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Ok dal Consiglio regionale lombardo alla richiesta di 6 referendum abrogativi sulla giustizia - BergamoNews
Il voto

Ok dal Consiglio regionale lombardo alla richiesta di 6 referendum abrogativi sulla giustizia

I quesiti riguardano legge Severino, custodia cautelare, separazione della carriera dei magistrati, equa valutazione dei magistrati, responsabilità diretta dei Magistrati e riforma del Consiglio Superiore della Magistratura

Via libera del Consiglio regionale lombardo alla presentazione della richiesta di sei referendum abrogativi sulla giustizia e in particolare sui seguenti argomenti:

legge Severino,

abusi sulla custodia cautelare,

separazione della carriera dei magistrati,

valutazione dei magistrati,

responsabilità diretta dei magistrati,

riforma del Consiglio superiore della Magistratura (CSM).

La richiesta del Consiglio si basa sull’articolo 75 della Costituzione e sulla possibilità che cinque Consigli regionali possano richiedere l’abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge.

Per l’approvazione è prevista la maggioranza assoluta dei voti (almeno 41 favorevoli).

Non ha partecipato al voto il PD, per il quale la strada maestra per una riforma della giustizia è il parlamento “perché – ha detto il capogruppo Fabio Pizzul – serve un ragionamento organico, organicità che questi referendum non offrono”.

Niente voto anche per il Movimento 5 Stelle (unica eccezione per il consigliere Luigi Piccirillo, che si è astenuto), che ha sottolineato attraverso il capogruppo Marco Fumagalli come la richiesta di referendum rappresenti “una forzatura fatta solo per fare propaganda politica a uno specifico partito politico e al suo capo”. Anche Niccolò Carretta del Gruppo Misto non ha partecipato al voto “perché riforme così importanti non si fanno con i referendum”.

Favorevole invece Viviana Beccalossi del Gruppo Misto che ha detto “che i referendum sono giusti perché pongono al Governo il problema della giustizia per essere risolto”.

Anche la relatrice del provvedimento Alessandra Cappellari (Presidente della Commissione Affari istituzionali, Lega) ha espresso soddisfazione per il via libera delle richieste referendarie, sottolineando che alla decisione della Lombardia e delle altre Regioni, che decideranno di approvare i quesiti, “si affianca l’opera di raccolta firme che prosegue senza sosta in tutto il Paese”.

Negli interventi di maggioranza Andrea Monti (Lega), Gianluca Comazzi (Forza Italia) e Luca del Gobbo (Noi con l’Italia), hanno sottolineato come i quesiti referendari siano uno stimolo per una riforma di una giustizia che elimini le storture e che tuteli gli amministratori, oggi penalizzati perché privati della presunzione d’innocenza.

A favore dei referendum anche Michele Usuelli di + Europa-Radicali che si è detto soddisfatto dell’approvazione dei quesiti: “ora – ha aggiunto – si faccia lo stesso per l’eutanasia legale”.

Il gruppo dei Fratelli d’Italia, come ha spiegato il capogruppo Franco Lucente, si è astenuto sui quesiti riguardanti l’abolizione della Severino e i limiti della custodia cautelare, mentre ha appoggiato gli altri quattro quesiti referendari “perché una riforma – ha detto – è urgente, come nel caso della responsabilità dei magistrati: come tutte le altre professioni anche i magistrati se sbagliano devono pagare il giusto indennizzo”.

Ecco nello specifico e in estrema sintesi cosa prevede la richiesta di referendum sui temi della giustizia.

Abolizione legge Severino

Più tutele per sindaci e amministratori. Viene eliminata l’intera legge, abolendo così l’automatismo e restituendo ai giudici la facoltà di decidere se applicare o meno l’interdizione dai pubblici uffici.

Limiti agli abusi della custodia cautelare. 

Per una giustizia giusta e un equo processo.

Separazione carriera dei Magistrati

I magistrati a inizio carriera dovranno scegliere la funzione giudicante o requirente.

Equa valutazione dei magistrati

I magistrati non possono essere controllati solo da altri magistrati.

Responsabilità diretta dei Magistrati

Con il sì al referendum si introduce la possibilità di poter chiamare direttamente in causa li magistrato: per responsabilizzare l’intero corpo e scongiurare abusi, azioni dolose o gravi negligenze.

Riforma del Consiglio superiore della Magistratura

Stop allo strapotere delle correnti. Con il sì al referendum chiunque si potrà candidare, mettendo così fine al condizionamento della politica sulla giustizia.

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