rapporto positivi/tamponi medio: 2,97% (in precedenza 2,68%); rapporto positivi/casi testati:12,6% (da 10,2%); invariati, sempre su livelli bassi, i tamponi totali: 1.482.589 (da 1.478.482).
L’incidenza settimanale dei contagi a livello nazionale è cresciuta: 66 ogni 100mila abitanti nella settimana contro i 60 della settimana dal 27 luglio al 02 agosto, mentre l’indice Rt è in lieve calo, a 1.56. Il tempo di raddoppio dei casi sale da 11-12 giorni a 15-16 giorni.

Ad ogni modo, tutte le regioni e le province autonome risultano classificate a rischio moderato. Nessuna supera la soglia critica di occupazione dei posti letto in terapia intensiva o area medica. Ed è questa la differenza reale con le altre ondate. Sembra sempre più evidente che tutto questo sia frutto della campagna di vaccinazione.

A ieri (lunedì), il 58,3% della popolazione ha completato il ciclo vaccinale. L’8,7% è in attesa di seconda dose. Complessivamente, contando anche il vaccino monodose e i pre-infettati che hanno ricevuto una dose, è almeno parzialmente protetto il 67% della popolazione. Considerando solo gli over 12, oggetto della campagna vaccinale, la percentuale di almeno parzialmente protetti è del 74,4% mentre il 64,7% è completamente vaccinato.

Bergamo e Lombardia

In Lombardia i nuovi casi sono stati 4.442, erano 4.325, quindi l’aumento sul periodo precedente è solo del 2,7%. Prosegue invece, anche questa settimana, sia pure con numeri ancora bassi, l’aumento dei ricoveri: 275 sono ora quelli in Area Medica (+65), mentre quelli in Terapia Intensiva passano da 32 a 37. Do9dici sono stati i decessi, con un incremento di due rispetto al dato precedente. Le persone attualmente positive sono 13.449, in aumento rispetto alla settimana scorsa, quando erano 11.446 (+17,5%).

I nuovi casi registrati nella provincia di Bergamo sono stati 313, in crescita del 13,8% sul periodo precedente quando erano stati 275: anche questa settimana una percentuale più alta rispetto alla media lombarda, ma con numeri decisamente migliori rispetto alla precedente.

Stabile il numero dei pazienti ricoverati: 23, nessuno in Terapia Intensiva. Un nuovo decesso porta il totale ufficiale a 3.687. Cresce il rapporto contagi/100mila abitanti, ora a 30 rispetto a 35 della settimana scorsa.

Da rilevare, a un anno e mezzo dall’inizio della pandemia, che il tasso di positività rispetto alla popolazione relativo alla provincia di Bergamo risulti il più basso di tutta la Regione: 4,9%; la provincia con il valore più alto è quella di Como con il 10,2%, seguita da Varese con il 10%. Le altre stanno tra il 7,5% di Lodi e Lecco e il 9,2% di Monza. Questi dati, ovviamente, sono quelli ufficiali. Sappiamo che in realtà le percentuali che riguardano la nostra provincia sono più alte, ma ciò vale, in quale misura non lo sapremo mai, anche per le altre province pesantemente colpite dalla prima ondata.

Pochi tamponi

Dobbiamo purtroppo, ancora una volta, stigmatizzare sia la carenza della campagna di testing condotta dalle Regioni, sia lo sbilanciamento della tipologia dei tamponi a favore di quelli rapidi (stabilmente oltre il 50% del totale ormai da 3 settimane). Nel primo caso il problema è legato all’inevitabile sottovalutazione dei casi reali, una situazione che si sta trascinando da inizio epidemia: ed è un elemento da considerare quando si ipotizza la possibile inversione della curva del contagio. Lo sbilanciamento a favore dei test rapidi peggiora invece la qualità della nostra attività di tracciamento del virus sul territorio, a causa di una minore affidabilità rispetto ai tamponi molecolari; limita il numero di test utilizzabili ai fini del sequenziamento del materiale genetico virale, e quindi per l’individuazione delle varianti; utilizza per il controllo della popolazione generale uno strumento (i test rapidi) pensato per essere utilizzato in situazioni circoscritte (tracciamento veloce di positività in scuole, aziende, ospedali, ecc.).

