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Riforma della giustizia e non solo: i dietrofront degli “irriducibili” - BergamoNews
Lo sguardo di beppe

Riforma della giustizia e non solo: i dietrofront degli “irriducibili”

Ma la base, la gente, che cosa ha a che fare con questi giochini che a turno, alcuni partiti partiti inscenano?

Tutti vorremmo che la politica e i suoi rappresentanti discutessero, usando criteri di oggettività, il valore e l’applicabilità di un provvedimento di legge, steso nell’interesse generale. Purtroppo le leggi, spesso confezionate a uso e consumo di chi regge le sorti della nazione, sono stese con la massima attenzione ai numeri necessari a farle approvare.

Succede anche che un provvedimento venga proposto e approvato per gratificare categorie diverse di persone, al fine di provocare quel ritorno che si tradurrà, poi, in consenso elettorale.

Stante la constatazione che tutti i cosiddetti rappresentanti del popolo sono proposti e fatti eleggere dai vertici dei partiti, è tempo di verificare l’ipotesi se questo fatto non costituisca, di fatto, una realtà assai poco democratica, gestita dalle segreterie dei partiti stessi.

Il tasso di presenza nelle segreterie e l’aderenza totale alle direttive impartite dai leader costituiscono motivo di premio per i fedeli frequentatori di questi ambiti.

E non importa se colui che si fa eleggere abbia le caratteristiche culturali, professionali e la sensibilità richiesta da un compito di rappresentanza estremamente delicato, perché quel che conta è la fedeltà al simbolo, rappresentato dal segretario del partito.

Da tempo, memore dei tempi andati nei quali ero impegnato attivamente insieme ad altri amici in campo politico, sostengo che la morte delle sezioni dei partiti diffuse capillarmente sul territorio, ha di fatto chiuso i contatti con la base, con la gente che si vede piovere dall’alto i provvedimenti legislativi, frutto di accordi tra le differenti fazioni che costituiscono la maggioranza di turno.

Quel che conta sono i numeri per arrivare al traguardo dell’approvazione di un provvedimento. E non importa se fino a qualche ora prima i “non ci sto” erano proclamati come mantra, indicatori della convinta opposizione alla stesura di una legge riformata, dopo che era stata approvata da una maggioranza che, in quel momento, la condivideva e la reputava una buona scelta.

È palese l’allusione alla riforma della giustizia penale, approvata dal governo Conte e proposta dal mondo grillino al grido di “o questa o la morte”.

Ora nessuno più vuol morire, bensì mantenere la sua collocazione in parlamento.

Molti dei cosiddetti eletti, in caso di mancata riconferma, tornerebbero a essere degli emeriti signor nessuno, degli sconosciuti con il problema di trovarsi un’attività che permetta loro uno stile di vita al quale è difficile rinunciare.

Così vanno le cose e ancora una volta, la mediazione, parola di difficile interpretazione, riesce a mettere d’accordo quasi tutti, inclusa una buona fetta degli intransigenti. Insomma, il tiro alla fune delle varie componenti del parlamento è quel ridicolo tentativo di non far spostare il centro della corda dalla linea mediana e se proprio questo deve avvenire, bisogna far sì che lo scostamento sia minimale.

Tutti contenti o tutti, chi più chi meno, scontenti.

E così, gli eletti dalle segreterie, da anni si cimentano nell’ardua difesa del concetto di governo della nazione, letto come la capacità di legiferare senza che lo scontento delle parti blocchi un provvedimento.

Questo atteggiamento parlamentare riguarda anche altri provvedimenti importanti in fase di discussione sui quali anche il Vaticano esprime la sua legittima opinione, complicando ulteriormente l’iter del provvedimento. Sulla scorta di questa sollecitazione c’è chi sguazza alla grande per incrementare di qualche frazione percentuale il consenso, cercando di catturare l’attenzione ed il plauso dei cattolici.

Terminata l’esibizione di fede attestata dalla distribuzione delle corone o dal raccoglimento in una chiesa con fotografo al seguito, qualcuno afferma di voler dare una mano a Papa Francesco e alla Chiesa nella difesa delle loro ansie di discriminazione.

Ma la base, la gente, che cosa ha a che fare con questi giochini che a turno, alcuni partiti partiti inscenano?

Qualche amico sostiene che il ricorso al voto potrebbe darci una classe politica più attenta ai problemi sostanziali che affliggono le imprese e la gente, in questo frangente post pandemia.

Ma se non cambierà il criterio di scelta di chi ci dovrà rappresentare, superata la tensione della bagarre elettorale, tutto ripiomberà nell’assoluta bieca normalità ed il popolo, sempre invocato come sovrano, per l’ennesima volta si illuderà di aver eletto qualcuno che lo rappresenterà e che sarà attento alle istanze concrete di chi, ogni benedetto giorno, dovrà combattere con le necessità imposte dalla vita reale resa complicata anche da una tassazione stratosferica che tutti i governi affermano di voler diminuire mentre, al contrario, con ritocchi apparentemente irrilevanti, continua a lievitare.

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