Quantcast
Bergamo, familiari delle vittime Covid e "no pass": i due volti della protesta - BergamoNews
Le manifestazioni in centro città

Bergamo, familiari delle vittime Covid e “no pass”: i due volti della protesta

In piazza tra coloro che qualche tutela in più l'avrebbero voluta, magari per salvare la vita a un proprio caro. E chi, invece, vede in certe misure una limitazione della propria libertà

Bergamo. Due manifestazioni dai toni opposti. La prima, quella dei familiari delle vittime del Covid, più composta e silenziosa. La seconda, quella del popolo ‘no pass’, più ‘urlata’ e votata alla provocazione. La prima riporta la voce di chi, qualche tutela in più, l’avrebbe tanto voluta, magari per salvare la vita a un proprio caro. La seconda di chi, certe tutele, proprio non le vuole. E anzi, nemmeno le considera tali, ma un ostacolo alla propria libertà.

Sabato 31 luglio è stata una giornata di proteste in città, cominciata intorno alle 10,30 davanti alla sede del Comune. In piazza Matteotti c’erano all’incirca 60 famiglie: le stesse che da un anno chiedono giustizia aspettando la chiusura dell’inchiesta aperta dalla Procura sulla prima, drammatica ondata pandemica.

La protesta, però, ha riguardato tutt’altra indagine. Quella della Commissione parlamentare, definita senza mezzi termini “una farsa”. “Il problema – secondo l’avvocato Consuelo Locati – è nell’approvazione dei due emendamenti abrogativi che hanno limitato l’indagine della commissione al 30 gennaio 2020, prima della dichiarazione dello stato d’emergenza e soprattutto a Paesi da cui ha avuto origine il virus”. Emendamenti che, in pratica, limiterebbero fortemente i poteri della commissione stessa.

Il parlamentare bergamasco della Lega, Alberto Ribolla, è stato chiamato in causa insieme alla collega del Pd Elena Carnevali per averli sostenuti. “Non siamo stati noi a escludere cammin facendo l’Italia dal campo d’indagine – ha replicato il leghista in una nota -. Abbiamo invece sostenuto la necessità di indagare su quanto ha fatto la Cina. Quando il provvedimento è stato licenziato dalle Commissioni III e XII, il voto è stato unanime con la sola astensione di Italia Viva”.

In piazza c’era anche Giuseppe Marzulli, l’ex direttore sanitario dell’ospedale di Alzano che si oppose alla riapertura della struttura il 23 febbraio, dopo i primi casi “ufficiali” di Coronavirus. “Limitare i poteri della commissione d’inchiesta è assurdo – ha aggiunto – e il silenzio dei politici bergamaschi e lombardi è inaccettabile”. Marzulli ha anche inviato una lettera al sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, invitandolo a prendere posizione sul tema. “Non credo spetti al Parlamento, ma alla magistratura indagare sulle cause, sugli errori e sulle eventuali responsabilità – ha risposto Gori -. Ho poca fiducia nell’operato di una commissione fatalmente condizionata dalle forze politiche che la compongono. E poco rileva, secondo me, se il lavoro della commissione si fermerà ai fatti precedenti il 30 gennaio 2020”.

I legali del comitato hanno infine reso pubblici alcuni documenti che riferiscono di un incontro tra Ministero della Salute e Regioni il 25 gennaio 2020, in merito alle misure da mettere in campo per il contenimento del Covid. Un incontro a seguito del quale – sostengono – sarebbero stati modificati i criteri per identificare i casi sospetti, senza che però venisse redatto alcun verbale.

 

 

Se l’hashtag #sereni accompagna le battaglie dei parenti delle vittime, in piazza Dante si sono visti simboli e slogan di tutt’altro tenore. Paragoni tra le restrizioni anti-Covid e il nazismo, con evidenti richiami al concetto di “dittatura sanitaria”; scritte contro i vaccini; insulti ai virologi più in vista della tv: Burioni, Bassetti su tutti, ritenuti complici della stampa nel fare “disinformazione” applicando la strategia del “terrorismo mediatico”. C’era pure chi indossava la maschera del film ‘V per Vendetta’, cult ambientato in una società governata da un regime repressivo, simile a quello del romanzo 1984 di Orwell: citazione cinematografica piuttosto abusata tra gli amanti del complotto.

Centinaia di manifestanti si sono dati appuntamento alle 17,30 davanti ai cancelli della Procura. Dopo avere ben chiarito quali sono i loro antagonisti, hanno omaggiato con un minuto di silenzio il dottor Giuseppe De Donno, promotore della terapia anti-Covid con il plasma iperimmune, trovato senza vita nella sua abitazione in provincia di Mantova. Lo hanno definito un'”eroe della libertà”, mentre i familiari continuano a chiedere silenzio e rispetto, senza strumentalizzazioni.

Il corteo si è poi spostato verso piazza Vittorio Veneto, via XX Settembre e piazza Pontida, scandito dai cori “No green pass” e “Libertà”. Con un’idea finale: quella di replicare settimana prossima, quando con ogni probabilità sarà stato approvato il decreto che regolamenterà l’uso del certificato verde nel settore dei trasporti. Secondo quanto anticipato dal ‘Corriere della Sera’, l’attuale linea del governo sarebbe quella di renderlo obbligatorio su treni a lunga percorrenza, navi e aerei, mantenendo l’accesso libero su autobus, tram e metropolitane. Resta ancora da decidere la data in cui scatterà l’obbligo, ma la decisione verrà presa dalla cabina di regia tra martedì e mercoledì. “No pass” o meno.

 

 

 

 

 

 

Vuoi leggere Bergamonews senza pubblicità?
Iscriviti a Friends! la nuova Community di Bergamonews punto d’incontro tra lettori, redazione e realtà culturali e commerciali del territorio.
L'abbonamento annuale offre numerose opportunità, convenzioni e sconti con più di 120 Partner e il 10% della quota di iscrizione sarà devoluta in beneficenza.
Scopri di più, diventiamo Amici!
commenta

NEWSLETTER

Notizie e approfondimenti quotidiani sulla tua città.

ISCRIVITI