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Vaccino anti Covid, Locatelli: "Immunizzare gli adolescenti è decisivo" - BergamoNews
Comitato tecnico scientifico (cts)

Vaccino anti Covid, Locatelli: “Immunizzare gli adolescenti è decisivo”

Il coordinatore del Comitato tecnico scientifico fa il punto su vari temi legati alla pandemia: dalla terza dose alla possibilità che un vaccinato si contagi, fino ai vantaggi dei farmaci anti-Covid per i ragazzi

Nessun dubbio sul vaccinare gli adolescenti per immunizzarli e, quando vi saranno i dati che daranno il via libera, anche i bambini. A dirlo è il coordinatore del Comitato tecnico scientifico (Cts) Franco Locatelli, in un’intervista al Corriere della Sera in cui fa il punto su varie domande legate al Covid.

Secondo Locatelli, per i ragazzi i vantaggi del vaccino sono di molto superiori rispetto ai rischi: “Così vengono protetti dal rischio di sviluppare malattia grave o addirittura fatale”. I deceduti sotto i 19 anni in Italia, riporta, sono a oggi 28.

L’immunizzazione degli adolescenti permetterebbe di tutelare anche i compagni di scuola con deficit immunitari. “Vaccinare – spiega Locatelli – significa anche creare le migliori condizioni perché possa avere continuità la didattica in presenza”.

Secondo studio appena pubblicato su medRxiv, il rischio di miocarditi o pericarditi negli adolescenti, soprattutto nei maschi giovani, a seguito del Covid-19 è di gran lunga superiore al basso rischio di sviluppare questi quadri clinici dopo la vaccinazione. “Ecco dissipato ogni dubbio sull’opportunità di proteggere adolescenti e ventenni. E, quando vi saranno vaccini approvati, anche i bambini”, ribadisce Locatelli.

Che poi riflette sull’opportunità di una terza dose di vaccino. “Non abbiamo evidenze solide per decidere se e quando una terza dose andrà somministrata”, dichiara il coordinatore del Cts. Sicuramente un nuovo richiamo del vaccino andrebbe a incrementare la memoria immunologica contro il coronavirus e potrebbe essere utile per soggetti particolarmente vulnerabili, come gli ultrasettantenni o chi lavora in ambienti ad aumentato rischio di esposizione.

“Una scelta di questo tipo deve essere adottata da istituzioni o agenzie sanitarie e non certo proposta dai produttori di vaccini”, avverte Locatelli. In ogni caso, è chiara l’utilità del vaccino guardando ai tassi di ospedalizzazione e delle terapie intensive, che “rimangono contenuti” nonostante i contagi continuino a salire.

Per quanto riguarda i soggetti vaccinati e il rischio di infettarsi, Locatelli riporta i dati italiani. “Vi è una limitata percentuale (la stima è del 12%) di soggetti completamente immunizzati che possono infettarsi, ma quasi sempre senza sviluppare malattia, e contagiare”.

Il coordinatore del Cts chiarisce che serviranno altri studi per definire qual è la carica virale nelle loro vie aeree, naso e gola. Ma sottolinea che si tratta di un evento raro. “Ancor più rara è l’eventualità che una persona vaccinata, seppure contagiata, finisca in ospedale”.

La protezione da forme gravi di malattia è superiore al 95% e si contribuisce a ridurre significativamente la circolazione virale, e quindi il pericolo che emergano nuove varianti. “Ma per restare in zona bianca sono determinanti anche i comportamenti individuali improntati al senso di responsabilità”.

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