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L'intervista

“Un bel risultato, non scontato”, Pier Carlo Orizio racconta il Pianistico da tutto esaurito

Trentasette concerti, 174 artisti ospitati, tutto esaurito nel 95% degli spettacoli. Si tinge di oro la 21ª edizione del Festival Pianistico Internazionale di Brescia e Bergamo.

Trentasette concerti, 174 artisti ospitati, tutto esaurito nel 95% degli spettacoli. Si tinge di oro la 21ª edizione del Festival Pianistico Internazionale di Brescia e Bergamo. Interamente dedicata la grande Chopin, la rassegna quest’anno ha preso vita in una versione estiva, in conformità alle limitazioni dovute all’emergenza sanitaria.

“Non era un risultato scontato in un periodo di ripresa dello spettacolo dal vivo. Ci teniamo a ringraziare in primis il nostro affezionato pubblico, soprattutto i nostri abbonati, che hanno capito le difficoltà organizzative che abbiamo dovuto affrontare nei mesi scorsi, racconta il direttore artistico Pier Carlo Orizio.

Oltre ai grandi nomi internazionali ritornati a Brescia e a Bergamo, il Festival continua a ospitare giovani promesse della scena musicale: un terzo dei pianisti ospitati nel cartellone principale ha meno di 35 anni, così come oltre il 70% dei musicisti della Filarmonica, orchestra in residenza impegnata in 4 concerti.

Nel 2022 non solo inizierà l’importante percorso di avvicinamento verso il traguardo del 60esimo Festival e di Capitale italiana della Cultura, ma il Festival ricorderà in particolare i 100 anni della nascita del suo fondatore, Agostino Orizio.

Trentasette concerti. 174 artisti ospitati. Tutto esaurito nel 95% degli eventi. Si aspettava un risultato così positivo?

Speravo in un risultato positivo in termini di affluenza di pubblico, pur nelle tante incognite. Sono felice che abbia prevalso la voglia di tornare a teatro sul, pur legittimo, timore a partecipare ad un evento in un luogo chiuso. I numeri ci dicono di un’affluenza molto alta ma non possono raccontare l’aspetto che a me sembra più significativo, ovvero l’entusiasmo e la partecipazione emotiva che abbiamo vissuto in questa edizione del festival.

pier carlo orizio

 

Secondo lei maestro, qual è il più grande regalo che Chopin ha lasciato al mondo della musica pianistica (e non solo)?

Chopin per il pianoforte è stato l’amante più appassionato e viscerale. Nessun altro compositore ha dato al pianoforte quanto Chopin.

La 68esima edizione del Festival Pianistico ha fatto tappa nel nuovo teatro Donizetti di Bergamo. Secondo lei, se Chopin e Donizetti avessero modo di incontrarsi cosa si direbbero? Cosa potrebbero ammirare l’uno dell’altro?

Chopin e Donizetti furono quasi coetanei, il secondo più vecchio di pochi anni. Avrebbero anche potuto incontrarsi negli anni in cui Donizetti frequentava Parigi. Non so se questo avvenne ma non dobbiamo aspettarci profondi discorsi musicali. Piero Rattalino ci ha spiegato che da Chopin la sua Patria si aspettava il compositore che avrebbe messo in musica un’opera che potesse celebrare la grandezza della Polonia. Di fatto Chopin non fu mai operista ma sappiamo quanto amasse il “bel canto” italiano e dunque l’Opera. Ma di cosa avrebbero parlato Chopin e Donizetti? Forse li avrebbe accomunati il sentirsi esuli. Certamente Chopin ebbe sempre molto forte il senso della Patria lontana e di questa nostalgia di cui è intrisa tutta la sua musica ne avrebbe parlato con Donizetti. Ah, la mia Varsavia, la mia Bergamo…

Pensa mai al futuro del festival? Come cambierà?

Il futuro del festival è un pensiero costante, aggiungerei purtroppo… Vorrei per una volta ignorare i problemi economici che riguardano tutto il mondo della musica ma mi rendo conto di come questi problemi stiano condizionando sempre più la vita dei musicisti. Se la musica non potrà contare in futuro di risorse adeguate, temo che le conseguenze saranno drammatiche. La musica è come una pianta a cui manca l’acqua. Avendo radici profonde per un po’ resiste, anzi sembra perfino in buona salute. Ma se vogliamo che getti nuove foglie e continui a svolgere la sua funzione, vitale a parer mio, è bene non dimenticarsi di attingere l’acqua al pozzo.

pier carlo orizio

 

Quest’anno, anche per motivi legati all’emergenza Covid, il festival è uscito fuori dai teatri nei luoghi delle nostre città. Crede che sarà questo il destino della musica dal vivo?

No. Ha detto bene Toscanini quando disse che all’aperto si gioca a bocce, non si fa musica. I teatri rimarranno i luoghi per eccellenza della musica. Tuttavia, ci sono delle eccezioni piacevoli. Un concerto estivo all’aperto, se l’acustica è adeguata, può essere gradevolissimo. Non disdegno neppure un’amplificazione, se ben fatta. Tuttavia, le cose non vanno confuse ed è sbagliato pensare che i teatri hanno delle facili alternative.

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