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"Vi spiego perché la variante Delta è più contagiosa" - BergamoNews
Ariela benigni

“Vi spiego perché la variante Delta è più contagiosa”

Ne parliamo con la dottoressa Ariela Benigni dell'Istituto Mario Negri

In queste settimane si stanno susseguendo le notizie relative alle nuove varianti del Coronavirus. Secondo le ultime informazioni disponibili, sembra che la Delta sia diventata quella prevalente in diversi Paesi del mondo.

Ma quali sono le sue caratteristiche? Come mai è più contagiosa rispetto a molte altre varianti? Abbiamo intervistato la dottoressa Ariela Benigni, Segretario scientifico e coordinatore delle ricerche delle sedi di Bergamo e Ranica dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri – IRCCS, chiedendole tutte le informazioni.

Come si è giunti alla variante Delta?

SARS-CoV continua a replicarsi e può commettere errori: alcuni vengono corretti da una sorta di correttore di bozze del virus ma altri no e in questo caso emergono le varianti tra cui la Delta, che sta prevalendo. Tracciando una breve cronistoria, il virus di Wuhan è stato soppiantato da una prima mutazione – D614G – che si è diffusa in Europa e negli Stati Uniti. Le lettere D e G inserite nel suo nome si riferiscono a due mattoncini della proteina Spike e la dicitura indica che al pezzo D si è sostituito il G. Il numero 614, invece, è relativo alla posizione del mattoncino che è mutato. Da allora si sono verificate altre varianti che sono state denominate con le lettere dell’alfabeto greco. Tra queste troviamo la variante Delta, che originariamente veniva chiamata indiana.

In cosa si differenzia dalle altre?

Oltre alla mutazione originaria comporta altre piccole variazioni che ne aumentano l’infettività e ne promuovono la replicazione. Questa variante rende il Coronavirus più affine al recettore ACE2 – la porta d’entrata del virus nelle cellule – per questo risulta più contagiosa. Un recente studio in fase di pubblicazione ha dimostrato che in 62 soggetti che sono stati messi in quarantena dopo essere stati infettati con la variante Delta il virus era rilevabile 4 giorni dopo l’esposizione rispetto ad una media di 6 giorni rilevata in soggetti infettati con il ceppo virale originale. Ciò suggerisce che la variante Delta del virus si replica più velocemente. Inoltre gli individui infettati con la variante Delta avevano cariche virali più di 1000 volte superiori agli individui infettati con il virus originale. La combinazione di un alto numero di virus e un periodo di incubazione più breve possono spiegare l’alta e precoce trasmissibilità.

E cos’è la variante Delta Plus?

Si tratta di una sottovariante che ha le caratteristiche della Delta ma presenta anche una mutazione propria della variante Beta, quella africana. Questo connubio permette al virus di avere una maggior capacità di evadere la risposta immunitaria, cioè di fare in modo che gli anticorpi neutralizzanti non siano così efficaci. Per questo potrebbe essere più contagiosa e più resistente agli anticorpi, soprattutto a quelli monoclonali, ma al momento sono solo ipotesi: non ci sono ancora prove a riguardo.

I vaccini ci proteggono da queste varianti?

Per quanto riguarda la Delta Plus non ci sono ancora dati in merito, mentre per la Delta si è riscontrata una protezione elevata con la vaccinazione completa di due dosi. Le percentuali relative all’efficacia variano in relazione agli studi effettuati ma tutti evidenziano una buona copertura verso la possibilità di contrarre la malattia e una riduzione altissima del rischio di averla in forma grave. È necessario, quindi, procedere alla vaccinazione di tutti gli over 60 perchè ci sono ancora molti individui non ancora vaccinati.

Per concludere, sarà necessario procedere alla somministrazione della terza dose dei vaccini?

Al momento non ci sono ancora evidenze scientifiche o indicazioni a riguardo. Si potrebbe pensare che per valutare l’utilità della terza dose sia necessario controllare la presenza di anticorpi e qualora non ci siano più o abbiano valori bassi si possa procedere. Ma non è così semplice perchè l’immunità è un processo molto più complesso.

Ci spieghi

In questo processo non sono coinvolti solo gli anticorpi ma anche le cellule della memoria che, se sollecitate, potrebbero produrli ma è difficile valutare con metodi semplici e attuabili su larga scala quante ne abbia ciascun individuo vaccinato. La terza dose potrebbe essere confinata a categorie fragili di pazienti come i malati oncologici, i trapiantati, chi fa dialisi o chi prende farmaci che deprimono il sistema immune cioè gli immunosoppressori. Per il momento cerchiamo di assicurare che la maggior parte della popolazione riceva due dosi, in autunno ne riparleremo.

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