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Busà campione olimpico di karate: nono oro per l'Italia, battuto il record di Rio 2016 - BergamoNews
Tokyo 2020

Busà campione olimpico di karate: nono oro per l’Italia, battuto il record di Rio 2016

Emblema di costanza, determinazione, ma anche di lealtà, non si è mai dato per vinto. Ci ha sempre creduto, e dopo aver collezionato due titoli mondiali nel 2006 e nel 2012, e cinque europei, l’ultimo dei quali nel 2019 a Guadalajara, può aggiungere il titolo più bello di tutti

L’urlo del Gorilla di Avola si sente fin dal Giappone. Il nono oro dell’Italia alle Olimpiadi di Tokyo 2020, l’oro che vale il superamento delle 8 medaglie conquistate nell’edizione di Rio 2016, viene dal karate. Da quella disciplina che per la prima volta fa la propria apparizione ai giochi olimpici e in casa propria, nel Giappone dove questo sport è nato. E viene da Luigi Busà, 33 anni, capitano della nazionale italiana di karate, che trionfa nel kumite nella categoria -75kg.

L’oro arriva dopo una finale col fiato sospeso, perché a contendersi l’oro con il carabiniere siciliano è il rivale di sempre, l’azero Rafael Aghayev. L’inizio è in salita, i due si conoscono da sempre e si studiano, non concedono niente l’uno all’altro. Da metà in poi della finale Luigi comincia ad alzare il ritmo. Infila un pugno e fa 1-0. Da lì in poi chiude ogni spazio, per Aghayev non c’è nulla da fare: è vittoria di misura.

Luigi ha coronato il sogno della sua vita, desiderato e inseguito da quando, bambino un po’ grassottello, sognava una medaglia a cinque cerchi seguendo gli allenamenti del proprio maestro, suo padre Sebastiano Busà. Emblema di costanza, determinazione, ma anche di lealtà, non si è mai dato per vinto. Ci ha sempre creduto, e dopo aver collezionato due titoli mondiali nel 2006 e nel 2012, e cinque europei, l’ultimo dei quali nel 2019 a Guadalajara, può aggiungere il titolo più bello di tutti, quello di campione olimpico.

Il percorso di Tokyo

La categoria di Luigi è la più attesa del torneo perché quella con gli atleti di più alto livello, nonché più titolati al mondo. È divisa in due pool da 5 atleti. Alle semifinali accedono i primi due classificati di ognuno dei gironi. Ogni atleta affronta i 4 avversari di pool in un sistema a punti: 2 per la vittoria dell’incontro, 1 per il pareggio e 0 per la sconfitta.

Luigi viene sorteggiato nella pool B. Inizia vincendo il primo incontro con il 33enne australiano Yahiro Tsuneari per 5-0, quasi in scioltezza, e guadagna i primi due punti in classifica nel girone. Al secondo turno il carabiniere siciliano invece fatica e viene infatti sconfitto dal giovanissimo kazako Nurkanat Azhikanov, atleta di soli 20 anni e vera sorpresa di questa categoria nonostante il mancato approdo in semifinale. Nel terzo match il capitano della nazionale italiana trova il tedesco Noah Bitsch ed inizia la risalita. I due concludono col punteggio di 2-2 ma Busà ottiene comunque la vittoria per senshu, ovvero per aver messo a segno il primo punto dell’incontro. Sale a quota 4 in classifica. Arriva l’ultimo turno, dove se la deve vedere con il rivale di sempre Rafael Aghayev: l’azero è considerato, assieme a Busà, il più forte di sempre. Il 36enne dell’Azerbaijan ha 6 punti nel girone, avendo battuto tutti i precedenti avversari. A Luigi serve dunque una vittoria per passare in semifinale a pari merito. Anche un pareggio basta per accedere come secondo, ma Luigi non può perdere. In questo scontro tra leggende nessuno dei due si risparmia. I due, oltre che avversari, sono veri amici fuori dal tatami. Vorrebbero ciascuno che l’altro passasse in semifinale per ritrovarsi a battersi per l’oro in quella che sarebbe stata una finale storica, una battaglia fra le leggende non solo della -75kg ma di tutto il karate. Mille volte si sono incontrati in carriera senza mai poter prevedere un vincitore. Alla fine però è proprio il gorilla d’Avola ad avere la meglio con il punteggio di 3-1. Entrambi concludono il proprio girone da primi in classifica con 6 punti avendo vinto 3 incontri su 4 ciascuno. Arriva quindi la semifinale: Luigi Busà se la deve vedere con il fortissimo ucraino Stanislav Horuna, mentre Aghayev con l’ungherese Gabor Harspataki. L’azero vince per 7-0, e dimostra che a 36 anni, a chi lo dava per finito e non più il campione inarrivabile di un tempo, è ancora lì. Luigi batte Horuna per 3-0. È finale: Busà-Aghayev. Il resto è storia.

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