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L’impresa di Montano e l’addio della Pellegrini: l’Italia celebra i suoi campioni con tre medaglie - BergamoNews
Tokyo 2020

L’impresa di Montano e l’addio della Pellegrini: l’Italia celebra i suoi campioni con tre medaglie

I due monumenti azzurri chiudono con uno squillo che conferma la loro grandezza

L’età è un fattore relativo nel mondo dello sport. Se il trascorrere del tempo può pesare sulla reattività e sui muscoli, l’entusiasmo e la voglia di provar a riscrivere la storia possono consentire di andare oltre gli ostacoli imposti dalla carta d’identità.

Aldo Montano e Federica Pellegrini lo hanno saputo dimostrare durante la quinta giornata delle Olimpiadi Estive in corso a Tokyo, prendendosi rispettivamente la scena nella scherma e nel nuoto.

Alla quinta presenza in una rassegna a cinque cerchi, il 43enne toscano ha trascinato la Nazionale Italiana di sciabola all’argento nella prova a squadre al termine di un cammino reso più complicato dall’infortunio di Luigi Samele.

Un problema che era già apparso nel corso dell’incontro inaugurale con l’Iran e che ha rischiato di interrompere prematuramente il cammino degli azzurri, in grado di imporsi per 45-44.

La grande prova di Enrico Berrè ha infatti contribuito solo in parte al successo del terzetto tricolore che ha sofferto particolarmente la reattività di Ali Padkman, in grado di rimontare per due volte e di costringere i ragazzi di Andrea Cipressa a lottare sino all’ultima stoccata.

L’impresa che ha caratterizzato questo torneo olimpico è stata sicuramente quella firmata in semifinale da Montano che, complice il problema fisico che ha colpito il compagno di squadra, è stato costretto a subentrare nel corso della seconda rotazione di incontri.

Montano
Il quartetto azzurro di scherma mostra la medaglia d'argento

Entrato in pedana senza un preventivo riscaldamento, lo schermitore livornese si è imposto sia nel match con Andras Szatmari che in quello con Tamas Decsi riportando gli azzurri nella scia dell’Ungheria.

A completare l’opera ci hanno poi pensato Enrico Berrè e Luca Curatoli che, in una sfida al cardiopalma con il tre volte campione olimpico Aron Szilagyi, ha spazzato via i magiari con il punteggio di 45-43 aprendo la strada verso le medaglie.

Finale a senso unico per il terzetto tricolore che ha subito sin da subito della Corea del Sud che ha terminato in vantaggio tutti e nove gli assalti previsti chiudendo la kermesse con uno score di 45-26.

Discorso diverso per la “Divina” Pellegrini che, dopo aver tenuto alti i colori dell’Italia per oltre diciassette anni, è scesa in vasca per affrontare per l’ultima volta gli amati 200 metri stile libero.

Un momento indimenticabile per il movimento natatorio del Bel Paese e per la nuotatrice veneziana che, nonostante le difficili speranze di podio, ha tenuto svegli milioni di italiani che hanno offerto a distanza l’affetto per la propria paladina.

Un istante che gli appassionati di questa disciplina avrebbero voluto vivere il più tardi possibile, ma che la fuoriclasse veneta ha deciso di far coincidere con la quinta finale consecutiva nella medesima specialità, un record condiviso soltanto con la leggenda americana Michael Phelps.

Unica donna nella storia olimpica ad aver centrato questo traguardo, la portacolori del Circolo Canottieri Aniene ha disputato la competizione senza particolari pressioni riuscendo ad abbattere il muro dell’1’56” e a toccare la piastra con il settimo tempo complessivo.

“È stato un bel viaggio, me la sono goduta. Sono felice anche del tempo fatto. È il mio ultimo 200 a livello internazionale, giusto a trentatré anni, è il momento migliore – ha commentato un’emozionata Federica Pellegrini -. Sono fiera di essere stata capitana negli ultimi mesi. Lascio una squadra mai così forte, ci sarà un bel nuoto nei prossimi anni in Italia”.

A raccogliere questo pesante testimone ci ha pensato subito Federico Burdisso che ha conquistato la medaglia di bronzo nei 200 metri farfalla, un risultato storico che ha permesso alla compagine tricolore di salire sul podio di questa specialità.

Dopo aver provato a forzare nelle due vasche centrali, l’alfiere dell’Esercito ha saputo sfruttare il calo del sudafricano Chad Le Clos resistendo al ritorno dell’ungherese Tamas Kenderesi e chiudendo le proprie fatiche in 1’54”45.

“Non so neanche cosa dire. Mi sono divertito molto in finale, nonostante il tempo non sia dei migliori ma in queste finali non conta – ha raccontato nel dopo-gara il 19enne pavese -. L’argento era nelle mie corde, ma va benissimo così. Ancora devo realizzare quello che ho combinato. Mi ricordo quando tre anni fa alle Olimpiadi giovanili di Buenos Aires, arrivai terzo dietro lo stesso giapponese e sono contento di essere arrivato qua ed essermi guadagnato la medaglia”.

Simbolo della resilienza italiana è stato infine il terzo posto conquistato nel canottaggio dal quattro senza maschile che ha dovuto far a meno di Bruno Rosetti a causa della positività al Coronavirus.

L’esito del tampone ha costretto il direttore Francesco Cattaneo a modificare a poche ore della gara la composizione della squadra inserendo in extremis Marco Di Costanzo, capovoga nel due senza.

Nonostante l’inserimento di un componente con cui non si erano mai allenati negli ultimi due mesi, Matteo Castaldo, Matteo Lodo e Giuseppe Vicino hanno saputo trovare il giusto ritmo con il passare dei metri rimontando progressivamente dopo il passaggio in ultima posizione ai 500 metri.

Disturbato nel finale dall’invasione di corsia da parte della Gran Bretagna, l’inedito quartetto ha messo in campo tutta la propria voglia di rivalsa superando avversari e tagliando la linea d’arrivo in 5’43”60, distante 84 centesimi dall’Australia.

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