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L'ex direttore medico dell'ospedale di Alzano scrive a Gori: "Perchè il silenzio sulla commissione d'inchiesta?" - BergamoNews
La lettera

L’ex direttore medico dell’ospedale di Alzano scrive a Gori: “Perchè il silenzio sulla commissione d’inchiesta?”

Giuseppe Marzulli, colui che chiuse il pronto soccorso quel tragico 23 febbraio 2020, chiede al sindaco di Bergamo di esprimersi sulla decisione di limitare temporalmente al 30 gennaio 2020 l'indagine della commissione d'inchiesta.

Alzano Lombardo. Senza peli sulla lingua, per far emergere tramite una vera commissione d’inchiesta sul Covid la verità e le responsabilità che portarono a inizio 2020 allo scoppio della pandemia Covid in provincia di Bergamo e in Italia.

L’ex direttore medico dell’ospedale Pesenti Feaaroli di Alzano Lombardo Giuseppe Marzulli ha scritto una lunga lettera indirizzata al sindaco di Bergamo Giorgio Gori, per chiedergli di prendere una posizione netta riguardo la decisione di limitare l’indagine sul Covid al 30 gennaio 2020, tramite l’approvazione di alcuni emendamenti al mandato della Commissione parlamentare.

Marzulli il 23 febbraio 2020, decise di chiudere il pronto soccorso di Alzano e l’ospedale ai visitatori per la presenza di due pazienti Covid, poi deceduti. A poche ore di distanza venne riaperto, come da lui riferito “per ordine dei vertici aziendali e regionali” e da lì, questa l’ipotesi della Procura che indaga diversi dirigenti per questo capitolo dell’indagine, si diramò un focolaio devastante in Val Seriana che ha portato Bergamo a diventare una delle province più aggredite dal virus nel mondo.

Ecco il testo della sua lettera, che non risparmia pesanti accuse al mondo politico.

“Egregio Sindaco,

come probabilmente saprà , il giorno 8 luglio sono stati approvati alcuni emendamenti al mandato della Commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid, che limitano temporalmente l’indagine al 30 gennaio 2020.

I mezzi di informazione hanno dato, come al solito e fortunatamente con alcune eccezioni, scarsissimo risalto alla notizia, che, nonostante la sua gravità , è rimasta più o meno ignota a gran parte dell’opinione pubblica.

Lei ha parlato spesso di problematiche legate al Covid, ha detto, ad esempio, che è un evento che resterà  nella storia della nostra città e che Bergamo ha pagato un prezzo altissimo. Questa volta però ha taciuto.

Perché? La notizia non ha nessuna rilevanza?

Le sembra normale che una commissione d’inchiesta sul Covid debba terminare il suo raggio d’azione al 30 gennaio 2020, quando il primo caso in Italia ufficialmente riconosciuto si è avuto il 20 febbraio 2020 e, nella Bergamasca, il 22 febbraio?

Cosa sarebbe successo, ad esempio, se la Commissione parlamentare d’inchiesta sul caso Moro avesse avuto come mandato quello di terminare la ricerca della verità  alla fine di febbraio del 1976, ovvero quindici giorni prima del rapimento dell’onorevole Moro?

Non si sarebbe sollevata l’indignazione generale? Non avremmo tutti pensato che la data era stata anticipata soltanto al fine di insabbiare le eventuali responsabilità  e non certamente per cercarle?

Perché invece, per quanto riguarda il Covid, viene approvata una modifica, insensata ed illogica, che tutti coloro i quali hanno subito le conseguenze della prima ondata pandemica considerano una provocazione, senza che nessun politico di rilievo della Bergamasca faccia sentire la propria voce e senza che nemmeno lei dica una parola?

Qualcuno ha sostenuto che una Commissione d’inchiesta con pieni poteri avrebbe coinvolto la stabilità  del governo in carica. Ma, premettendo che questo sarebbe già  un’ammissione che ci sono responsabilità, chiunque può facilmente comprendere che si tratta solo di un pretesto, perché la gestione della prima ondata pandemica non è stata condotta dall’attuale governo, ma dal precedente. Ed anche se fosse, ma ripeto non lo è, non sarebbe ugualmente importante conoscere quello che è successo?

