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Covid, le differenze tra vaccinati e non: tutti i dati italiani su morte, ospedalizzazione e contagio - BergamoNews
Il report

Covid, le differenze tra vaccinati e non: tutti i dati italiani su morte, ospedalizzazione e contagio

Nell'ultimo bollettino della sorveglianza integrata COVID-19 redatto dall'Istituto Superiore di Sanità emerge chiaramente come nei cittadini con ciclo completo la protezione da ricoveri e decessi sia rispettivamente del 94,6 e del 95,8%.

Dagli ultimi dati pubblicati nel bollettino della sorveglianza integrata COVID-19 redatto dall’Istituto Superiore di Sanità emerge una tendenza: l’impatto della pandemia in Italia sta prendendo chiaramente due direzioni, una per i vaccinati e una per chi ha deciso di non aderire (o al momento non è nelle condizioni per farlo) alla campagna vaccinale.

È lo stesso ISS a ribadirlo: “Si  osserva come la percentuale dei casi tra i vaccinati sia largamente inferiore alla percentuale dei casi tra i non vaccinati. Se i vaccini non fossero efficaci nel ridurre il rischio di infezione, non si osserverebbero differenze nel numero di casi tra vaccinati e non vaccinati. Le differenze osservate dimostrano che i vaccini sono efficaci nel ridurre il rischio di infezione, di ospedalizzazione, di ingresso in terapia intensiva e di decesso”.

Differenze che sono ancora più evidenti quando i dati vengono suddivisi per fascia di età: negli ultimi 30 giorni (aggiornamento al 14 luglio) nei cittadini con più di 80 anni il 36% delle diagnosi di SARS-COV-2, il 50% delle ospedalizzazioni, l’81% dei ricoveri in terapia intensiva e il 66% dei decessi sono avvenuti tra coloro che non hanno ricevuto alcuna dose di vaccino e che rappresentano il 9,5% della popolazione in questa fascia d’età.

“L’efficacia complessiva della vaccinazione, aggiustata per età – si legge nel report – è pari a 71,3% (IC95%: 71,0%-71,7%) nel prevenire l’infezione in vaccinati con ciclo incompleto e superiore all’88% per i vaccinati con ciclo completo (88,5%, IC95%: 88,3%-88,7%). L’efficacia nel prevenire l’ospedalizzazione, sale all’ 80,8% con ciclo incompleto (IC95%: 80,1%-81,6%) e al 94,6% con ciclo completo (IC95%: 94,3%-94,9%). L’efficacia nel prevenire i ricoveri in terapia intensiva è pari all’88,1% (IC95%: 86,3%-89,7%) con ciclo incompleto e a97,3% con ciclo completo (IC95%: 96,4%-98,0%). Infine, l’efficacia nel prevenire il decesso è pari a 79,0% (IC95%: 77,4-80,6%) con ciclo incompleto e a 95,8% con ciclo completo (IC95%: 95,3%- 96,3%). Queste stime non sono aggiustate per diversi fattori che potrebbero influire sul rischio di infezione/ricovero/morte e sulla probabilità di essere vaccinato (per esempio, categoria a rischio, comorbidità ecc.)”.

efficacia vaccini
efficacia vaccini
efficacia vaccini

Vengono dunque confermate la protezione maggiore degli immunizzati con ciclo completo, soprattutto nei confronti dei casi gravi di malattia, e la minore efficacia del vaccino per chi ha ricevuto solo una dose. Lo stesso vale per la protezione dal semplice contagio.

Anche le persone vaccinate, va ribadito, si possono contagiare: in percentuali basse, ma per loro è chiaro come il decorso della malattia finisce raramente per arrivare a una forma grave tale da richiedere l’ospedalizzazione.

Nel nostro Paese l’incidenza della variante Delta è ancora troppo recente per poter avere una risposta definitiva, ma la fotografia scattata dall’Istituto Superiore di Sanità fornisce già elementi consolidati.

Il primo è quello che abbiamo appena visto, relativo a ospedalizzazioni, ricoveri in terapia intensiva e morti rapportate ai cittadini vaccinati; il secondo è l’abbassamento dell’età media dei contagiati (29 anni), che nella maggior parte dei casi sono asintomatici: nelle ultime due settimane il 26,7% dei casi totali ha un’età inferiore a 19 anni, il 62,3% ha una età compresa tra 20 e 59 anni e il 11% ha un’età superiore a 60 anni.

Oltre ai dati italiani, ci sono anche quelli che arrivano da Gran Bretagna e Israele: in Uk i vaccinati a ciclo completo risultano coperti al 96% contro la variante Delta e al 93% contro Alfa (quella inglese), mentre chi ha ricevuto solo una delle due dosi presenta percentuali rispettivamente dell’80 e del 78%. Nonostante i picchi di contagi, i numeri degli ospedalizzati e dei morti stanno registrando aumenti molto contenuti.

In Israele il 57% della popolazione ha completato il ciclo vaccinale: la protezione di Pfizer contro il contagio da variante Delta è scesa al 64% (94% contro le altre), ma rispetto alla malattia grave il tasso di efficacia del vaccino contro i ricoveri è del 93% a giugno.

Anche negli Stati Uniti si viaggia sulla stessa lunghezza d’onda: secondo quanto riferito da Rochelle Walensky, Direttore del Centro per la prevenzione e il controllo delle malattie, il 97% delle persone ospedalizzate non è vaccinato, mentre gli Stati a più alto tasso di immunizzazione sono quelli che stanno registrando gli incrementi meno repentini dei casi.

 

 

 

 

 

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