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Bergamo piange l'artista Dietelmo Pievani, personalità straordinaria e discussa - BergamoNews

Arte

Lunedì i funerali

Bergamo piange l’artista Dietelmo Pievani, personalità straordinaria e discussa

Classe 1935, già da giovanissimo segnalato e pluripremiato ai tempi della scuola dell’Accademia Carrara diretta da Funi e poi da Longaretti, Pievani si è formato in un contesto vivace, dentro e fuori l’accademia, a contatto con le esperienze più aggiornate dell’ambiente milanese e le istanze della ricerca internazionale.

Bergamo. È scomparso venerdì 30 luglio nella sua casa-studio di Campagnola Dietelmo Pievani, tra le pareti tappezzate di frasi scritte a pennarello e di opere d’arte di compagni di viaggio, tra le carte di lavoro e i ritagli di studio di una vita.

La notizia ha lasciato sgomento e senso di vuoto nel mondo dell’arte, per la perdita di una personalità straordinaria e discussa che ha segnato la ricerca e il dibattito artistico a Bergamo per oltre cinquant’anni.

Classe 1935, già da giovanissimo segnalato e pluripremiato ai tempi della scuola dell’Accademia Carrara diretta da Funi e poi da Longaretti, Pievani si è formato in un contesto vivace, dentro e fuori l’accademia, a contatto con le esperienze più aggiornate dell’ambiente milanese e le istanze della ricerca internazionale.

Protagonista d’avanguardia negli anni Sessanta, sperimentatore informale prima, optical e percettivo poi, Pievani era affascinato dal design, dalla grafica, dall’architettura, dall’urbanistica, di cui amava saggiare e verificare i linguaggi materiali e le traiettorie ideali. Negli ultimi decenni aveva elaborato un linguaggio d’area concreta e geometrica, realizzando opere ambientali a rilievo di dimensioni anche monumentali.

Una sua collezione permanente, formidabile per varietà, qualità e impatto scenografico, è allestita in Villa Benaglia a Longuelo, negli splendidi spazi della dimora che fu del fratello.

La sua proverbiale tempra di artista “tutto d’un pezzo” e la sua vis critica onnivora non si erano smorzate nel tempo, nonostante gli acciacchi dell’età e non risparmiavano alcun ambito, dalla musica, alla didattica, alla politica culturale, alla società, al mondo dell’arte naturalmente, all’urbanistica. Nel caso di una recente visita alla sua collezione, sulla strada che da Longuelo conduce al suo domicilio, l’artista ci aveva espresso il disagio per le novità urbanistiche in Campagnola, per il sovvertimento della vita della città e del suo quartiere dovuto ai nuovi ingombranti complessi commerciali.

Dietelmo Pievani

Il suo tavolo di studio, assediato da ritagli di giornale, riviste, appunti vergati su ogni superficie, testimoniavano di un’attenzione sempre viva sul contemporaneo. “L’imbarbarimento della cultura è l’identificarla col tempo libero”, oppure “si deve pensare alla libertà come progetto e non come assenza di impedimento”: sono questi alcuni dei motti a lui cari, annotati sulle soglie delle stanze, a sintesi e a monito della propria coscienza d’artista.

In queste ore sono innumerevoli le testimonianze di affetto e di stima che si fanno sentire. Tra loro, la voce dell’architetto Attilio Pizzigoni, che sottolinea: “Oggi Bergamo lo riconosce come un vecchio maestro, ma allora, trent’anni fa, era più arduo entrare in una tale valutazione e considerazione. Eppure ci è stato maestro, sì, in una serie di battaglie che abbiamo impegnato insieme e che ci avevano fatto sentire vicini. Ricordo sodalizi importanti con Giorgio Mascherpa, con lui ed altri artisti, avevamo costituito un comitato per la scuola dell’Accademia Carrara negli anni Ottanta: in quel periodo abbiamo avuto una frequentazione molto intima. Era un uomo difficile ma di grande intelligenza anche critica, meritava forse di avere un confronto con un mondo più ampio di quello bergamasco”.

Dietelmo Pievani

L’amico artista Calisto Gritti ricorda una mostra che allestirono insieme a Palazzo della Ragione negli anni Sessanta: “Avevamo esposto i disegni buoni e liberi fatti dai ragazzini delle scuole medie e quelli cattivi, ossia quelli impostati dalle maestre, col cielo blu e le casette precise. Ai tempi non era facile, è stata un’esperienza interessante e istruttiva”. Dell’uomo rievoca il talento e il temperamento intransigente: “Dietelmo lo conosco da sempre, era bravissimo fin da ragazzo, c’era un suo cartone favoloso per un grande affresco alla Carrara, che poi è andato distrutto. Era un grande disegnatore, un artista vero, dal carattere forte, che non si fermava mai e negli ultimi anni ha lasciato il segno con la sua personalissima astrazione a rilievo”.