Si può invece ipotizzare che ci sia stato uno scambio di reciproci favori in cui alcuni partiti politici che hanno tutto l’interesse a nascondere gli errori e le omissioni del Ministero della Salute nella prima ondata pandemica si siano accordati con altri partiti politici che invece hanno tutto l’interesse a nascondere le analoghe responsabilità di Regione Lombardia, al fine di insabbiare il tutto?

In estrema sintesi, secondo lei, si può parlare di un patto fra partiti di diversa estrazione ideologica, finalizzato a coprire le reciproche responsabilità ?

Vede, Sindaco, la Commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid, quella vera, non la finta che è stata approvata, prima o poi si farà . Non so dirle se si farà  fra un anno, fra 5 o fra 10 anni, ma si farà. Ci sono stati 140.000 morti e troppa è stata l’impreparazione italiana nelle fasi iniziali e troppi gli errori, le omissioni e la disinformazione su quanto realmente accaduto.

Pensi in grande. Tenga presente che l’accertamento delle responsabilità  avverrà  probabilmente già  in ambito giudiziario.

Ma, a prescindere dagli aspetti legali, che comunque non riusciranno mai a comprendere tutte le dinamiche degli avvenimenti, perché’ sono finalizzate esclusivamente a ricercare responsabilità  penali e civili, quanto accaduto sarà   sicuramente valutato anche in un’ ottica storica.

E lei, a differenza di altri, può avere l’ambizione di essere giudicato anche in un’ ottica storica.

Quando fra alcuni anni sarà analizzata tutta l’ ampia documentazione disponibile, l’opinione pubblica si chiederà , come è successo già  troppe volte nel nostro Paese, come sia potuto accadere che ci siano stati cosi tanti anni di opacità  e di colpevoli silenzi.

Ma non tutti hanno taciuto. Alcuni, fra difficoltà  di ogni genere, cercano già  adesso di lottare per la verità .

E lo dimostra la manifestazione pacifica e dignitosa organizzata dai familiari delle vittime sabato 31 luglio, a cui sono stati invitati a partecipare i legali del team, il gen. Lunelli, il dott. Zambon ed il sottoscritto.

E ci saremo.

Un giornalista ha detto di me che sono stato l’unico in Lombardia ad avere avuto nella gestione della prima ondata pandemica un ruolo, di una qualche responsabilità, ad essermi opposto a decisioni che ritenevo sbagliate.

Mi creda, se conduco questa battaglia non è per cercare giustizia per me personalmente o per vendicarmi di qualcuno. Lo faccio soltanto perché ritengo che sia un dovere civile.

Capire quello che è successo, analizzare gli errori commessi serve ad essere meglio preparati per il futuro, serve ad evitare che possa succedere di nuovo. Riconoscere gli errori per imparare da essi è essenziale per migliorare il nostro Paese.

Ed invece quello che si sta cercando di fare, grazie anche agli emendamenti approvati, è esattamente il contrario, cioè di nascondere la polvere sotto il tappeto.

Lei è il sindaco della città martire del Covid. Faccia sentire la sua voce, dica anche lei: io non ci sto.

A smentita di quell’accordo politico che è stato reso evidente dagli accadimenti della commissione d’inchiesta.

Non le chiedo certamente di attribuire errori o responsabilità . Può darsi che lei abbia un’opinione diversa dalla mia e ritenga che nella gestione della prima ondata pandemica il comportamento del Ministero della Salute e di Regione Lombardia sia stato esemplare. Non è questo il punto.

Quello che le chiedo è semplicemente di prendere una posizione netta, senza incertezze ed ambiguità, sugli emendamenti che limitano il mandato della Commissione parlamentare d’inchiesta al 30 gennaio 2020 e la rendono una farsa che ha l’unico obiettivo di insabbiare quanto accaduto.

Accertare la verità è un dovere verso tutti i cittadini italiani, lombardi e bergamaschi.

Distinti saluti.

Giuseppe Marzulli

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