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La Cgil di Bergamo: "Una volta fuori dalla pandemia il lavoro riparta dalla sostenibilità" - BergamoNews
La riflessione

La Cgil di Bergamo: “Una volta fuori dalla pandemia il lavoro riparta dalla sostenibilità”

Le considerazioni fatte del segretario generale Gianni Peracchi, che ha ragionato sulle prossime sfide che attendono il territorio bergamasco.

Bergamo. “Bergamo è ripartita, lavorare insieme per governare il cambiamento”: è questa una delle considerazioni fatte dal segretario generale della Cgil di Bergamo Gianni Peracchi, che ha ragionato sulle prossime sfide che attendono il territorio bergamasco.

Pensieri che non potevano non partire dalla situazione emergenziale che permane, ma che si spera possa terminare a breve per poter godere al massimo dei segnali positivi in ambito lavorativo che si vedono già oggi.

Ecco le sue considerazioni. 

“Siamo in una fase delicata dell’emergenza sanitaria che, anche se governata meglio di prima, vede crescere nuovamente i contagi. La pandemia non è ancora alle nostre spalle e quindi la priorità delle priorità continua ad essere la neutralizzazione del virus, non solo a livello locale ma globale.

Se non dovessimo farcela continuerà a circolare e, per sopravvivere, a mutare fino a trovare un nuovo varco nel nostro sistema immunitario.

Pieno sostegno, dunque, ad ogni indicazione che agevoli l’ampliamento e la rapidità della campagna vaccinale e a quelle disposizioni che alzano il livello di prevenzione e di tutela, a partire dal greenpass per arrivare all’obbligo vaccinale, quantomeno in alcuni casi. Con buona pace dei no vax et similia, nuovi partigiani (che non mi pare amino molto ‘Bella ciao’) contro ‘la dittatura sanitaria’.

Ciò detto, proviamo ad immaginare, nell’ottica della ripresa, di essere fuori dall’emergenza nei prossimi mesi.

Già oggi si intravedono segnali positivi in ambito economico e lavorativo, grazie appunto alla campagna vaccinale e ai provvedimenti europei e nazionali per far fronte alle conseguenze dell’emergenza sanitaria.

In quest’ottica è necessario riprendere un tema messo in agenda ben prima della bolla Covid. Tema che questa bolla ha accentuato repentinamente: la transizione del sistema produttivo in termini di ecosostenibilità ed il conseguente aggiornamento dei modelli di organizzazione del lavoro.

Rapporto uomo – macchine, robotizzazione, smart working, digitalizzazione, ampliamento dei servizi alla persona devono rioccupare rapidamente le prospettive dell’azione sindacale.

C’è stata una lunga e complessa discussione sulla proroga o meno del blocco dei licenziamenti, le posizioni del sindacato hanno conseguito risultati importanti, ma ora è di tempo di provare a governare i processi di ristrutturazione del lavoro, pena subirli passivamente.

E con essi la revisione ed il potenziamento delle reti pubbliche infrastrutturali, dal sistema sanitario, a quello scolastico e formativo, alla messa in sicurezza del territorio.

Insomma è tempo di ri-guardare avanti, a partire dalle elaborazioni già sviluppate nella nostra provincia.

Nei prossimi anni dovremo fare i conti con il fenomeno demografico che vede le società occidentali e la nostra in particolare invecchiare per via di una maggiore longevità da una parte e di un minore tasso di natalità dall’altra.

La storia ci ha insegnato che la ricerca e l’evoluzione della scienza, dell’economia e quindi della società possono portare progresso e benefici per l’intera collettività.

Il lavoro sarà uno snodo fondamentale in questo processo

Certamente ci vorrebbe un governo solidale dei processi di trasformazione scientifica, sociale ed economica, che pensi ad aggregare e ad armonizzare invece che a chiudere e a dividere, ed in questo un ruolo da protagonista del sindacato confederale potrà incidere significativamente.

Dovremo fare i conti con le questioni ambientali, tornate prepotentemente al centro dell’agenda sociale e politica, del PNNR.

Il successo che questo tema sta riavendo, l’attenzione rivolta alla questione del cambiamento climatico e l’allarme sollevato con formule di mobilitazione inedite, soprattutto dalle generazioni più giovani, sollecitano una profonda riflessione su come salvaguardare, insieme a salute e lavoro, la più grande infrastruttura a nostra disposizione: l’ambiente, il territorio, le risorse naturali.

Questo aspetto ha trovato recentemente anche nel mondo produttivo, nei segmenti più avanzati del mondo imprenditoriale, grande attenzione.

Così come si è sviluppata una maggiore sensibilità sulla necessità di investire nel sistema scolastico e formativo, nelle strutture di cura e assistenza.

Da noi, a Bergamo, che continua ad essere una delle province europee più importanti nel manifatturiero, abbiamo registrato convergenze ed equilibri positivi sul fronte dello sviluppo e del rispetto ambientale tra rappresentanze sindacali confederali, mondo dell’associazionismo, istituzioni ed imprenditori.

Ciò non significa che vada tutto e sempre bene, ma le intese raggiunte per un sistema infrastrutturale nel territorio di respiro almeno ventennale, che riduca il consumo di suolo, che dia la giusta importanza al trasferimento dei movimenti dalla gomma al ferro, che guardi in prospettiva ad una mobilità elettrica, che punti a potenziare le reti digitali e l’ammodernamento delle piccole  e medie imprese, hanno un segno decisamente positivo.

Bisogna quindi riannodare i fili di questa discussione, ritararli nel contesto dei progetti di messa a terra del PNNR e riprendere quel confronto che, in tempo di Covid, ha sortito effetti positivi sul versante della sicurezza nei luoghi di lavoro”.

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