Commosso il ricordo di Claudio Sugliani, maestro dell’incisione, che lo ha frequentato fino all’ultimo: “E’ stato un mio grande amico, l’ho sempre rispettato come amico e come artista di eccezionale qualità. Telmo è stato un protagonista delle azioni di ricerca realizzate da artisti bergamaschi a seguito dell’informale. Era una stagione strordinaria, si era creato un sodalizio unico tra gli artisti che gravitavano in città alta tra gli anni Sessanta e Settanta. C’erano gli studi dei pittori e le visite erano frequenti, io ero vicino a Zilocchi, Gritti, Pievani, Bonetti. Si faceva amicizia con grande naturalezza, frequentavamo le mostre di Milano, via Manzoni, la Galleria Blu…non mancavano le beghe furibonde, c’era polemica contro l’accademia che sembrava indirizzata verso una nostalgia del passato e noi contestavamo una situazione di stallo”. “Telmo si portava in giro per città alta il figlioletto Marco, c’era grande fermento di idee, eravamo amici di personaggi e personalità come Arturo Benedetti Michelangeli che suonava il piano al Bar del Tasso, ci sarebbero tanti aneddoti e incontri da raccontare…” . Quanto allo specifico artistico, Sugliani rende omaggio alla personalità di Pievani: “ Telmo ha realizzato un progress bergamasco della poetica informale, alleggerendo la tensione e l’aggressività dell’informale europeo e rendendolo libero nel fatto tecnico. Aveva una grande curiosità per quel che accadeva in Europa, ma anche una sensibilità molto specifica. Noi nel nostro confrontarci e interrogarci usavamo di tutto e abbiamo dato corpo, di fatto, a un informale bergamasco… fu una stagione irripetibile, in cui ci si fermava estasiati davanti a un cancello tutto arrugginito e il nostro motto era si può fare anche così “. Pievani, dunque, come figura di riferimento per Sugliani sul piano professionale come sul personale: “Telmo era affascinante per la perentorietà con cui affermava alcune verità, quelle che per noi almeno erano verità dell’arte. Era anche grande ammiratore della pittura di Sonia (Sonia Ciscato ndr), mia moglie, perché sul piano nella forma, del colore, dell’intuizione, si capivano. E’ stato un amico superbo, di cui sento già la mancanza”.

Dietelmo Pievani

Paola Ubiali, titolare della Galleria Marelia, gli ha dedicato nel 2013 la mostra d’apertura del suo nuovo spazio in via Torretta: “Telmo veniva spesso a chiacchierare con me quando avevo la galleria in via Guglielmo d’Alzano e un po’ scherzando mi diceva che gli avrebbe fatto piacere fare una mostra da me, ma lo spazio era troppo piccolo. Quando mi sono trasferita nella nuova sede, ho voluto dedicargli l’evento inaugurale, in cui espose alcuni lavori ad hoc: la serie delle Isometrie con spostamenti e scivolamenti delle forme che componevano una serie molto interessante. La sua è un’arte che non ha alcun pretesto, che guarda solo alla forma, alla materia, al colore: si gioca tutto lì dentro. Può anche diventare contemplativa, ma non ha simbologie o intenti rappresentativi, è sempre solo se stessa. È come lui: un uomo che non amava le piaggerie, le persone non autentiche. Telmo è stato un puro, non ha mai voluto sottomettersi a nulla che non fosse pienamente condiviso dalla sua filosofia di vita e d’arte. Si definiva ostinatamente pittore, nonostante la forte vocazione scultorea e architettonica delle sue opere”.

Toccanti le parole dell’amico Claudio Bonfanti, al quale lo univa un’amicizia di sessant’anni, e quelle dell’amica e artista Maura Cantamessa: “Il sorriso ironico di Telmo, come mi mancherà! Ricordo i lunghi pomeriggi trascorsi nel suo studio, circondata dalle sue opere, i suoi grigi, le sue superfici affascinanti anche al tatto, i disegni preparatori, le matite tutte perfettamente appuntite, i ritagli di giornale, i bozzetti, i pensieri scritti con grande cura, appesi alle pareti e quelli solo abbozzati su ritagli di carta. Ricordo le sue letture ad alta voce col desiderio di condividere una frase profonda sull’arte o una sciocchezza della quale sorrideva con fare ironico. Era molto severo nei suoi giudizi e ricco di ironia. Maestro di intelligenza e di coerenza, maestro nella sua durezza ben amalgamata ad una profonda dolcezza. Mi mancherà l’amico, l’artista, l’uomo”.

I funerali di Dietelmo Pievani si terranno lunedì 2 agosto alle 10 nella Chiesa di Santa Maria Immacolata in Longuelo: quella stessa chiesa progettata nel 1960 da Pino Pizzigoni che ospita nella vela absidale la grande immagine mariana a bassorilievo progettata proprio da Pievani.

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