L’errata strategia di testing potrebbe avere ricadute molto negative alla ripresa delle attività autunnali, quando i numerosi asintomatici non individuati (soprattutto giovani) torneranno a utilizzare i mezzi pubblici del trasporto locale entrando in contatto con i quasi due milioni di over 60 che non hanno ancora ricevuto (o non hanno voluto ricevere) una copertura vaccinale. Dal punto di vista epidemiologico è questa la maggiore preoccupazione, perché potrebbe trattarsi di una sorta di bomba a orologeria pronta ad esplodere con pesanti ricadute, vista l’età elevata dei soggetti privi di protezione. Ne riparleremo in un prossimo report.

Green pass

Venerdì scorso è stato il giorno dell’avvio del certificato verde diventato obbligatorio: è richiesto per accedere a eventi sportivi, fiere, congressi, musei, parchi tematici e di divertimento, centri termali, sale bingo e casinò, teatri, cinema, concerti. Ma anche per sedersi ai tavoli al chiuso di bar e ristoranti (non sarà invece necessario per consumare al bancone e neppure all’aperto). E in piscine, palestre, centri benessere, limitatamente alle attività al chiuso. Oltre che per partecipare a concorsi pubblici.

Il tutto per arginare le nuove varianti del Covid (a partire dalla più contagiosa, la Delta) e rendere sicuri, tra vaccinazioni e tamponi, i luoghi di massima convivenza, soprattutto al chiuso. Ma il green pass con l’inizio dell’anno scolastico sarà obbligatorio per docenti, presidi e assistenti tecnici amministrativi delle scuole. Oltre che per gli studenti universitari. E dal 1° settembre scatta l’obbligo anche per salire a bordo di un treno, un aereo, un bus, un traghetto a lunga percorrenza.

Obbligo vaccini?

E mentre si discute di obbligatorietà dei vaccini per tornare al lavoro, fa rumore la scelta di Microsoft, una delle aziende più ricche al mondo. Il colosso di Redmond, di fatto, si unisce alle altre grandi aziende tecnologiche americane: richiederà la vaccinazione ai lavoratori che tornano in ufficio.

La prima data per la riapertura completa delle strutture statunitensi dell’azienda è il 4 ottobre, lascerà la possibilità ai dipendenti che si prendono cura di persone vulnerabili o ai genitori di bambini che non possono essere vaccinati di rimanere in regime di smart working fino a gennaio. Amazon, invece, ha posticipato il rientro negli uffici a gennaio 2022.

Covid nel mondo

Sempre in crescita i contagi su scala globale: negli ultimi 14 giorni ne sono stati registrati circa 10 milioni, in crescita del 18% sul corrispettivo periodo precedente; continuano a crescere in Asia (3,7 milioni, +20%) e in Nord America (1,8 milioni, +97,7%) e dopo un breve calo dal piccolo sono ripresi in Africa (0,6 milioni, +1%); da ormai tre settimane e più crescono in Europa (1,8 milioni, +8%) mentre il Sud America (0,9 milioni, -16,7%) continua il suo calo; in rapporto alla popolazione il Nord America ha attualmente i numeri più elevati raggiungendo quasi la metà del suo picco più elevato.

La variante lambda

A questo proposito, sembra che la crescita esponenziale dei casi nel continente americano, sia dovuta a due mutazioni del Sars-Cov-2: la variante Lambda. Queste mutazioni che la rendono altamente infettiva, si trovano entrambe sulla proteina Spike, con la quale il virus penetra nelle cellule umane. La variante rilevata per la prima volta in Perù si è diffusa prima in Sudamerica, soprattutto in Perù, Argentina, Cile ed Ecuador, e ora anche in tutta l’America settentrionale, mentre in Europa si osservano casi soprattutto in Spagna e Germania, mentre non arrivano a una decina quelli rilevati in Italia. Bassa anche la diffusione in Asia e Oceania.

Negli USA il primo caso di variante Lambda era stata rilevata il mese scorso in Texas, allo Houston Methodist Hospital e da allora il sequenziamento genomico ha identificato una sempre maggiore diffusione di contagi ad essa riconducibili. Sebbene questo numero sia ancora ben lontano da quelli attribuiti alla variante Delta, che rappresenta circa l’80% dei nuovi casi negli Stati Uniti, gli esperti di malattie infettive hanno affermato che la variante Lambda è una di quelle più sotto osservazione.

Al momento è ancora presto per saper se e quanto da essa ci proteggeranno gli attuali vaccini.

Nel mondo sono stati superati i 200 milioni di casi Covid e anche i decessi sono in crescita, negli ultimi 14 giorni sono stati 128.500 (dei 4,3 milioni complessivi) in crescita dell’11,2%.
La variante Delta è stata finora rilevata in 135 tra Paesi, territori e aree di monitoraggio dell’Oms.

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